Sono 4 gli albi recensiti per questa settimana.

La Week 11 del DC Rebirth è appannaggio dei disegnatori: Jim Lee fa il suo esordio su Suicide Squad mentre la nostra Emanuela Lupacchino disegna il one-shot d’esordio del nuovo corso di Supergirl.

Proseguo anche Harley Quinn e Batgirl & The Birds of Prey.

SUICIDE SQUAD #1 di ROB WILLIAMS, JIM LEE & JASON FABOK

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Battere il ferro finché è caldo. Suicide Squad, il film, sta facendo parlare di sé nel bene o nel male e quindi la DC ci va con i piedi di piombo realizzando di fatto un altro prologo alla serie con questo #1 sia non aggiunge assolutamente nulla rispetto a quanto letto quindici giorni con il one-shot Rebirth ma che dovrebbe fare dell’accessibilità il suo punto di forza.

Williams quindi re-introduce in concetto alla base della Task Force X, con lo sfondo del penitenziario di Belle Reve per avvicinarsi ancora di più a quanto visto sul grande schermo, usando Amanda Waller come voce narrante ed introducendo di sfuggita i membri della squadra per poi lanciarli velocemente in missione. Nulla di male se non fosse che l’albo, fra didascalie e battute francamente inutili e caratterizzazioni troppo forzate, perde già il suo interesse e le scarse 16/18 pagine disegnate da Jim Lee, che rappresentano la storia principale, scivolano via senza infamia né lode.

Nell’albo manca un vero punto focale – nel one-shot era stato prima il dialogo fra Waller e Obama e poi l’introduzione di Flag – con una missione presentata in maniera generica e senza troppo impegno e come già detto con una caratterizzazione dei personaggi che si perde in inutili orpelli – è proprio necessario mostrare Deadshot che sonnecchia durante il volo orbitale per far vedere quanto è figo? – così come erratiche sono le matite di un Lee a tratti davvero spaesato e palesemente imbrigliato in uno script scontato e che non lo esalta.

Si esalta invece Jason Fabok che nelle poche pagine a sua disposizione per la back-up story fa impallidire proprio il maestro Lee per sicurezza nel tratto e pulizia nella costruzione delle tavole. Nella back-up Williams rimaneggia le origini di Deadshot avvicinandosi a quelle cinematografiche già a loro volta leggermente rimaneggiate rispetto a quelle classiche.

Neanche una coppia di disegnatori stellari può salvare questo albo. Chi è uscito dal cinema ed è andato in fumetteria alla ricerca di Suicide Squad si troverà per la mani un albo privo di mordente, i vecchi lettori invece troveranno purtroppo la solita minestra riscaldata seppur bisognerebbe dare all’autore il beneficio del dubbio almeno per un altro numero…il futuro tuttavia sembra tutt’altro che roseo.

VOTO: 5 

HARLEY QUINN #2 di JIMMY PALMIOTTI, AMANDA CONNER & CHAD HARDIN

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Avevamo lasciato Harley Quinn 15 giorni fa dicendo che sarebbe stato inutile cambiare uno formula che si era rivelata per la DC più che vincente ed ecco puntuale il #2 confermare quanto detto.

L’improbabile apocalisse zombie che sta affliggendo Coney Island è in piena esplosione e la nostra Harley, con il suo folto cast di comprimari, dovrà difendersi alla bene e meglio fra una scena d’azione esilarante qui e una battuta sagace là con l’albo che culmina con un cliffhanger finale prevedibile ma efficace.

Rispetto al #1 di due settimane a soffrire è forse il penciller Chad Hardin che qui infatti viene aiutato da due filler che fanno un egregio lavoro tuttavia spostare la periodicità della serie da mensile a quindicinale potrebbe non giovare alla parte grafica che era uno degli aspetti più solidi della testata…

Cos’altro aggiungere? Nulla di nuovo all’orizzonte: i fans della serie continueranno a godere della scapestrate avventure orchestrate per il personaggio dal duo Palmiotti/Conner, i detrattori continueranno ad imputare una certa mancanza di profondità alla serie ed al personaggio.

Voi da che parte state?

VOTO: 7

BATGIRL & THE BIRDS OF PREY #1 di JULIE BENSON, SHAWNA BENSON & CLAIRE ROE

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Con questo #1 è evidente come Batgirl & The Birds of Prey sia un “cantiere aperto” per le due autrici ma anche per la disegnatrice.

Shawna e Julie Benson infatti non riescono ancora a trovare il bandolo della matassa pur avendo un approccio abbastanza lineare al plot, le tre Rapaci sono sempre alla ricerca della falsa Oracle, si perdono in inutili orpelli nel tentativo di essere accessibili ai nuovi lettori ma anche “profonde” per chi conosce i personaggi pasticciando con didascalie e dialoghi spesso forzati e ridondanti.

Tuttavia ci sono momenti positivi e godibili nella lettura ad esempio l’aver scelto come voce “narrante” Black Canary piuttosto che Batgirl, usata nel one-shot d’apertura, rendendo il tutto più ironico e sbarazzino così come il mischiare sapientemente la continuity più recente mostrando a viso aperto quelli influssi del DC YOU che rendono la narrazione frizzante ed appetibile anche al di fuori della semplice serie supereroistica.

Non sfugge a questa riflessione neanche la disegnatrice Claire Roe che alterna ottime tavole in cui il suo spirito indy prende il sopravvento ad altre in cui lo sforzo nell’uniformarsi sia nella costruzione che nelle anatomie ad un stile classico la penalizza incredibilmente basti vedere la brutta sequenza di combattimento fra Batgirl e Huntress davvero troppo rigida ed impostata.

Un albo in fin dei conti piacevole ed appetibile per i nuovi lettori ma ancora forse ancora troppo “acerbo” per lettori più navigati.

Al team creativo basterebbe concentrarsi su quello che riesce loro meglio per fare un salto di qualità.

VOTO: 6

SUPERGIRL REBIRTH #1 di STEVE ORLANDO & EMANUELA LUPACCHINO

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Supergirl e Steve Orlando: uno strano incrocio.

Da un lato la DC aveva chiuso la testata della Ragazza d’Acciaio poco prima che partisse la serie TV, eravamo ancora in epoca New 52, senza poi rilanciarla, del tutto a sorpresa, in era DC YOU; dall’altro un autore come Steve Orlando che proprio durante il DC YOU si era fatto notare con una serie sperimentale ed anticonformista dedicata a Midnighter.

Ecco quindi per le mani questo one-shot d’apertura per il nuovo corso di Supergirl che è bene dirlo non fa dell’accessibilità il suo punto di forza o meglio Orlando utilizza un approccio assolutamente intrigante ed inusuale: anziché ricalcare la serie TV ne prende alcuni elementi, li ricollega alla passata continuity e ci fornisce un prodotto con uno sfondo nuovo ma familiare e soprattutto dalle dinamiche tutte da esplorare.

Ritroviamo così Kara senza poteri – per chi c’era alla fine della cavalcata New 52 Supergirl aveva iniziato lì a perderli lasciando alla serie un finale “aperto” – che nel disperato tentativo di riottenerli si rivolge al DEO il tutto condito con qualche fugace accenno kryptoniano, ed i nuovi mostruosi effetti delle kryptonite rossa, perno delle scene d’azione.

Lo sfondo dicevamo è quello della National City vista in TV e Orlando si gioca anche bene la carta della identità segreta con un twist semplice ma efficace legato ai genitori adottivi, anche loro recuperati dalla serie TV, quello che però l’autore riesce a costruire sapientemente è la possibilità di fornire al personaggio una profondità maggiore rispetto a quanto visto negli anni precedenti, sia nella versione opera di Jeph Loeb che quella più arrabbiata targata New 52, proprio grazie alla possibilità di farla interagire con un cast nuovo ed in un ambiente “libero” dagli influssi del più rinomato cugino.

Ottima, come sempre, la prestazione di Emanuela Lupacchino alle matite con il suo tocco tondo, dinamico ma sempre preciso. Unica pecca forse le chine di Ray McCarthy che le appesantiscono e rendono troppo grezze in alcuni punti.

Con questo one-shot Orlando prepara il terreno per la “sua” Supergirl anche è costretto per il momento a non cesellare tutti i dettagli, l’utilizzo della passata continuity ma anche il voler riportare Kara alla scuole superiori ad esempio, tuttavia è il mix fra “ingenuità” Silver Age, background New 52 e inedite dinamiche a divertire ed incuriosire nuovi e vecchi lettori.

VOTO: 7

VERDETTO

  • In casella: –
  • Da valutare: Harley Quinn, Supergirl
  • Da lasciare sugli scaffali: Batgirl & The Birds of Prey, Suicide Squad
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