18 Days: il fantasy induista di Grant Morrison | Recensione

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Arriva in un’edizione targata ManFont, 18 Days: la reinterpretazione di Grant Morrison del poema della religione induista Mahabharata, in chiave fantascientifica e fantasy, che racconta la ciclica guerra tra Bene e Male (in questo caso tra le due famiglie cugine dei Pandava e dei Kaurava).

Più di cinque anni fa aveva già visto tra gli scaffali italiani 18 Days come artbook edito da Rizzoli. L’opera sceneggiata da Grant Morrison, che volle fare del testo religioso induista Mahabharata un esperimento tra diversi medium: non solo fumetto, ma anche motion comic e un video game sbarcherà a novembre 2017 (in occasione di Lucca Comics & Games) sotto l’egida della ManFont, per rilanciarsi come casa editrice, stampa l’opera completa di Morrison (pubblicata nel mercato anglosassone da Graphic India) all’interno della collana MF Project.

Ma chi è il team creatore di 18 Days? Grant Morrison (Batman: Arkham Asylum, Doom Patrol, The Invisibles) non ha bisogno di presentazioni. Lo sceneggiatore scozzese si è avvalso della collaborazione di Gotham Chopra e di Sharad Devarajan ai testi, mentre invece ad illustrare questa moderna versione del Mahabharata è l’artista indiano Jeevan Kang, affiancato dall’italianissimo Francesco Biagini.

Ma cosa si trovano davanti i lettori di 18 Days, specialmente quelli che non sanno nulla della religione induista e dei suoi testi sacri? Un fantasy fantascientifico, in poche parole, basato su una classica guerra tra il Bene, rappresentato dai Pandava, e il Male, simboleggiato dai Kaurava: i due clan, imparentati tra loro, combattono per generazioni sul finire della Terza Era, l’ultima prima della corruzione completa dell’umanità (secondo il ciclo continuo tra le Età dell’Oro, dell’Argento, del Rame e del Ferro). Veri e propri mezzi-dei, sono affiancati nella guerra dalle divinità che venerano, tra cui il ben noto Krishna (che, però, ha giurato di non partecipare attivamente alla violenza dei combattimenti).

Il lettore medio si ritrova sicuramente spiazzato di fronte a tanti personaggi con un ricco background, di cui conosce poco o nulla: la mitologia induista, infatti, non ha di certo la stessa diffusione di quella greca o nordica, almeno in Occidente. Tuttavia, la trama si mostra comunque semplice: due schieramenti opposti che si combattono in quella che probabilmente sarà un’ultima grande battaglia. Ma è abbastanza per appassionare il lettore?

Sicuramente la massima attrattiva di 18 Days non è la sceneggiatura, o comunque lo script, ma le illustrazioni di Jeevan Kang e la sua interpretazione grafica dei personaggi e del loro abbigliamento, in particolare armi e armature: nello sfogliare il volume, non si può non pensare alla Asgard di Jack Kirby e al modo in cui studiò la mitologia nordica in chiave fantascientifica.

Ciononostante, per il lettore può essere difficile entrare nella storia: l’introduzione (sullo stile del primo film de Il Signore degli Anelli) fa il suo dovere, ma dopo poche pagine ritrovarsi disorientati è comprensibile. La sceneggiatura di Morrison si limita ad accompagnare debolmente le ricche e colorate illustrazioni di Kang.

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