Non sono un Dio…

Dopo l’episodio della scorsa settimana che aveva visto protagonisti parallelamente J’onn J’onnz e la coppia Maggie/Alex – la nostra recensione qui – con questo quarto episodio intitolato The Faithful l’attenzione ritorna tutta su Supergirl ancor di più che su Kara.

L’eroina infatti si troverà a fronteggiare un culto che la venera ed il suo delirante leader Coville e che porterà i suoi adepti anche a gesti estremi e pericolosi pur di affermare la propria fede.

L’episodio quindi si interroga sul confine che passa da ammirazione ad adorazione e da adorazione a fanatismo e riesce, concentrandosi esclusiva su Kara, riesce benissimo a rendere il senso di straniamento che l’essere venerati come un Dio può causare. E’ un conflitto intimo e personale quello che vive Supergirl esplicato benissimo nel dialogo con un James Olsen, mai così utile e finalmente libero dalla zavorra della forza identità di Guardian, sul ruolo della fede e sull’impatto che l’arrivo dei due kryptoniani ha avuto sull’umanità.

E’ un tema classico della mitologia più o meno recente di Superman e di riflesso di Supergirl – anche Zack Snyder nei suoi film lo aveva scalfito con più successo in Man of Steel che Batman v Superman ad onor del vero – ma qui è tratto con sorprendente profondità e chiarezza.

L’episodio ci fornisce uno dei primi veri villain credibili della serie, il leader del culto Coville, legato alla “genesi” di Supergirl ed al primo episodio della prima stagione. Coville è credibile perché le sue motivazioni sono chiare, seppur alla fine non condivisibili per gli strumenti scelti per affermare il proprio credo, ed una minaccia che trascende il piano puramente fisico – vero segreto per costruire una storia con protagonista Supergirl che coinvolga davvero.

L’idea del culto come facilmente intuibile è legata a Krypton e ad un misterioso artefatto ritrovato proprio da Coville e trasformato in un bomba pronta ad esplodere nei sotterranei di uno stadio gremito di spettatori, Supergirl riuscirà ovviamente a salvare National City ma a giudicare dal finale ha innescato una serie di eventi che accelereranno la comparsa di Reign e non solo forse…

Molto buona l’interpretazione di Melissa Benoist che sembra trovarsi particolarmente a suo agio con una versione meno forzatamente simpatica del personaggio e più riflessiva anche se non necessariamente piagnucolosa, ottima invece quella di Odette Annable che continua la costruzione, credibilissima fino a questo momento, del suo personaggio Samantha Arias che si avvicina sempre di più alla metamorfosi nella villain Reign.

Continua invece la banalizzazione della fine della storia fra Maggie e Alex: avevamo già capito che il motivo della rottura sarebbe stato il disaccordo sulla futura possibilità di avere figli quindi perché non affrontare di petto ed in maniera matura la questione anziché girarci intorno con non-detti e scene melodrammatiche stucchevoli? La freschezza con cui si era affrontato il coming out di Alex sta inesorabilmente appassendo…

The Faithful gioca sul sicuro con un tema classico della mitologia supermaniana –  a dimostrazione ancora una volta di come attingere delle fonti non è poi così sbagliato o monotono – offrendo anche un “villain” credibile ma pecca quando decide di accentuare, senza apparente motivo nell’economia dell’episodio, sul drama tout-court appesantendo il finale dell’episodio; in definitiva comunque la serie sembra aver imboccato una strada ben precisa ed un filo conduttore che per quanto possa apparire scontato potrebbe fornire solide basi per lo sviluppo della stagione.

telegra_promo_mangaforever_2