Prometheus: Omega – Fire and Stone | Recensione in anteprima

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L’ultimo volume della serie ricongiunge molti dei personaggi visti durante le quattro uscite precedenti. Una storia nella quale la lotta per la sopravvivenza si trasformerà in una ricerca esistenziale.

Ci siamo. Eccoci giunti all’ultimo capitolo della serie Fire and Stone, che unisce gli universi narrativi di Alien, Prometheus e Predator. L’obiettivo non era dei più semplici, ma sicuramente era suggestivo e degno di un’operazione creativa di questo genere.

Nei numeri precedenti di Fire and Stone avevamo riscontrato qualche difficoltà nel riuscire ad amalgamare i concetti ed i personaggi dal piglio filosofico di Prometheus, con xenomorfi e Yautja più adatti ad un contesto survival ed action. Omega – Fire and Stone rappresenta sotto questo punto di vista una chiusura capace di creare un’amalgama coerente e suggestiva, che unisce un po’ tutti i personaggi visti nei capitoli precedenti.

Ma andiamo con ordine: così come si era chiuso Predator – Fire and Stone ci troviamo sul Pianeta LV-223 sul quale Galgo ed una parte dell’equipaggio sono rimasti isolati senza possibilità di poter andare via. Ad accompagnarli c’è Achab, uno Yautja divenuto un vero e proprio “buddy” del gruppo e che dà l’idea di essere una sorta di Chewbecca della storia – ed il parallelo con Star Wars non sarà solo questo.

La lotta per la sopravvivenza di Galgo e dei suoi compagni di equipaggio all’interno di un pianeta pieno di xenomorfi e forme di vita ostili cambierà non appena una strana navicella atterrerà su LV-223, dentro la quale ritroveremo un personaggio che credevamo ormai perduto: l’androide Elden.

Omega – Fire and Stone rappresenta una sorta di chiusura del cerchio, anche se fatta nel modo più inaspettato. Ciò che aveva spinto l’equipaggio ad atterrare sul pianeta LV-223, quello stesso desiderio di ricerca delle risposte porterà a dei risultati del tutto imprevisti. Se siete alla ricerca di reali spiegazioni e possibili soluzioni il fumetto vi deluderà un po’ perché la storia di per sé non avrà una chiusura totale, anzi sotto quel punto di vista il finale sarà aperto. Ciò che Galgo, Angela ed il resto della compagnia troveranno su LV-223 saranno delle risposte puramente esistenziali che daranno comunque un senso al loro stesso viaggio.

L’obiettivo di Fire and Stone era quello di riuscire a unire personaggi e temi di tre franchise così vicini ma allo stesso tempo così lontani. La chiusura di Omega – Fire and Stone riesce a saziare quel lato esistenzialista che proviene dall’universo narrativo di Prometheus, che nel precedente numero era stato un po’ messo da parte per dare più spazio alla sfaccettatura action tipica di Predator e di Alien.

Molto divertente e anomala inoltre risulta essere l’unione tra androidi, Yautja e umani, messi insieme per sopravvivere e per trovare risposte con la sensazione ad un certo punto di trovarci davanti all’equipaggio della Millennium Falcon, il che non risulterà così strano.

Insomma un ultimo capitolo divertente, arricchito da disegni e colori realizzati  da Augustin Alessio con uno stile pittorico capace di valere il prezzo dell’acquisto. Purtroppo Omega – Fire and Stone dura solo 50 pagine, seguite da un’appendice intitolata Aliens: Rapporto Operativo, ambientata all’interno del film Aliens: Scontro Finale che crea una connessione con la stessa serie Fire and Stone.

Il resto del volume è costituito da un apparato editoriale molto curato ed arricchito da una lunga postfazione nella quale viene raccontata la genesi e lo sviluppo del progetto. E’ curioso infatti sapere che Fire and Stone dopo parecchi mesi di lavoro di sceneggiatura e con diverse tavole già pronte venne sconvolto nel 2014 da una lettera della Fox, la quale chiedeva di cambiare l’intero soggetto perché non coerente con la sceneggiatura del seguito di Prometheus, che si sarebbe poi intitolato Alien Covenant.

Questo particolare ci permette di capire anche perché Fire and Stone non è una ciambella uscita con un buco perfetto, e per certi versi più che dare delle reali spiegazioni e arricchire la storia dei tre universi narrativi rappresenta una sorta di vetrina, ben fatta, ma pur sempre una vetrina.

In chiusura Fire and Stone, lanciata in Italia lo scorso maggio proprio in occasione dell’uscita di Alien Covenant, è una storia godibile, con alcuni numeri disegnati ottimamente (come il precedente Predator e l’attuale Omega), alcuni altri con disegni meno azzeccati (il primo numero Prometheus), e con una storia di base che tra alti e bassi ci fornisce comunque cinque numeri godibili e divertenti da leggere, nei quali troveremo un po’ di tutto ciò che cerchiamo dai tre universi narrativi di Prometheus, Alien e Predator.

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