Due grandi (e grossi) autori lanciano Dylan Dog in uno scenario apocalittico.

Padiglione Sergio Bonelli, in piazza Antelminelli. Scivolando tra le file di fan in una Lucca Comics And Games a tratti piovosa, a tratti luminosa, riusciamo ad arrivare dietro le quinte dello stand per fare qualche domanda agli autori dell’albo di Dylan Dog del mese di novembre, dal titolo “La fine dell’oscurità”. Distribuito in edicola e in fumetteria, in questo numero troviamo Dylan Dog alle prese con uno strano essere che sovrasta i cieli londinesi, sbucato fuori dopo che una misteriosa Luce ha inondato e ucciso centinaia di abitanti. Mauro Uzzeo (sceneggiatore) e Giorgio Santucci (disegnatore) spiccano imponenti sul tavolo per i firmacopie.

Grazie per la disponibilità! Raccontatemi com’è nata la vostra prima collaborazione sulle pagine di Dylan Dog.

Uzzeo: Dopo alcune presentazioni di soggetti semplici, con idee da una riga per Dylan Dog, a un certo punto mi viene in mente l’idea per una storia più complicata, più lunga.
Volevo parlare di un’apocalisse che nasce in modo scemo, un po’ come quando su L’ombra dello scorpione l’apocalisse nasce per colpa di un raffreddore. Un’apocalisse che nasce nell’era di oggi, quella dei social, dove la verità inizia a perdere forma e ognuno si trincera dentro la propria. Dylan Dog è horror e solitamente l’horror utilizza la realtà per raccontare un aspetto sociale in maniera più o meno manifesta. Il punto è che fin dall’inizio c’era la possibilità di avere al mio fianco Giorgio (Santucci ndr). Allora ho cercato fin da subito di averlo con me. Ho chiesto a Roberto (Recchioni ndr.)se poteva collaborare con me e lui mi ha risposto di sì. Poi ho cercato di cucire il più possibile la storia sui disegni di Giorgio, perché la cosa che mi intristisce di più del fumetto seriale è la mancanza di dialogo tra sceneggiatore e disegnatore. Per me è evidente che il fumetto è un ibrido del lavoro di due figure, quella del disegnatore e dello sceneggiatore.Infatti la mia idea di fumetto è simile a una partita di pallavolo: io alzo e il disegnatore schiaccia. Se succede il contrario, ovvero io che sovrasto il disegnatore e mi metto a scrivere troppo o io che scrivo la sceneggiatura senza sapere chi sia il disegnatore, alla fine rischia di uscire un fumetto che non è un granché.

Santucci: Aggiungo che appena ho letto la sceneggiatura, l’effetto è stato simile a un trip di lsd. Le scene mi sono scoppiate in testa come una visione, sono partite subito le visualizzazioni delle tavole. L’ho fatto subito come se fosse qualcosa di completamente mio.

Uzzeo: Una cosa che non gli ho mai detto: la mia sceneggiatura è nata proprio guardando i suoi lavori su Facebook, come il disegno sull’Ordine Universale. Vedi questa immagine?

Ci sono i fili, gli uomini come burattini… Innanzitutto ho voluto inserire la più grande distruzione di Londra che si sia mai vista in trent’anni di storia di DYD. Quando gli mandai le prime pagine della sceneggiatura, c’erano 20 pagine di distruzioni, istruzioni e references delle zone di Londra che doveva distruggere. Non solo lui poteva disegnare quello che voleva, ma quando ha messo a fuoco che non doveva fare fatica nel trovare la documentazione perché era già pronta, era talmente felice che ha mandato un inno al Signore!

Santucci: Beh, Mauro è un professionista! Infatti l’albo si è fatto da solo. Poi io ci ho messo del mio: io sono un Cthulista, quindi ci ho messo tutto quell’immaginario dentro, incluse simbologie pagane, corredato anche da un immaginario musicale black metal.

Uzzeo: Ah, aggiungo anche che la visualizzazione del dio è tutta farina del suo sacco. Io sulla sceneggiatura gli avevo scritto di una sorta di luce celestiale kirbyana. Un’essere enorme che appariva, senza capire se era buono o cattivo, però doveva avere assolutamente queste due mani enormi da cui uscivano i fili. Lui a un certo punto mi propone un’altra idea e mi invia uno sketch che corrisponde alla splash page dell’albo. Gli ho detto subito di sì!


In questo Dylan si vedono mutilazioni, smembramenti, morti di massa, ben diversi da un approccio horror-filosofico dei numeri recenti. C’è tanta crudezza. Qual è stato il tuo approccio a questo Dyd fuori e dentro dagli schemi?

Santucci: Sono stato molto fortunato e anche trattato bene. Ho fatto questo Dyd come se fosse un mio fumetto. C’era da disegnare una scena splatter? Io l’ho fatto senza mezzi termini. Temevo che in redazione mi censurassero qualcosa, invece non mi hanno toccato nulla. In Bonelli mi sono trovato benissimo. Ho fatto il sentimentale e ho distrutto palazzi e persone nel mio stile ed è stato pubblicato così. Ne sono contento.
Nonostante la sceneggiatura sia stata scritta tre anni fa, il mondo si è evoluto e con esso la coscienza delle proprie azioni in un mondo digitale. Come ha reagito il pubblico? Si è rivisto nella tua narrazione o no?

Uzzeo: All’inizio, visto che era una storia spinta da quel momento, ho rischiato che arrivasse fuori tempo massimo. Se usciva tre anni e mezzo fa avremmo passato chiunque. Adesso è facile dire “Ah, mi ricorda Black Mirror” o fare il parallelo con l’albo dei Paguri del mese scorso (“La fiamma”, n°373), quando quest’ultimo, per motivi di tempistiche ovvie, non ho avuto modo di leggerlo se non quando è uscito in edicola. In realtà mi sono reso conto anche di un po’ di cose, soprattutto in seguito alla violentissima reazione (sia positiva che negativa) delle persone su internet. Probabilmente se l’avessero pubblicato tre anni e mezzo fa non sarebbe un argomento mainstream e quindi non avrebbe capito in toto la storia. Oggi è una storia che arriva a tutti, prima sarebbe arrivato solo a una ristretta cerchia di persone. Le risposte che siamo avendo sono plurime: abbiamo fatto incazzare quelli del Family Day e avuto un articolo su “La Verità”. Loro pensano che la nostra storia vada contro la famiglia tradizionale: la cosa fa ridere, perché io stesso ho una famiglia tradizionale. Il punto è che non hanno letto la storia, perché se l’avessero letta avrebbero notato che questa è una storia sulle verità. Lo stesso Dylan sbaglia nel ritenere che esista una verità assoluta e sottovaluta quella che per un altro è la Verità. Ah, un altro aneddoto: queste persone mi hanno scritto che abbiamo raffigurato i manifestanti come se fossero Satana. In realtà sulla sceneggiatura avevo scritto che dovevano assomigliare a Pierfrancesco Favino. A quanto pare sono usciti un po’ demoniaci! (entrambi ridono).

Durante le giornate del Lucca Comics And Games molti lettori sono venuti allo stand Bonelli anche a dare il loro feedback. Che differenza c’è tra questi commenti e quelli degli utenti web?

Uzzeo: C’è una differenza abissale! Molte volte nei social troviamo anche quelli che non leggono più Dylan Dog dal numero 100.

Santucci: Io mi ritengo fortunato! Mi arrivano i complimenti per i disegni, poi per le polemiche rimando tutti allo sceneggiatore. (ride)
Quale sarebbe la colonna sonora ideale per “La fine dell’oscurità”?

Santucci: Sicuramente gli Emperor! Anche i primi Mayhem andrebbero molto bene. Ci vuole quel bel metal apocalittico; quando sfogli l’albo, vedi la cupezza, la potenza che ricordano il black metal.

Uzzeo: C’è un aneddoto musicale legato a questo albo. Tutto il senso di questa storia è racchiuso nella canzone God di John Lennon, che consiste in un lungo elenco di cose che ha smesso di credere. Alla fine della canzone, lui afferma di credere in se stesso e nella donna che ama: proprio lì c’è Dio. Cambiando il termine “Dio” con “Verità”, si trova il senso della storia di questo albo.

Pensate di collaborare di nuovo insieme in futuro?

Santucci: Magari!
Uzzeo: Sì, sicuro. Già collaboreremo stasera andandoci a mangiare insieme una chianina… (ridono)

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