Sandman Mystery Theatre 8, la recensione dell’ultimo volume

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Le avventure del Sandman della Golden Age si addentrano sempre di più nel DC Universe! Cosa succede quando Wesley Dodds incontra Janos Prohaska, il futuro Blackhawk? E non perdete la breve e intensa apparizione del Dio dei Sogni Morfeo in un volume firmato da Matt Wagner!

Quando Karen Berger decise di varare la divisione Vertigo volle evitare contatti diretti con il DCU ufficiale, allo scopo di evidenziare la peculiarità di testate del calibro di Sandman, Hellblazer o Swamp Thing, decisamente diverse da quelle mainstream. Sebbene personaggi come John Constantine, Shade o Animal Man vivessero nello stesso universo narrativo di Superman e compagni, di rado c’erano apparizioni dei classici supereroi della casa editrice.

Sandman Mystery Theatre, comic-book dedicato al Sandman della Golden Age, faceva eccezione. La serie era assimilabile alle altre della Vertigo, essendo caratterizzata da atmosfere adulte e cupe, ma il giustiziere dalla maschera antigas era parte integrante dell’ambito supereroico made in DC, anche solo per il fatto di essere un componente della JSA. L’autore Matt Wagner, quindi, di tanto in tanto inserì qualche riferimento al mondo DC più generalista.

Nei tp precedenti i lettori se ne sono resi conto, grazie alle apparizioni di supereroi come Hourman, e anche in questo volume che include i nn. 45-52 della testata originale avviene qualcosa di simile. Naturalmente Wagner non rinuncia alle consuete e inquietanti vicende noir. Wesley Dodds, alias Sandman, agisce nella New York degli anni quaranta. L’Europa è sconvolta dalla follia hitleriana ma l’America non è ancora entrata in guerra. Ciò non toglie che la minaccia nazista si sia già infiltrata negli Stati Uniti e Sandman lo scoprirà a sue spese.

E’ in tale contesto che Wagner introduce Janos Prohaska. Forse ad alcuni il nome non dirà nulla ma si tratta di Blackhawk, glorioso eroe bellico della DC che molti ricorderanno per una splendida miniserie di Howard Chaikyn che suscitò negli anni ottanta un putiferio poiché in una vignetta si intravedeva una fellatio. Janos non ha ancora assunto i panni e il nome di battaglia che lo renderanno celebre ma è già un abile pilota polacco che intende combattere i nazisti. A questo scopo, arriva in America, chiedendo aiuto economico a un gruppo di ricchi individui, ansiosi di formare una specie di resistenza anti-hitleriana.

Tra loro c’è Wesley e tutto sembra filare liscio; ma una serie di efferati omicidi complica la situazione e Janos viene ingiustamente accusato di essere l’assassino. Sandman dovrà quindi indagare e, come è lecito aspettarsi, Wagner delinea una story-line intricata e avvincente basata proprio sull’infiltrazione dei nazisti negli ambienti facoltosi della società statunitense.

Nel secondo story-arc, Wagner continua a giocare con il DCU, filtrato dalla prospettiva Vertigo. E lo fa concependo una trama influenzata dalla narrativa pulp e dall’immaginario dei comics della Golden Age, con un’attitudine meta-narrativa e post-moderna. Inserisce infatti nella vicenda un fumetto che vede come protagonisti un secondo Sandman, creato negli anni quaranta da Joe Simon e Jack Kirby, e il suo sidekick Sandy. Con questo pretesto, Wagner si diverte a mimare  lo stile espressivo dei due leggendari autori.

E non manca nemmeno una fugace apparizione di un ulteriore Sandman, il Dio dei Sogni Morfeo, dimostrazione del fatto che Sandman Mystery Theatre va considerata una perfetta fusione DC/Vertigo. I testi e i dialoghi di Wagner, assistito da Steven T. Seagle, sono profondi ed efficaci e le storie manderanno in visibilio i fan dell’hard-boiled. Un ruolo di primo piano lo gioca poi la bella Dian Belmont, compagna di Wesley, vera e propria co-protagonista della collana. Stavolta se la passerà male e ci saranno notizie inaspettate sul suo conto.

Il primo story-arc è illustrato da Matthew Smith che ha uno stile grezzo e poco accattivante, reso più legnoso dalle chine di Richard Case. Il secondo è invece appannaggio del penciler regolare Guy Davis che insiste con i tratteggi e i giochi d’ombra che conferiscono un fascino piacevolmente retrò alle avventure di Sandman. Da tenere d’occhio.

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