Un Batman invecchiato e un Robin particolarmente aggressivo devono indagare su alcuni strani omicidi che riguardano facoltosi cittadini di Gotham, mentre Joker si prepara ad evadere per l’ennesima volta dal manicomio Arkham ! Scoprite cosa è successo prima degli eventi raccontati nel capolavoro di Frank Miller Il ritorno del Cavaliere Oscuro !!!

La saga del Cavaliere Oscuro di Frank Miller è un’autentica “gallina dalle uova d’oro” per la Dc, la quale non perde occasione per ristamparla e riproporla in tutte le salse, a cadenza quasi regolare. Si tratta indubbiamente di un’opera che ha segnato in maniera indelebile la storia del fumetto, in particolare quello supereroistico, rilanciando il genere e fornendo una chiave di lettura diversa rispetto a quelle a cui eravamo abituati fino ad allora.

Quando si riesce a sfornare una storia di tale caratura sarebbe sempre meglio lasciarla così com’è, senza buttarsi subito in sequel o prequel che difficilmente riusciranno ad eguagliare il successo e la qualità dell’originale.

Il ritorno del Cavaliere Oscuro purtroppo non fa eccezione, dato che il seguito fu molto criticato e anche la tardiva terza parte, in coppia con Brian Azzarello e tuttora in corso di pubblicazione, non sta convincendo la maggior parte dei fan…

Miller indubbiamente inizia a sentire il peso degli anni, di certo aggravati da importanti problemi di salute, ed è anche per questo che ha voluto al suo fianco un altro grande autore pulp come Brian Azzarello, molto affine al suo stile di scrittura e al modo di approcciarsi ai personaggi.

Il loro sodalizio ha dato vita al tanto atteso DK III sopracitato ma anche a un prequel, decisamente più corto, realizzato insieme a un veterano della matita come John Romita Jr., reduce da una lunga e gloriosa carriera alla Marvel e pronto a esplorare nuovi territori, confrontandosi con autentiche icone del fumetto come Batman e Superman.

Se dovessimo riassumerlo in poche parole, Il ritorno del Cavaliere Oscuro: L’ultima crociata si potrebbe definire la versione milleriana di Una morte in famiglia, la famosa saga di Jim Starlin e Jim Aparo che decretò la morte del secondo Robin, alias Jason Todd.

La trama infatti è tutta incentrata sul difficile rapporto tra il Crociato Incappucciato e la sua spalla, con dinamiche che ricordano molto anche quelle attuali con l’irruento Damian Wayne, figlio di Bruce.

Todd infatti è un ragazzo molto impulsivo e aggressivo, con una grande rabbia interiore che sfoga sui suoi avversari. Inoltre accetta mal volentieri ordini e consigli dal suo mentore, convinto di avere già l’esperienza sufficiente per essere un vigilante mascherato.

Batman quindi fatica a contenerlo, così come ha difficoltà a continuare la sua crociata, visto che non è più un ragazzino e la percezione che il suo fisico non regga più il peso della guerra contro il crimine lo avvilisce e lo terrorizza allo stesso tempo.

Bruce Wayne infatti è ormai totalmente “dipendente” da Batman e non può fare a meno di lui. Non se la sente di abbandonare il mantello e non riesce a immaginare per sé una vita normale, senza più scorribande notturne e l’adrenalina della battaglia. Fuori poi ci sono ancora minacce che richiedono il suo intervento ( Joker su tutti ) e l’attuale Robin non lo reputa ancora pronto per sostituirlo.

Miller e Azzarello riescono a delineare in maniera cruda e asciutta questo contesto, di cui finora conoscevamo solo le conseguenze, e il racconto tutto sommato scorre piacevolmente dall’inizio alla fine, senza particolari cali di tono e con un ritmo incalzante.

Il problema di fondo, però, è che questo prequel in realtà non aggiunge molto al capolavoro di Miller e alla mitologia da lui creata.

Quando si arriva alla fine rimane la voglia di continuare a leggere e conoscere gli sviluppi, ma presa così com’è la conclusione lascia solo la sensazione di una storia raccontata a metà, che avrebbe avuto molto più senso come primo capitolo di un’ipotetica miniserie.

Fortuna che almeno Romita Jr. non delude sotto l’aspetto grafico, a dispetto di altri lavori realizzati ultimamente, poco curati e inespressivi. Anche se il suo Bruce Wayne non dimostra molti anni in più rispetto a quelli che siamo abituati a vedere e i suoi Batman e Robin sono volutamente “vintage”, nel complesso la sua prova risulta convincente, anche grazie a un’inchiostrazione molto leggera e sottile, che mantiene la ruvidezza delle matite e la loro forza espressiva.

Non riponete dunque troppe aspettative su questo prequel, di cui consiglio l’acquisto solo ai fan più sfegatati del Cavaliere Oscuro di Miller e ai completisti, in quanto la storia si lascia leggere piacevolmente ma non è nulla di trascendentale, e soprattutto non riesce a recuperare la carica emotiva dell’opera originaria.

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