DC Rebirth Week 12: parte Blue Beetle e proseguono Deathstroke, Batgirl ed Hellblazer

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Ecco le recensioni di 4 albi usciti negli USA.

Se sino ad oggi il Rebirth si era mantenuto su buoni se non ottimi livelli possiamo tranquillamente battezzare questa Week 12 la più deludente visto anche l’esordio a salve di Blue Beetle la conferma, purtroppo in negativo, di Hellblazer.

BLUE BEETLE REBIRTH #1 di KEITH GIFFEN & SCOTT KOLINS

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Nel cuore dei fans DC più affezionati uno degli highlight del one shot DC Universe Rebirth è stata senz’altro la “rinascita” di Ted Kord ovvero il Blue Beetle “classico”, quello più riconoscibile insomma quello per intenderci della JLI.

Sembra quasi naturale quindi affidare la nuova serie dedicata a Blue Beetle alla coppia Giffen/Kolins che sia con il vecchio che con il nuovo Blue Beetle – Jaime Reyes quello con lo scarabeo spaziale per intenderci visto anche in svariate versioni animate – hanno un certo feeling ed esperienza.

Il team creativo quindi gioca sul sicuro recuperando il background del giovane Jaime, visto sia pre-New 52 che durante i New 52 con scarsissima fortuna, con la sola aggiunta proprio di Ted Kord qui in una inedita versione mentore entusiasta a fare da contraltare proprio a Jaime tratteggiato come il più classico dei teenager riluttanti al ruolo di eroe.

Per chi ha seguito le avventure più recenti di Blue Beetle l’albo soffre di un enorme senso di dejà vù con la famiglia di Jaime e quindi i comprimari, l’ambientazione e l’eventuale antogonista che vengono riproposti di fatto per la terza volta al lettore ed è solo la grande esperienza dello scrittore a salvare l’albo grazie ad un ritmo ben congegnato che culmina con il cliffhanger finale ma anche con il recupero delle scene viste proprio nel one shot di apertura dell’evento Rebirth.

Giffen pecca solo in alcuni passaggi cioè quando la sua vena umoristica prende il sopravvento stridendo con il tono complessivo dell’albo leggero ma comunque tipicamente supereroistico – seppure non si arriva agli scempi di Larfleeze, pessima serie dedicata alla Lanterna Arancione dell’era New 52, il veterano scrittore deve prestare attenzione a questa sua verve che personalmente trovo non più fresca.

Le matite di Scott Kolins sono buone se paragonate alle sue ultime prove ma ancora troppo piatte e prive di ombre inoltre le lunghe linee, ormai distintive del suo tratto, sacrificano troppo spesso anatomie ed espressioni facciali.

Un esordio con molte ombre e poche luci anche se è apprezzabile il tentativo di variare la proposta da parte della DC anche con serie dal tono più leggero: siamo ancora lontani da un risultato che possa catturare l’attenzione di target nuovo e/o giovane. La lezione del DC YOU qui sembra non essere mai arrivata ma d’altronde due veterani non possono certo modificare drasticamente il loro modo di raccontare una storia.

VOTO: 6

DEATHSTROKE #1 di CHRISTOPHER PRIEST & CARLO PAGULAYAN

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Complesso.

Non c’è altro aggettivo per descrivere quello che Priest sta cercando di fare con questa nuova Deathstroke. Se avevamo lasciato il mercenario in Africa nel bel mezzo di una missione nel one shot d’apertura, in questo #1 scopriamo tutte quelle serie di macchinazioni politiche alle spalle di Deathstroke i cui contorni di villain sfumano pian piano durante le 22 pagine lasciando al lettore quel senso di incertezza.

Wilson si muove così in quella zona “grigia” piegando la sua moralità al miglior offerente sì ma senza dimenticare il proprio codice e quindi un’etica che spetta al lettore giudicare senza però avere mai la sicurezza di capire pienamente lo scenario.

Priest (ri)costruisce quasi da zero il personaggio con i flashbacks sul passato di Wilson – non sempre efficaci ma apprezzabili nel tentativo di fornire soprattutto per i nuovi lettori ulteriore profondità al personaggio – e con il personaggio di Wintergreen felice aggiunta per i personaggi secondari, pochi, che storicamente ruotano intorno a Deathstroke.

Deathstroke è un albo, ed una serie, complessa sia per la sua narrazione assolutamente non lineare sia per i temi trattati e per il modo in cui vengono trattati: se infatti Priest non è “politico” come lo fu negli anni ’90 con Black Panther è indubbio l’intento di raccontarci più una storia che fa della Guerra – nel senso più ampio del termine – il suo punto focale piuttosto che una storia di eroi e villains.

Ottimo il lavoro di Pagulayan alle matite: non deve essere facile seguire gli script di Priest e mantenere il livello delle tavole così alto non solo quando si tratta di anatomie e di scene d’azione ma anche nei momenti di relativa calma con inquadrature mai banali e sempre puntuali. Limando qualche leggera imperfezione il disegnatore potrebbe entrare nella top 10 dei talenti attualmente in forza alla DC.

Deathstroke impressiona ma non è priva di difetti. Da un lato Priest deve amalgamare meglio i flashbacks ed il passato di Wilson dall’altro il timore, personalissimo, è che il lettori non lascino a questa serie il tempo di maturare a dovere rischio oggi più che concreto vista la “velocità” con cui il mercato si muove.

VOTO: 7,5

HELLBLAZER #2 di SIMON OLIVER & MORITAT

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E’ difficile trovare un difetto in questo secondo numero del nuovo corso di Hellblazer come è altrettando difficile trovarne un pregio.

Il duo Oliver/Moritat infatti gioca sul sicuro pigiando ancora il tasto del ritorno di Constantine nell’amata Inghilterra, permettendosi anche un lussuoso cameo di Swamp Thing – personaggio da sempre legato al mago tabagista inglese – e caratterizzando John come quel cinico bastardo che aveva popolato per più di due decenni nel pagine della seminale serie marchiata Vertigo.

Eppure…permane quel senso di “compitino”, di non voler osare per non “snaturare” il personaggio ed in tal senso a soffrirne è soprattutto Moritat alle matite mai a suo agio e perennemente in affanno ora nelle anatomie ora nella costruzione stessa della tavola cosa che mette in luce la semplicità di un plot telefonato ma soprattutto senza particolari punti di interesse se non per i flashbacks inziali con cui lo scrittore avrebbe dovuto mantenere alta la tensione durante tutto l’albo ma che vengono ripresi soltanto nel cliffhanger finale.

Come già detto per il #1 le aspettative per questo rilancio di Hellblazer erano discretamente alte ma né Simon Oliver né Moritat hanno fatto molto per mantenerle tali perdendosi già dopo soli due numeri in situazioni che vorrebbero essere un tributo al glorioso passato del personaggio, e recuperarne quegli elementi smarriti durante i New 52, ma che risultano prive di mordente.

Che sia Hellblazer la più cocente delusione del DC Rebirth?

VOTO: 5 

BATGIRL #2 di HOPE LARSON &  RAFAEL ALBUQUERQUE.

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Impostazione che vince non si cambia e Hope Larson continua anche con questo #2 a sviluppare la “sua” Batgirl strizzando un occhio al cinema di arti marziali – scelta insolita ma piacevolmente sorprendente – senza dimenticare il passato più “indipendente” di Barbara con alcune scene romantiche in compagnia di Kai, misterioso comprimario introdotto nel #1.

Tuttavia la scrittrice dimostra anche i suoi limiti: il ritmo dell’albo non è fluidissimo e alla fine delle 22 pagine ha aggiunto poco al plot seppur ha seminato molto sia in questo numero che nel precedente. Diluire la narrazione va bene, e la Larson si difende anche egregiamente riuscendo a rendere interessanti sia i momenti d’azione che quelli romantici, tuttavia con il prossimo numero sarebbe lecito aspettarsi una virata più decisa per far capire al lettore la vera direzione che il personaggio sta prendendo.

Vero highlight dell’albo sono ancora una volta le matite di un Rafael Albuquerque in grande spolvero sempre preciso sia nei layout che nelle anatomie e perfettamente a suo agio nel giocare con una estetica sempre a metà strada fra il classico e l’indipendente.

Batgirl – e la sua scrittrice – sembrano una serie dall’altissimo potenziale spetta quindi al lettore capire se investire o meno i propri soldi ed il proprio tempo per scommettere sulla buona riuscita della serie.

VOTO: 7

VERDETTO

  • In casella: Deathstroke
  • Da valutare: Batgirl
  • Da lasciare sugli scaffali: Blue Beetle, Hellblazer

 

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