Cosa succede nella mente di chi legge “Il Piccolo Principe” da adulto? Ce lo dice Adelmo Monachese nel suo “Attentato al Piccolo Principe”.

Adelmo Monachese è uno dei tanti autori dei collettivi satirici di Lercio e di AcidoLattico. Oltre ad aver partecipato alla scrittura di alcuni libri legati a queste due realtà, Monachese è anche autore di due libri scritti completamente da lui, ovvero “I Cuochi TV Sono Puttane”, del 2015, e il più recente “Attentato al Piccolo Principe”.

Proprio su questo divertente testo abbiamo incentrato l’intervista che segue, analizzando insieme al suo più che disponibile autore un po’ più da vicino il suo lavoro più recente.

1. Innanzitutto, grazie per il tuo tempo e per aver trascritto i numeri romani che indicano i capitoli del tuo libro anche in numeri arabi.

Nel mio piccolo mi impegno per l’integrazione multiculturale.

2. Partiamo con una breve analisi tecnica del tuo “Attentato al Piccolo Principe”: il testo è scritto molto bene, con un buon controllo della struttura di periodi anche complessi. Se si esclude uno scarso impiego delle virgole, direi che è davvero un buon lavoro: hai un ghost writer?

Grazie per il “buon lavoro”, un complimento che mi prendo al 100% non avvalendomi di nessun ghost writer, non sono ancora così famoso, né così sfaticato. È necessario però un ringraziamento a Sara Saffi che ne ha curato l’editing per conto di Les Flaneurs edizioni. Per quanto riguarda lo scarso impiego delle virgole (aspetto al quale aggiungerei l’utilizzo di una coniugazione verbale spesso semplificata a discapito di quella corretta) è stata una scelta consapevole per conservare l’impostazione e la sintassi originaria de Il Piccolo Principe di de Saint-Exupéry. Questo per sottolineare ulteriormente che uno dei libri più diffusi al mondo è un libro per menti… semplici.

3. Come mai la reazione degli adulti alla lettura del libro incriminato è diversa da quella dei fanciulli?

Credo che sia perché il Piccolo Principe è un libro sulla perdita dell’infanzia, parla degli e agli adulti che hanno perso il proprio “bambino interiore”. I bambini invece non prendono ancora in considerazione questa complicanza a cui ti porta la vita in età adulta. Per questo sostengo che non sia una lettura per l’infanzia. E non sono il solo, lo sostengono anche professionisti della letteratura per ragazzi e librai.

4. Ti piacciono i tatuaggi che rappresentano delle rose?

Vuoi farmi un regalo?

5. Ho notato in seconda di copertina una supercazzola creata unendo diversi modi di dire che mi ha ricordato “Carro” di Elio e Le Storie Tese, come anche la storpiatura del cognome di Antoine de Saint-Exupéry, un po’ alla Excansitur… Excansibur… vabbè, quella: a chi e cosa si ispira il tuo stile comico?

Sul retrocopertina il gioco con il cognome difficilmente pronunciabile di de Saint-Exupéry è un omaggio alla famosa scena del film SuperFantozzi in cui il personaggio di Paolo Villaggio non riusciva a pronunciare correttamente il nome della spada Excalibur. Ecco, Villaggio sicuramente è una fonte di grande divertimento e ispirazione per me, ma al di là del gusto personale, cerco di maneggiare quante più tecniche umoristiche possibile.

6. Hai scelto come protagonista Matthew McConaughey perché la vita è ingiusta e River Phoenix è morto?

La giustizia mancata o compiuta della vita è solo un parere che cambia da persona a persona, e la stessa persona può darti risposte diverse in base al momento della vita che sta attraversando. Prova a rivolgere la stessa domanda a Matthew McConaughey o a Joaquin Phoenix.

7. Nel tuo libro, Rustin Cohle/Matthew McConaughey è alla ricerca della sua amata, la dottoressa che lo tiene in cura nella clinica per V.I.P. da cui è scappato; la poveretta è un’altra vittima del famigerato libro: credi che ci sia speranza che queste persone rinsaviscano? Il tuo libro è una cura? Se sì, quante volte al giorno va assunto?

Il mio libro non funge da cura. È una terapia del dolore.

8. Il tuo lavoro è ricco di riferimenti a fatti di cronaca come i palazzinari che trovano divertenti i terremoti, come anche di riferimenti a film, telefilm e quant’altro, alcune volte sottili, il che dimostra una certa ricercatezza nel tuo stile che apprezzo davvero molto: se ti va puoi rispondere, anche se questa non è una domanda.

Fai quello che devi, accada ciò che può.
(Luca Mora, mezzala e capitano della Spal, citando Kant)

9. Quando i due protagonisti della tua storia si recano nella clinica da cui Matthew è scappato, incontrano vari personaggi che vengono descritti, ma di cui non viene menzionato il nome: lo hai fatto per stimolare la memoria e il ragionamento dei tuoi lettori o per evitare denunce?

Il tentativo è stato quello di creare una divertente “caccia al personaggio”. Le denunce non cerco di evitarle, anzi. A livello di marketing editoriale, ricevere una denuncia per il contenuto di un libro rappresenta una vera e propria manna dal cielo. Una querela, ad esempio, fa impennare le vendite più di un premio letterario. Infatti il mio editore mi augura di ricevere denunce o, meglio ancora secondo lui, minacce di morte.

10. Mi piace il fatto che tu abbia reso La Volpe un consigliere comunale corrotto che, a sua volta, riesce a corrompere perfino Cohle: come mai hai fatto questa scelta? Ti hanno corrotto?

In quanto autore mi sento più corruttore che corrotto.

11. Nel tuo “Attentato” parli anche di uso e abuso di sostanze stupefacenti, psicotrope e farmaci vari: quali hai usato durante la stesura del tuo libro?

La solitudine. Il miglior stimolo per la creatività.

12. Ti confesso che sono fra quelli che hanno letto il famigerato libro da adulta, e l’ho trovato a dir poco puerile e scollegato dalla realtà, un testo che rappresenta valori fittizi che, superati i 10 anni di età, rivelano inevitabilmente la loro fallacia: cosa credi che affascini bambini e adulti così tanto di un libro come questo?

I bambini sono affascinati da tutto, è normale, e fortunatamente è ancora così. Ma secondo me gli adulti che rimangono fermi al Piccolo Principe sia a livello letterario che etico e morale hanno più di qualche problemino. Si può continuare ad apprezzare ed amare il Piccolo Principe continuando ad evolversi, come lettori e come persone.

13. La lettura del tuo “Attentato al Piccolo Principe” è stata per me infinitamente più piacevole di quella del testo originale, infatti ora ho l’irrefrenabile impulso di tatuarmi Leonardo di Caprio vestito da astronauta come in Interstellar con sotto la scritta: “Hollywood può avere solo un grande attore biondo per ogni generazione”: ti piace l’idea?

Mi stai facendo sorgere il dubbio che la lettura della mia parodia crei più danni della lettura dell’opera di riferimento.

14. So che sei in tour promozionale, come una vera rock star: quali date sono previste al momento, e quali altre hai in programma? Sarei felice di andare a cercare Cohle sul Lungomare di Bari insieme a te, magari ci facciamo di barbiturici sciolti nella Peroni ghiacciata. Ma se ci beccano la roba è tua, ok?

Allora ti aspetto alla libreria Laterza di Bari il 19 Ottobre. Però tu nel frattempo lascia stare il mio libro, ok? Non ti voglio avere sulla coscienza.

15. Che ne dici, infine, di un saluto speciale per tutti i lettori di MangaForever, finché sei ancora lucido?

Ciao lettori di MangaForever, unitevi a me nella lotta impari contro l’esercito dei lobotomizzati dal Piccolo Principe!

16. Argomento a piacere, detesto i numeri pari e mi sto sforzando di farmeli piacere.

L’illustrazione di copertina di Attentato al Piccolo Principe è un’opera di Lorenzo Tomacelli intitolata Due visioni del mondo ed è stata selezionata per Scopertine, la rubrica de il venerdì di la Repubblica dedicata alle più belle copertine dei libri in uscita.

A dicembre invece andrà in scena l’adattamento teatrale del libro curato da me e dalla Piccola Compagnia Impertinente di Foggia.

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