“6 Buone ragioni per fare fumetti?” per David Lloyd, Jiro Taniguchi, Jeff Smith, Baru, Craigh Thompson, e Giacomo Monti

Domenica 30 ottobre a Lucca Comics and Games 2011 si è verificato un piccolo evento, nel corso della bella iniziativa “Comics Talks”, curata da Matteo Stefanelli e giunta ormai alla sesta edizione, si sono trovati riuniti a parlare di fumetto autori del calibro di: Baru (“Autostrada del Sole”; “Gli Anni dello Sputnik”; “L’arrabbiato”), David Lloyd (“V per Vendetta”; “Kickback”), Giacomo Monti (“Nessuno Mi Farà del Male”), Jeff Smith (“Bone”; “Rasl”; “Shazam: La Società dei Mostri”), Jiro Taniguchi (“Al Tempo di Papà”; “In una Lontana Città”; “L’uomo che Cammina”), Craig Thompson (“Blankets”; “Addio, Chunky Rice”; “Habibi”).

 

Immagine fornita da un motore di ricerca

La domanda rivolta ad ognuno di loro è stata: “Perchè fare fumetti?”, di seguito vi riportiamo le risposte degli autori (a scanso di equivoci segnalo che non si tratta della trascrizione parola per parola di quanto detto dagli autori ma di una rielaborazione della forma degli interventi al solo scopo di renderla più adatta alla forma scritta).

Lloyd: “A 12 anni ho iniziato ad appassionarmi seriamente al fumetto, scoprendo piano piano una sorta di talento naturale, più tardi, quando ho scoperto che si poteva vivere di fumetto, ho fatto di tutto per riuscirci. Non mi interessava altro che disegnare, non importava cosa o dove. Sono finito sul fumetto perchè nella grafica mi sono preso un sacco di rifiuti e una volta cominciato ho capito che quella era la mia strada, la mia vocazione.”

Taniguchi: “Da piccolo mi piaceva disegnare e leggere manga, dopo le superiori, però, sono diventato impiegato, ma non mi sentivo nel mio mondo. Dopo qualche tempo ho trovato posto come assistente di un mangaka, era un lavoro molto duro ma in cui mi sentivo libero ed è lì che ho appreso i fondamenti del fare fumetto come professione.”

Thompson: “La mia era una famiglia di lavoratori, molto religiosa, in casa erano proibite la tv, un certo tipo di musica, ecc, però non mancava mai il giornale della domenica con le strip comiche. I fumetti, poichè erano considerati una forma d’arte per bambini, erano tollerati. Io sono cresciuto con il fumetto e l’ho visto crescere insieme a me, raggiungendo orizzonti ed evoluzioni inimmaginabili. Credo che uno dei punti di forza del fumetto sia proprio la sua struttura fatta di una combinazione di scrittura ed immagini, struttura molto simile a quella del pensiero umano e che permette infinite sperimentazioni in ogni direzione. Altre forme d’arte, invece, mi sembrano ormai aver detto tutto e trovarsi in crisi di contenuti.”

Baru: “Io sono arrivato al fumetto per caso, alla fine degli anni ’60 ero impegnato in attività di contestazione politica e sociale e sentivo l’esigenza di trovare uno strumento che mi desse la parola, quello strumento l’ho trovato nel fumetto. In quel periodo in Europa c’è stata un’esplosione di un certo modo di intendere il fumetto e a me quello sembrava un mezzo semplice per esprimersi, in realtà poi mi sono reso conto di non essere sufficientemente preparato ed ho dovuto imparare il mestiere.”

Smith: “I fumetti sono stati il mio modo per conoscere il mondo, ad esempio i “Peanuts” che con pochi tratti, un cerchio e due puntini facevano una faccia, riuscivano ad esprimere al meglio tutte le emozioni e le sensazioni del mondo dei bambini, o “Dick Tracy” e “Mad” mi spiegavano il mondo degli adulti e la loro stupidità, raccontando davvero la realtà, non come la tv o i film. Nella vita non avrei saputo fare altro: o i fumetti o McDonald!”

Monti: “Anch’io sono arrivato al fumetto per caso, il fumetto però non mi interessa, non ne leggo molto, trovo invece che ci si dovrebbe chiedere perchè in Italia non si può vivere col fumetto. Ciò costringe gli autori a smettere, anche io ho dovuto farlo e me ne dispiaccio perchè avrei talento nel farlo. Anche chi lo legge non lo valorizza perchè sul mercato ci sono troppe stronzate e chi merita non ha il giusto spazio. A livello istituzionale non c’è alcun sostegno, così come accade per tutto il settore della cultura purtroppo. Il fumetto era la forma che più si adattava alle mie caratteristiche, quando ho iniziato a scrivere le mie storie mi sono reso conto che mi veniva da disegnarle e alla fine la storia è diventata un racconto per immagini.”

Dopo l’intervento di Monti cambia quindi la domanda e il focus si concentra sulle difficoltà legate alla propria esperienza nel campo del fumetto.

Thompson: “Il peggior momento nel mio rapporto col fumetto l’ho vissuto quando le mie mani hanno smesso di funzionare a causa di una malattia. In quel periodo ho dovuto accantonare il lavoro per dedicarmi alla cura, avvicinandomi a delle discipline mediche orientali ho capito che non sono in grado di scindere il mio “Sè” dal fumetto, il fumetto è una parte del mio Essere ed è attraverso di esso che mi esprimo. Prima della malattia lavoravo senza sosta, quasi 24 ore su 24, sette giorni su sette, poichè essa è arrivata quando iniziavo a vivere grazie al fare fumetti mi ha permesso di rallentare e di potermi dare un ritmo, come se stessi facendo un lavoro fisso. Come in una maratona ho capito che era necessario prendere un ritmo e non fare scatti continui, perdendo tutto quello che può dare la vita.”

Lloyd: “Trovo sia interessante sottolineare quanto negativa sia la reputazione del fumetto come mezzo narrativo e dell’intero sistema che gli ruota intorno. Tutti noi (si riferisce ai colleghi presenti) veniamo da esperienze e contesti diversi, Baru viene dalla Francia dove la BD è molto rispettata e agli artisti viene concesso molto tempo per le loro opere. Negli Stati Uniti, invece, ritmi forsennati danno modo di percepire come cosa normale fare 21 pagine al mese. In Giappone tutti amano il manga che ha una considerazione molto particolare. I film negli anni hanno conquistato una reputazione che prima non avevano, vorrei che anche il fumetto facesse quel percorso e acquisisse un rispetto che adesso non ha.”

“Cos’è quindi che vi piace del fare fumetto?”

Taniguchi: “Volevo ricollegarmi al discorso sui film: a me piace molto disegnare, ma non basta per fare un fumetto, creare un fumetto è come fare un film da solo, sei tu a fare tutto ed è il tuo messaggio che passa, senza i filtri degli attori, del direttore della fotografia, etc… 30 anni fa un mangaka faceva 80/100 pagine al mese, io ho retto questo ritmo per un anno, in un caso sono arrivato anche a 120 pagine al mese, poi però mi sono sentito male, non solo fisicamente, ma anche a livello psicologico perchè non avevo più una vita al di là del foglio da disegno. In tal senso ha svolto un ruolo molto importante il mio editor che mi ha permesso di lavorare comunque ma facendo meno pagine al mese. Volevo anche dire che un’altra cosa che mi piace molto del mio lavoro è il collaborare con altri scrittori, perchè quando lo faccio mi capita di scoprire modi diversi di impostare una scena, modi diversi di creare, ed imparo qualcosa di nuovo.”

Smith: “Scrivere è un momento di solitudine tra me, la penna e il foglio da disegno, una sorta di esercizio zen che mi fa immergere nella storia, centrato su un solo pensiero. Anche se il lavoro è lungo e duro mi sento sempre rinfrancato ad entrare nel mondo di Bone e del fumetto.”

Baru: “Per me ci sono due ragioni, la prima è che l’inizio di ogni nuovo progetto è un momento estremamente eccitante perchè da lì si inizierà a creare qualcosa che prima non esisteva, la seconda, che ho imparato nel tempo, è che nel fumetto c’è qualcosa di più della somma di parole ed immagini, nel fare fumetti per me si crea una sorta di stato di grazia che mi spinge sempre a continuare a produrne.”

Dal pubblico viene chiesto a Taniguchi come abbia avuto l’idea per un’opera così particolare come “L’uomo che Cammina”.

Taniguchi: “Il sistema che regola il fumetto giapponese determina una situazione particolare nella genesi dell’ispirazione, poichè molto spesso la redazione, l’editor, diventa co-autore della storia. “L’uomo che Cammina”, ad esempio, nasce da un’idea del mio editor che mi propose, spiazzandomi completamente, di fare un fumetto su una persona che cammina senza uno scopo preciso. Io, vinte certe perplessità, ho provato ad andare un po’ in giro senza avere una meta precisa, senza dover andare da un punto A ad un punto B, ho scoperto tanti piccoli dettagli che non avevo mai notato prima ed è questo che ho messo nella mia opera.”

Agli autori coinvolti viene quindi chiesto cosa credano che attenda il fumetto nel futuro, se c’è il rischio che con lo sviluppo dei nuovi media sparisca.

Lloyd: “Sopravvivrà, tutte le grandi arti sopravvivono sempre. Se non sarà su carta sarà sul web! Magari caleranno le vendite, ma questo è già accaduto ad esempio negli anni ’50 quando la “Comics Code Authority” uccise gran parte del fumetto.”

Baru: “Penso che a cambiare sarà l’economia della BD, ma la BD resterà sempre BD, il web, ad esempio, è un cambio nell’economia del fumetto, il fumetto invece è un bisogno umano e resterà vivo.”

24 Commenti

  1. Visto che l’articolo voleva essere un report mi sono esentato da commenti personali, voglio però lasciarne uno qui come spunto di riflessione per chi volesse confrontarsi sull’argomento. Il discorso di Monti mi fa rabbia, trovo che non sia utile, ma anzi sia dannoso per il fumetto perchè non fa altro che cercare di affermare (come già fatto da altri) una presunta superiorità di un certo tipo di fumetto, quello diciamo “impegnato”, su un altro, quello “popolare” considerato a priori “stronzata” e non può essere che un pregiudizio a dettare questa considerazione, poichè Monti stesso afferma di non leggere molti fumetti, che anzi non gli interessano. A lui vorrei rispondere con due frasi, una di Michele Serra tratta da un articolo su Repubblica: “Sergio Bonelli è stato uno di quegli italiani per cui “popolare” e “importante” erano sinonimi e basterebbe questo per ricordarlo con gratitudine e rimpianto, in un’epoca che ha scelleratamente separato i due concetti, sposando volentieri il popolare al dozzinale” ed un’altra tratta da “B.Ha.M Comics 1” di Saverio Montella (Passenger Press): “Questa appropriazione del fumetto da parte di una certa “cultura” alta è indebita… Ha il sapore dell’appropriazione di messaggi e ideali marxisti che fa la nuova borghesia moderna ai danni delle classi semplici. Il fumetto nasce come arte popolare!”

  2. Mi chi cacchio è questo Giacomo Monti?Dice che ha talento per i fumetti ,ma non gli interessa …ma cosa ha fatto questo montato ?

  3. Martex74…a parte che se leggi in calce all’articolo trovi il titolo del suo ultimo libro da cui hanno tratto il film di Gipi, a parte il fatto che basta che “googli” il suo nome e certamente qualcosa salta fuori, cerchiamo di non insultare nessuno….nemmeno io sono d’accordo con quello che ha detto…^__^

  4. Su Youtube vi segnalo il video dell’incontro, dal minuto 6:30 potete ascoltare l’intervento completo di Monti, la sostanza è quella che vi ho riportato, ma vi sono dei dati in più su cui si potrebbe ragionare, come la differenza tra sistemi editoriali tra nazioni diverse, differenza, anche a livello creativo, che forse emerge al meglio negli interventi di Taniguchi.

  5. Monti ha detto “tutto sommato è una cosa che mi riesce bene, e c’è quel famoso detto: se uno ha un talento non andrebbe sprecato”.
    Perchè non l’hai trascritto giusto? Monti ha ragione.

  6. sono monti giacomo, mi hanno segnalato questa pagina e desidero semplicemente puntualizzare una cosa… la trascrizione del mio intervento è qui in gran parte inesatta e basta vedersi il link per rendersene conto… penso che chiunque si veda il video lo capisca.

  7. “sul mercato ci sono troppe stronzate e chi merita non ha il giusto spazio” io questa frase non l’ho mai pronunciata… il senso del mio discorso è completamente diverso e non mette minimamente in gioco la questione “fumetto d’autore contro fumetto popolare”… … dove, come e quando ho fatto una distinzione tra fumetto “alto” e “basso”… mai… per il semplice motivo che non penso questo e anzi una delle definizioni che più odio è “fumetto d’autore”…

  8. Per chi chiede come mai non è trascritto in maniera pedissequa: ho specificato anche nell’articolo che non si trattava di una trascrizione. Il video l’ho trovato in seguito e l’ho subito segnalato proprio per permettere ad ognuno di fare una valutazione sull’originale.
    La frase è: “Secondo me la gente che legge fumetto legge per la maggior parte stronzate e quel poco di buono che c’è passa inosservato”. L’idea che dà a me, infatti parlo di distinzione tra “impegnato” e “popolare” (la formula “d’autore” non la uso mai) in un mio commento e non nell’articolo, è proprio quella di una presunta superiorità di un certo tipo di fumetto su un altro. Se c’è “poco di buono” sul mercato (e mi chiedo come faccia a dirlo se effettivamente legge poco fumetto?) mi pare di capire che c’è poco spazio per la produzione che considera meritevole e il resto è occupato dalla “maggior parte” di “stronzate” che legge la gente. Se quel “poco” poi “passa inosservato” mi riesce difficile pensare che si stia parlando di fumetto popolare. Effettivamente il suo discorso forse, più che col mercato che non dà spazio, se la prende col lettore che non è in grado di fare una giusta valutazione rispetto a cosa leggere favorendo la produzione di “stronzate”.
    Rispetto al discorso sul talento non vedo poi che problema ci sia? Monti secondo me ha talento, le sue storie mi piacciono e mi dispiace che debba smettere di scriverle, non mi pare di averlo criticato per aver detto di avere talento (il senso della frase originale mi sembra proprio questo e non vedo dove stia il problema), ci mancherebbe altro!

  9. ribadisco che le mie parole sono state travisate e non credo per renderle più adatte alla forma scritta… il tono del discorso che è riportato qui è arrogante e presuntuoso cosa che nella realtà non era… l’intento sembra quello di tratteggiare lo stereotipo del giovane autore emergente, pieno di se, che si lagna perchè incompreso dal grande pubblico ignorante… al centro del mio intervento c’era la differenza tra il mercato italiano e quello estero.. il modo in cui viene considerato ed appoggiato il fumetto in italia e all’estero… a livello più ampio il modo in cui viene considerata la cultura in italia..

  10. il problema delle stronzate prodotte non riguarda il concetto di impegnato o popolare perchè io metto tutto nel calderone… io faccio un discorso generale… non c’è arte impegnata o popolare ci sono opere fatte bene e fatte male… stop…. quando il pubblico apprezza quasi esclusivamente opere che non hanno un verso qualcosa vorrà pur dire? significa che culturalmente siamo messi male… un esempio nel mondo del cinema: “i soliti idioti” in due week end 4 mil. e mezzo di incassi…

  11. Rispetto al film che cita non mi esprimo perchè non l’ho visto, conosco però la serie tv e penso che faccia una critica divertente e in certi casi interessante di alcune caratteristiche della nostra società, riprendendo una forma narrativa e delle trovate proprie di un serial geniale come “Little Britain”.
    Ripeto, non le pare che etichettare a priori come “stronzata” ciò che piace alla maggior parte della gente (per fare un esempio i fumetti Bonelli sono quelli con più lettori in Italia) sia un discorso che non fa bene al fumetto poichè significa denigrarne una larga parte senza dati a sostegno?
    Vorrei chiederle cosa intende per “senza verso” perchè penso che sarebbe interessante ragionare su cosa distingue un’opera fatta bene da una fatta male trovando dei criteri “oggettivi”.
    Se le ha dato un’idea di arroganza e presunzione quello che ho scritto nell’articolo me ne dispiaccio perchè non era mia intenzione, ne tanto meno volevo mistificare alcun che, tanto che ho segnalato il video con l’intervento originale non appena l’ho trovato proprio per permettere a chiunque di farsi un’idea propria sulle sue parole (e le ripeto che secondo me le differenze sono solo formali, non sostanziali).

  12. Bah si vede che il Sig. Monti è arrivato al fumetto per caso e senza passione ,perchè ci sono generi ,c’è il fumetto impegnato ,c’è il fumetto popolare ,c’è il fumetto fatto bene e fatto male ,ma quel’è il fumetto fatto bene e fatto male secondo i suoi canoni?Io leggo un sacco di fumetti di tutti i generi e nazioni ,ma il suo scopo lo raggiunge ,divertirmi e svagarmi,ma se poi il genere non piace, la sceneggiatura non soddisfa o i disegni non incontrano i tui gusti è un fatto del tutto personale.

    Io sono andato a vedere il film de I SOLITI IDIOTI e per questo sono un mentecatto e senza cultura? O sono uno che cerca di svagarsi una volta ogni tanto e farsi delle sane risate ,in non momento non proprio positivo…

  13. per maxtex74: al fumetto ci sono arrivato per caso e non l’ho mai nascosto e sul discorso della passione che dire… io per 7 anni sul fumetto ci ho passato le mie notti e parte delle mie giornate rinunciando a tutto il resto (dato che cmq lavoravo).. non so di cosa parli tu per passione… sei andato a vederti i soliti idioti e ti ha divertito allora sono contento per te.
    per tarquini: io non ho mai fatto alcun riferimento a bonelli

  14. No, infatti il riferimento l’ho fatto io e non ho mai detto che lo abbia fatto lei, ma visto che lei dice che la maggior parte di quello che legge la gente è una stronzata e che i fumetti Bonelli sono quelli più letti in Italia mi sembrava l’esempio più calzante. Comunque non penso che il discorso cambi molto se al posto di Bonelli mettiamo “manga” o “supereroi” (che forse sono le altre categorie con più lettori), sempre di fumetto si tratta e anche se non prodotti in Italia contribuiscono a definire il panorama fumettistico italiano.

  15. Effettivamente il modo in cui avete riportato l’intervento è fuorviante. Sono d’accordo con Monti, l’unica cosa che mi lascia perplesso è l’idea di un sostegno esterno, magari di tipo pubblico… certo che se pensiamo che opere e balletti vengono pagate dal contribuente viene una grandissima, grandissima tristezza…

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