The Walking Dead: il centesimo episodio | Recensione

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Con la premiere dell’ottava stagione, The Walking Dead raggiunge lo storico traguardo dei cento episodi e si apre ad inediti scenari futuri.

Ormai da qualche anno claudicante come gli zombi che la popolano, la serie survival-horror di AMC tratta dal celebre fumetto Image firmato Robert Kirkman ritorna in onda con l’ottava stagione, il cui primo episodio (Possa la mia misericordia prevalere sulla mia ira; più semplicemente Mercy, in originale) ha l’onore e l’onere di soffiare via le cento candeline.

Ebbene si. The Walking Dead è arrivato allo storico traguardo dei cento episodi, e per festeggiare Greg Nicotero e Scott Gimple (rispettivamente regista e sceneggiatore della puntata) hanno deciso di strafare, con una narrazione stratificata su diverse linee temporali in stile Dunkirk (tra l’altro, nella colonna sonora della puntata è stato inserito il suono di un ticchettio d’orologio) nelle quali assistiamo alle diverse fasi della guerra che Rick Grimes e i suoi compagni hanno deciso di scatenare contro Negan e i Salvatori.

Passato, presente e anche diversi futuri (uno in cui un Rick in lacrime sembra sul punto di perdere la guerra, un altro, ancora più remoto, in cui la guerra sembra finalmente vinta e un Rick zoppicante e canuto può godersi una vita di pace) si avvicendano nel corso dei 55 minuti dell’episodio, che avrebbe meritato maggior epicità (magari anche un maggior minutaggio) e che invece non si discosta minimamente dalle atmosfere soporifere alle quali la serie ci ha abituati da un po’ di anni a questa parte, con una sceneggiatura piuttosto fiacca che mostra tanto ma non ingrana mai, i cui punti chiave spesso e volentieri si rivelano essere insensatezze al limite del ridicolo.

La guerra è cominciata. Il regno di Negan deve assolutamente finire e dopo gli eventi della scorsa stagione, Possa la mia misericordia prevalere sulla mia ira riparte in medias res, con tutti i nostri beniamini decisi a fare ciò che dev’essere fatto. Rick, Maggie, Ezekiel, Dwight, Jesus, Daryl, Morgan, Carol, padre Gabriel: tutti loro sono pronti ad uccidere Negan una volta per tutte, e nonostante la riuscita di un piano estremamente (ed inutilmente) complesso – per giunta messo in scena non proprio in maniera eccezionale – in grado di mettere alle strette il leader dei Salvatori, nessuno riesce nell’intento prefissato perché nessuno tenta realmente di uccidere Negan, neppure quando Negan è a distanza di tiro.

Ci sono esplosioni, vaganti, uccisioni, sparatorie, accoltellamenti, impalamenti, eppure tutto sembra incredibilmente e colpevolmente fiacco, privo di pathos e astratto. Vengono posti tantissimi interrogativi, i più importanti dei quali sono sicuramente due: le scene del Rick invecchiato sono frutto di una fantasia, di un sogno utopistico (come farebbe intendere la fotografia luminosissima, quasi eterea) oppure si tratta di veri flashforward? E ancora, nei prossimi episodi la timeline resterà frammentata (per non dire confusionaria) così che di volta in volta avremo a disposizioni nuovi indizi per comprendere ciò che stiamo vedendo, oppure si tornerà ad una narrazione più lineare che rimandi tutte le risposte agli episodi finali?

Non resta che aspettare. Per ora, l’unica cosa certa è che si poteva fare molto di più.

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