Starting Point 13: Christophe Chabouté

Pubblicato il 29 Agosto 2011 alle 12:14

Torna “Starting Point” e lo fa con la bio/bibliografia di un autore forse poco conosciuto in Italia ma sicuramente meritevole di ben altra fortuna, il transalpino Christophe Chabouté.

Chabouté nasce nel 1967 in Alsazia, terra di confine tra Francia e Germania, ricca di folklore e tradizioni contadine che si ritrovano, insieme all’amore per la pesca, in tutta la prima produzione dell’autore.

La travagliata formazione artistica lo porta dapprima a frequentare la scuola di belle arti di Mulhouse, poi quella di Angouleme ed infine quella di Strasburgo che deve però abbandonare per problemi economici, problemi che lo allontanano temporaneamente dal mondo del fumetto per avvicinarlo a quello della grafica pubblicitaria (percorso comune a diversi fumettisti, anche italiani).

Nel 1993, però, pubblica la sua prima storia breve, realizzata su testi di François Migeat (fotografo, cineasta, ma soprattutto marinaio e scrittore: chissà che il grande amore per il mare di Chabouté non abbia trovato linfa ulteriore in questa collaborazione?) e contenuta in una raccolta di vari autori dedicata a Rimbaud.

La storia, “Traces de Sable” (inedita in Italia, ma la trovate disponibile in versione integrale), rappresenta un’eccezione nel corpus artistico di Chabouté, mancano infatti le tipiche ambientazioni della campagna o del mare del nord della Francia (la vicenda si svolge nel deserto) ed è presente il colore, al quale, in seguito, l’autore preferirà quasi sempre il bianco e nero, convinto che le sue storie non “chiedano” che questi due colori per esprimersi.

Il debutto con lavori completi avviene però nel 1998 con due opere portate avanti in parallelo: “Qualche Giorno d’estate” e “Sorcières” (serializzata su “Mondo Naif”). La prima (pubblicata da noi da “Kappa Edizioni” nel volume “Infanzia” che include anche la successiva “Un’isola di Felicità”) è forse l’opera più intima ed autobiografica (emozionalmente autobiografica) dell’autore, che riporta in essa tutte le emozioni provate in un’infanzia vissuta in campagna e nel rapporto con la natura, co-protagonista emotiva della storia, con la pesca, da sempre passione dell’autore, e soprattutto col Silenzio.

Il silenzio è infatti l’elemento cardine della poetica di Chabouté, che non perde occasione per ricordare al lettore l’importanza del sapere e del sapersi ascoltare e lo fa attraverso lunghe sequenze totalmente prive di testo, tavole mute in grado però di esprimere appieno la loro forza evocativa e di parlarci di noi, della natura e di una società che, per dirla col King de “La Torre Nera”, è “andata avanti” scordandosi il senso del proprio esistere.

Lo stesso ragazzo, protagonista di “Qualche Giorno d’estate”, è al centro della vicenda di “Un’isola di Felicità” (2001), opera in cui lo vediamo costretto a rifugiarsi in un parco per sfuggire alle liti tra i propri genitori, lì incontra un barbone col quale fa amicizia e attraverso questa relazione riusciranno l’uno riconquistare la speranza e la fiducia nei confronti del padre e l’altro a trovare la forza per affrontare il presente. Anche qui a farla da padrone sono i silenzi che sottolineano alla perfezione le due diverse, ma al contempo simili, solitudini dei protagonisti.

Inserisco qui una breve digressione: è interessante come Chabouté indichi tra le sue influenze un autore come Tardi che ha fatto delle didascalie e dei lunghi monologhi/dialoghi esplicativi la propria cifra stilistica, collocandosi così su una posizione diametralmente opposta alla consegna del compito narrativo alle sole immagini tipica del nostro.

“Sorcieres” dà invece il via a quel filone del fantastico che si articolerà poi in lavori come “Zoè”, “Luna Piena” o “La Bestia” (tutti editi da “Kappa Edizioni”), in tutte queste opere l’elemento soprannaturale (spesso mutuato dalle storie che l’autore sentiva raccontare dagli anziani quando era piccolo) diviene un pretesto per mostrare la bestialità, la cattiveria e l’intolleranza umana. In particolare in “Zoè” e “la Bestia” Chabouté esplora il tema dell’emarginazione, del diverso (sia esso un’artista, un immigrato, un’ex-detenuta), affrescando magistralmente piccole comunità di campagna completamente chiuse al nuovo e al diverso e consumate dal bigottismo e dal segreto.

In “Luna Piena”, invece, si inizia a delineare maggiormente quella critica alla società burocratica impersonale e spersonalizzante che troverà poi compimento in un’opera come “Purgatorio”. In “Luna Piena”, infatti, Chabouté ci mostra l’apparente inconciliabilità, nella società moderna, tra aspetti dell’individuo legati al desiderio e più propriamente istintuali, ritenuti sconvenienti ed inaccettabili, e il dovere e il lavoro abbrutente assurto ad unica ragion d’essere. Nell’opera vengono anche trattati temi attualissimi come il rapporto nel quotidiano con le istituzioni e quello con l’immigrazione e i pregiudizi connessi al non voler conoscere l’altro.

Nella trilogia di “Purgatorio” (2003-2005 edita in Italia da “PlanetaDeAgostini”) Chabouté ci mostra proprio l’incarnazione di quello che per lui è l’uomo moderno, Benjamin Tartouche, informatico di successo concentrato completamente su se stesso ed incapace di “vedere” e comprendere l’altro. La fortuna di Tartouche finirà però col rovinare rapidamente, lasciandolo solo, senza nient’altro che la propria esistenza, esistenza che rischierà bene presto di perdere a causa di un pirata della strada. A Tartouche verrà però concessa una seconda chance, a patto che riesca a redimersi facendo da angelo custode ad una non meglio identificata persona. Le vicende sospese tra la vita e la morte del protagonista permettono a Chabouté di far incontrare a quest’ultimo vari personaggi storici, la cui natura ectoplasmatica viene rappresentata dal bianco e nero, questa opera, infatti, è l’unico lavoro lungo a colori del francese e, purtroppo, la potenza evocativa delle sue tavole finisce col risentirne.

Nel 2006 Chabouté rivisita la vicenda del serial killer francese Henri Désiré Landru, in un’opera omonima inedita in Italia, creando una storia fatta di profonda suspence, atmosfere da incubo ed inquadrature cinematografiche, che getta il lettore nell’incertezza e nell’ambiguità lasciandolo alla fine con più domande che risposte. È invece del 2007 la trasposizione a fumetti del racconto di Jack London “Farsi un Fuoco” (edito in Italia da “BD”), racconto delle difficilissime condizioni di vita dei cercatori d’oro del Klondike, la cui sopravvivenza poteva dipendere proprio dalla rapidità nel “costruirsi un fuoco”.

Nel 2008 esce quello che è forse il suo capolavoro: “Tout Seul” (“Completamente Solo”, inedito in Italia). La storia è ancora una volta quella di un’emarginazione, determinata questa volta da una deformità fisica, il protagonista, infatti, ha vissuto per tutta la vita rinchiuso in un faro, dal quale i genitori non lo hanno fatto mai uscire. Alla loro morte resta ad occuparsi di lui soltanto un pescatore che si premura di fargli avere il necessario per sopravvivere.

Le solitarie giornate del nostro “eremita” vengono riempite da voli di fantasia guidati dall’unico libro presente nel faro, un vecchio vocabolario privo di illustrazioni. Tutto sembra procedere in un’atmosfera di calma ed accettazione, fin quando il nuovo aiutante del pescatore inizia ad interessarsi all’ “uomo del faro”, arrivando a costringerlo a confrontarsi con il “mondo reale”. In quest’opera l’uso del silenzio è portato all’estremo e la narrazione viene affidata completamente alla forza immaginativa delle fantasie del protagonista.

L’anno dopo Chabouté dà alle stampe un’altra opera di ambientazione marinara: “Terre-Neuvas”, storia di pesca e vendetta che esplora i particolari rapporti che intercorrono tra un capitano e la sua ciurma.

L’opera più recente del francese, la raccolta di racconti “Fables Amères” (2010), vede un ritorno alle ambientazioni urbane e alle piccole storie di gente comune (“tanti piccoli niente” come ricorda il sottotitolo), attraverso le quali l’autore continua ad esplorare tutti i temi a lui più cari, dalla solitudine all’indifferenza, passando per i problemi dell’immigrazione e le sfide dell’infanzia e della vecchiaia.

Starting Point vi rinnova l’appuntamento tra due settimane per dare uno sguardo alla carriera artistica di un autore italiano contemporaneo capace di spaziare dal thriller psicologico al racconto storico: Michele Petrucci.

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