“Le persone creano gli dei quando si chiedono perché le cose accadono. E volete sapere perché quelle cose accadono? Perché gli dei le fanno accadere.”

L’ultimo episodio della prima stagione di American Gods fa ciò che ogni buon ultimo episodio di stagione dovrebbe fare, ed entro i suoi sessanta minuti tutti gli archi narrativi sviluppati nei precedenti episodi trovano una loro conclusione: Shadow trova la fede; Laura scopre il vero motivo della sua morte; Odino si rivela a tutti noi; la guerra fra i Nuovi Dei e i Vecchi Dei ha finalmente inizio.

C’è tantissima carne al fuoco per la seconda stagione, che a questo punto non arriverà mai troppo presto. Come to Jesus chiude alla perfezione il primo atto di questo fantasy oscuro, portando il suo protagonista proprio lì dove dovrà essere per ciò che sta arrivando. La guerra. E Shadow Moon, che ora ha abbracciato la sua fede, si trova proprio in mezzo ai due schieramenti.

Per certi versi si può affermare che l’intero episodio sia incentrato esclusivamente su Shadow e sui suoi problemi di credo: la sua rinnovata scoperta nella fede è lo step decisivo per abbracciare una volta per tutte la causa di Odino, ma staremo a vedere se Laura riuscirà in qualche modo a dissuaderlo.

Il climax della puntata è – ovviamente – dedicato alla rivelazione della vera identità di Wednesday.

Diciamolo pure, già da qualche episodio era diventato una sorta di segreto di pulcinella anche per quelli che non conoscevano il romanzo originale: gli showrunner ci hanno fornito tantissimi indizi (i corvi, il nome Grinmir) e per unire i puntini bastava una basilare conoscenza della mitologia norrena e seguire la serie con un minimo di attenzione in più. Ciò non ha infiacchito l’efficacia del momento, e anzi è stato quasi liberatorio vedere Il Padre del Tutto scagliare le sue saette contro gli sgherri senza volto di Technical Boy. E comunque, se siete rimasti sorpresi dalla rivelazione, tutto di guadagnato!

La dea Bilquis ricopre un ruolo fondamentale e la sua storia di sopravvivenza (narrata nella scena iniziale) riecheggia nelle parole di Media, che parla di “darwinismo religioso”. Una definizione che ho assolutamente adorato e che trovo perfetta per riassumere il senso della serie. Complimenti a chi ha avuto l’idea in fase di sceneggiatura.

Inoltre c’è da dire che, tra tutti quei Gesù di Nazareth, i fiori colorati, il linguaggio colorito di Anansi (o Mr. Nancy) e i coniglietti caca-cioccolatini si è trattato anche dell’episodio più leggero e divertente della stagione. La CGI in alcuni casi è un grosso problema, e la sua pesantezza infiacchisce non poco la qualità visiva di una scena. E la colonna sonora non ha mai veramente ingranato.

Ma sono piccoli problemi su cui è facile sorvolare. Soprattutto se la storia narrata è così vasta e densa e stimolante. E non vediamo l’ora di averne di più.

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