Cosa ci fa Matt Murdock a Macao ? E perché sta giocando a poker ??? Continua inoltre la battaglia tra Daredevil e Punisher per la vita di un pericoloso boss della malavita, mentre Luke Cage e Iron Fist dovranno affrontare la loro ex segretaria posseduta da un demone !!!

Siamo arrivati al sesto numero della nuova “incarnazione” di Devil & I Cavalieri Marvel, antologico che raccoglie le avventure del Diavolo di Hell’s Kitchen ed altri eroi o antieroi urbani, per cui possiamo fare un primo bilancio di questo rilancio targato All-New All-DIfferent Marvel.

Grazie al clamoroso successo del serial tv su Netflix, il Diavolo Rosso è riuscito a riappropriarsi anche qui in Italia del suo nome originale, mentre a livello di contenuti è tornato alle atmosfere più cupe e violente di un tempo, dopo la parentesi “retrò” di Mark Waid.

Il cambio di rotta è stato subito evidente, anche solo scorrendo le tavole ruvide e crepuscolari di Ron Garney e Matt Milla, dove primeggiava un Daredevil dall’uniforme nera e fasce da pugile rosse alle mani. Lo scrittore Charles Soule ha voluto inoltre riportare l’avvocato cieco a New York, il suo habitat naturale, introducendo però nuovi elementi rispetto al passato.

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Matt Murdock infatti non è più un avvocato difensore, ma un vice procuratore distrettuale che combatte in maniera ancora più determinata le ingiustizie, dentro un’aula di tribunale. I suoi legami affettivi però sembrano essersi sfaldati piuttosto bruscamente ( a cominciare da Foggy e la sua ex fiamma Kirsten ), ma in compenso ha iniziato ad addestrare un giovane giustiziere di China Town che si fa chiamare Blindspot, ricoprendo così l’insolito ruolo di mentore.

A questo aggiungiamo il fatto, non da poco, che nessuno ricorda più la sua identità segreta e ancora non è dato sapere come o quando sia avvenuto questo cambiamento. Speriamo solo che Suole tiri fuori dal cilindro qualcosa di diverso dal solito incantesimo del Dr. Strange o chi per lui, perché si tratterebbe di una “scappatoia” fin troppo abusata ( i fan del Ragnetto in primis sanno bene di cosa sto parlando… ).

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In questi primi otto numeri di Daredevil Suole ci ha introdotti nel suo nuovo status quo, che in realtà non fa altro che aggiornare alcune tematiche e situazioni ricorrenti del Cornetto, come le guerre fra gang, gli scontri con la Mano e il difficile rapporto con Elektra. Insomma, è abbastanza chiaro che lo scrittore è voluto cadere sul morbido, occhieggiando alle fortunate saghe di Miller, ma per adesso le sue storie non vanno molto oltre l’azione e un po’ di mistero.

Per carità, nessuno pretende la stessa profondità di Miller, ma questo ritorno così marcato a quelle atmosfere, che abbiamo rivisto anche nel telefilm, avrebbe fatto sperare in qualcosa di più… C’è anche da dire, comunque, che siamo ancora all’inizio e Suole vuole chiaramente raccontare una storia molto più ampia, di cui abbiamo letto solo i primi tasselli, con molti interrogativi ancora in sospeso.

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Aspettiamo dunque di entrare nel vivo del suo racconto per poter formulare un giudizio definitivo, sperando che alla base ci siano delle idee valide e non si riduca il tutto a una mera scimmiottatura milleriana al servizio dei fan…

E di fan-service puro e semplice si parla anche a proposito della miniserie Daredevil/Punisher: Il Settimo Cerchio, che si conclude proprio in questo numero ed è sempre scritta da Soule. Qui più che mai è evidente la volontà di cavalcare l’onda del successo del serial Netflix, il quale nella seconda stagione metteva in scena un duro e intenso faccia a faccia tra il vigilante mascherato e l’antieroe dal grilletto facile.

Anche nei fumetti i due si erano scontrati in più occasioni, ed è sempre interessante mettere a confronto due modi così diversi d’intendere la legalità e la giustizia, rimarcando la sottile linea che separa un eroe da un assassino. Peccato però che la miniserie in questione si riduca più che altro a una lunga scorribanda costellata da inseguimenti, sparatorie e scazzottate varie, senza elevare mai lo spessore del racconto.

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A peggiorare le cose contribuiscono anche gli orribili disegni di Szymon Kudranski, il quale è in grado di rappresentare solo energumeni ipertrofici con pose e anatomie improbabili, per non parlare del pessimo storytelling e della cura di sfondi e dettagli pressoché inesistente. In una sola parola: anti-fumettistico.

Concludiamo poi con i comprimari di questo antologico, ovvero Luke Cage/Power Man e Iron Fist, anche loro protagonisti di altrettante serie targate Netflix. Negli anni Settanta i due fecero coppia formando i cosiddetti Eroi in Vendita, in quanto eseguivano missioni su richiesta, dietro compenso in denaro.

La loro storia editoriale ha subito diversi alti e bassi, per cui dopo un periodo di limbo hanno intrapreso strade solitarie, con risultati più che dignitosi: basti pensare alla lunga militanza negli Avengers di Cage e alle fortunate serie di Iron Fist scritte da Ed Brubaker e Kaare Andrews.

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Adesso, vista l’attenzione sempre maggiore nei confronti di questi due personaggi, si è pensato bene di riunirli lanciando una nuova serie in tandem, dal taglio però decisamente ironico e scanzonato. Lo scrittore David Walker infatti rappresenta i due eroi un po’ come i nostri Bud Spencer e Terence Hill: un’improbabile coppia d’inseparabili amici, che trova sempre il modo di ficcarsi nei guai e menar le mani, azzuffandosi col cattivone di turno.

Il tratto grezzo e caricaturale di Sanford Greene suggella lo stile del racconto, mettendo ancora più in risalto la componente comica. Una scena su tutte: Luke Cage, da lui raffigurato come un bestione tutto muscoli alto due metri, costretto a guidare ricurvo dentro a una Smart, mentre Iron Fist se la ride accanto a lui. Quest’ultimo, tra l’altro, adesso ha sostituito l’austera uniforme da maestro di kung-fu con una più comoda tuta ( e scarpe ) da ginnastica

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Chi vuole avvicinarsi a questi due eroi dopo aver visto i serial Netflix rischia quindi di rimanere deluso, in quanto Power Man & Iron Fist è una serie molto leggera, da prendere unicamente come lettura disimpegnata e un puro divertissement. Niente a che vedere, dunque, con le atmosfere drammatiche e realistiche delle controparti televisive.

Concludo con un plauso al buon Giuseppe Guidi, che sfrutta le note di fine albo per raccontare la genesi del Diavolo Rosso e gli autori che lo hanno caratterizzato, svelando particolari e retroscena che non tutti conoscono.

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