Continuano anche All-Star Batman, Superwoman, Cyborg e nuovo esordio per Raven.

Le Week 14 e 15 dell’era Rebirth sono state senz’altro ricche.

Da un lato c’è stata la conferma dell’All-Star Batman di Snyder & Romita Jr. mentre dall’altro ci sono stati due esordi importanti e sorprendenti, e che per certi aspetti incarnano lo stato attuale della DC, ovvero Trinity e Doom Patrol per il nuovo imprinting Young Animal.

ALL-STAR BATMAN #2 di SCOTT SNYDER & JOHN ROMITA Jr.

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Se con il #1 Scott Snyder aveva confermato di non avere ancora esaurito gli assi nella sua manica, con il #2 conferma che All-Star Batman non è solo uno strano incrocio fra Mad Max e Batman.

Seppur infatti è sempre l’azione la spina dorsale dell’albo, in questo secondo numero lo scrittore inizia a mostrare come questa storia sia anche una storia principalmente su Two Faces riprendendo alcuni passaggi del seminale The Long Halloween ed ampliandoli in una perfetta comunione di intenti con quanto fatto su Batman in epoca New 52 ma soprattutto durante la bizzarra parentesi del DC YOU.

ASB si espande: è una storia on the road, è una storia esagerata – nei termini a cui solo Snyder ci ha abituato e che è riuscito a ritagliare intorno al Cavaliere Oscuro –  ma è anche una storia sul rapporto fra Harvey Dent e Bruce Wayne ancora prima che sullo scontro fra Batman e Two Faces ma in definitiva è anche una storia sulla identità – segreta e non – e sulla privacy nel senso più moderno del termine.

Snyder realizza quello che dal punto di vista formale è forse il suo albo più riuscito giocando sul ritmo, con i dialoghi e con il plot alternando azione e flashbacks in una immaginifica montagna russa coadiuvato da un Romita Jr. mai così a suo agio da quando è arrivato alla DC e che si esalta nelle sequenze che vedono Batman fronteggiare Killer Croc ed altri mostruosi bruti sul tetto di un treno in corsa.

Ecco cos’è All-Star Batman: un treno in corsa! Non perdetelo!

VOTO: 8

CYBORG #1 di  JOHN SEMPER Jr. & PAUL PELLETIER

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Con il #1 è evidente come John Semper Jr. manchi clamorosamente il bersaglio con Cyborg e questa nuova serie regolare. Manca il bersaglio non tanto perché la serie manchi di spunti interessanti, dove va a finire la tecnologia obsoleta ad esempio, quanto piuttosto perché non riesce a catturare lo spirito del Rebirth consegnandoci un Vic Stone particolarmente melanconico in una infinita riflessione sulla sua presunta mancanza di umanità.

La scena d’azione con cui si apre l’albo poi è letteralmente rubata da Aquaman #1  – era New 52 – ed appesantita da inutili battute ad effetto così come il personaggio che Vic incontra nel jazz club assume i toni grotteschi del personaggio moralizzatore da cartoni animati anni ’80. Il cliffhanger finale è poi telefonatissimo e non invoglia all’acquisto di un altro albo.

Pelletier non aiuta la situazione concentrandosi troppo sui particolari “meccanici” e poco su quelli umani e non solo di Vic, che diventa quasi mono espressivo dopo una manciata di pagine, e soprattutto non prestando la dovuta attenzione alla costruzione della tavola troppo rigida ed impostata.

La trama procede al rallentatore annacquata da dialoghi ridonanti e scene d’azione poco incisive, la parte grafica troppo classica non fornisce il necessario dinamismo ad una narrazione che senza mezzi termini si può definire old-school: la DC ha clamorosamente sbagliato il team creativo per Cyborg per il Rebirth.

Rivolgete la vostra attenzione verso altri lidi almeno finché la DC non deciderà di correggere il tiro della serie.

VOTO: 3

TRINITY di FRANCIS MANAPUL

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Uno degli aspetti chiave del Rebirth è stato senz’altro l’avvicendamento fra il “vecchio” Superman e quello New 52, aspetto che nelle prime settimane era stato quasi ignorato un pò in tutte le testate semplicemente “imponendo” il nuovo status-quo.

Tocca quindi a Francis Manapul esplorare la nuova relazione fra Batman e Wonder Woman – che rimangono di fatto quelli del New 52 – con Superman.

Sulle qualità di Manapul con la matita in mano sono ineccepibili non si può dire lo stesso quando in mano c’è la penna eppure il disegnatore sorprende con un albo stranamente decompresso facendo sedere a cena i 3 eroi con la famiglia Kent al completo. Alternando dialoghi e didascalie lo “scrittegnatore” – neologismo con cui scherzosamente si potrebbero indicare i disegnatori prestati alla scrittura – realizza un albo magnifico che incarna alla perfezione lo spirito del Rebirth e riconsegnandoci una Trinità ricca di nuove sfumature e possibilità.

I due momenti migliori dell’albo sono probabilmente il confronto fra Lois e Diana – superbo lo scambio di battute – e il flashback in cui Clark ricorda a Bruce un episodio della Silver Age di cui però, ovviamente, il Batman New 52 non ha memoria!

Graficamente Manapul è come sempre ineccepibile: il tratto è pulito e senza sbavature, il colore valorizza ogni scena ed inquadratura, la costruzione della tavola mai banale – basti vedere le splash-pages con cui vengono introdotti Wonder Woman e Batman.

Davvero una gradita sorpresa questo Trinity speriamo solo che con il #2 Manapul dia più sostanza ad un plot che, giustamente, in questo #1 era stato messo leggermente da parte.

VOTO: 7,5

RAVEN #1 di MARV WOLFMAN & ALLISON BORGES

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Il veterano Marv Wolfman rimette mano ad una delle sue creature ovvero quella Raven spina dorsale di tutta l’epopea dei Teen Titans.

In era New 52 Raven era stata sì reintrodotta ma senza particolare verve tuttavia l’autore non disdegna la continuity passata ed anzi (ri)parte proprio da lì utilizzando il più classico degli stratagemmi ovvero calare il personaggio in una nuova identità civile e soprattutto con un nuovo background.

L’operazione riesce a metà: Wolfman rende bene l’estraneità di Raven nei confronti delle persone “normali che la circondano” con un plot che strizza l’occhio alle atmosfere di Buffy – L’ammazzavampiri ma fallisce non riuscendo ad amalgamare questi spunti che un appeal più moderno, a-là DC YOU per intenderci, il che rende in alcuni passaggi la lettura farraginosa.

Menzione d’onore va senz’altro ad Allison Borges ed alle sue matite: brillanti, con evidenti influenze orientali ma particolarmente attente ad espressioni ed anatomie. Ottima anche la costruzione della tavola mai banale. Penciller da tenere d’occhio senza dubbio!

In definitiva Raven, che ricordiamolo sarà una mini-serie di 6 numeri, è una lettura scorrevole ma non trascendentale né fondamentale; consigliata quindi ai completisti e/o ai fans del personaggio.

VOTO: 6

SUPERWOMAN #2 di PHIL JIMENEZ

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Phil Jimenez non riesce a bissare il “miracolo” del primo numero di Superwoman. Non che questo secondo sia una pessima lettura anzi, tuttavia l’autore qui si concentra più sugli aspetti emozionali degli avvenimenti tralasciando forse un pò troppo l’azione vero elemento sorpresa del #1.

Lana Lang – vera e propria protagonista della serie – sembra quindi aver assunto nuovo spessore nelle mani di Jimenez, che ben gestisce in tal senso l’eredità dei New 52 – il quale sfrutta anche l’inedita dinamica con John Henry Irons per riconsegnarci uno Steel più simile alla sua controparte “classica” che non alla versione minimale dei New 52.

Quello che forse tarpa le ali a questo #2 è la lentezza con cui il plot procede, anzi ad essere sinceri non c’è nessuna progressione in tal senso se non nell’atteggiamento di Lana stessa nei confronti del nuovo status-quo ed a farne le spese di questo approccio più decompresso sono proprio le matite di Jimenez – sempre precise e pulite sia ben chiaro – ma in sofferenza se viste nell’ottica di alcune tavole troppo “affollate” di riquadri, dialoghi e didascalie.

La sensazione finale dopo questo #2 e che Jimenez, e la DC, abbiano in mente una “fine” per questa testata e per Lana Lang – fine facilmente intuibile se state seguendo le vicende targate Rebirth della Superman Family non è detto però che la serie non possa riservarci qualche piacevole momento.

VOTO: 6

DOOM PATROL #1 di GERARD WAY & NICK DERINGTON

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Il Rebirth ha permesso alla DC di riappropriarsi dal punto di vista di critica ed economic0 di quella parte del mercato fumettistico ansiosa di ritornare ad un supereroismo classico. Tuttavia c’è una fetta di mercato che la DC – meglio ancora la Vertigo – ha contribuito a creare, a partire dalla fine degli anni ’80 e per quasi tutti i ’90, ovvero quella fetta che esplora il bizzarro e l’inusuale in seno al supereroismo inteso come contenitore più ampio e polivante e che oggi sembra essere terreno di caccia per le case editrici indipendenti come la Image.

L’arma messa a punto della DC per riprendersi anche questa fetta è il nuovo imprinting  – Young Animal – affidato alle cure del vulcanico Gerard Way (Umbrella Academy) e che di quella tradizione vertighiana ha fatto il proprio credo come dimostra la testata ammiraglia Doom Patrol.

Nella migliore delle tradizioni del brand “adulto” della DC anche questo Doom Patrol #1 può essere letto su più livelli: il primo è senz’altro costituito dall’introduzione della coppia di protagonisti Casey Brinke e Sam Reynolds. I due paramedici  – caratterizzati subito come due “outsiders” la prima come “stramba” il secondo un ragazzo padre – si trovano a dover rispondere ad una bizzarra chiamata d’aiuto: un “uomo” è stato investito ma l’uomo in realtà è Robot Man aka Cliff Steele.

Il secondo livello di lettura è quella tipicamente “meta” – e qui l’influenza maggiore di Way si fa sentire eccome ovvero quel Grant Morrison che della Doom Patrol ha firmato una delle run fondamentali – e si dispiega nelle parole di Sam Reynolds che descrive un gyro, sì avete ben inteso un gyro di quelli che mangiate in ogni ristorante greco, come un mondo a sé stante – un mondo all’interno di un altro.

Way non manca di inserire quelli che parrebbero i villains ovvero una razza di alieni alla ricerca di carne né di strizzare l’occhio a quella che è la storia della Doom Patrol lasciando un paio di pagine a Niles Caulder ma anche ad alcuni panel che recuperano le origini classiche dei componenti della DP strizzando così l’occhio ai lettori più navigati.

Lo scrittore è un vulcano e l’albo è un tripudio di energia creativa tuttavia non è cesellato perfettamente: il cliffhanger finale non è propriamente riuscito e lo spazio dedicato ai due protagonisti non è delle tutto equo lasciando di fatto più spazio a Casey che a Sam.

Ottimo anche il lavoro di Nick Derington alle matite: il suo stile è moderno ma nel contempo mantiene quell’alone cartoonesco che esalta la stranezza della serie. Sono sinceramente curioso di vederlo all’opera quando gli script di Way si faranno più intricati e/o ricchi d’azione.

Doom Patrol è un albo fuori dal coro, strambo ma accessibile – è un tributo a ciò che è venuto prima ma anche un ventata di freschezza: se tutte le serie che comporranno la linea Young Animal dovessero risultare così interessanti la DC avrà nuovamente centrato il bersaglio trovandosi per la mani una potenziale fucina di nuovi talenti.

VOTO: 8

VERDETTO

  • In casella: All-Star Batman, Doom Patrol
  • Da valutare: Superwoman, Trinity, Raven, Superwoman
  • Da lasciare sugli scaffali: Cyborg, 
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