Continua il Rebirth con una ricca decima settimana.

La decima settimana del Rebirth porta con sé uno degli esordi più attesi ovvero All-Star Batman che vede il ritorno di Scott Snyder su Batman, ma non solo vista anche la presenza di Deathstroke, con un altro ritorno quello di Christopher Priest storico autore dietro una delle run fondamentali della Marvel su Pantera Nera, ed il debutto della misteriosa Superwoman.

Ci sono anche due #1: Red Hood & The Outlaws e New Super-man.

ALL-STAR BATMAN #1 di SCOTT SNYDER, JOHN ROMITA Jr. & DECLAN SHELVEY

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Dopo 10 settimane sembra quasi ridonante ripetere che l’idea alla base del Rebirth è un ritorno agli elementi storici, classici e/o familiari per personaggi e testate.

Ma cosa significa effettivamente ritornare “alle origini”? Un eroe, un cattivo, uno sfondo in cui muoversi.

Eccola la ricetta essenziale di All-Star Batman che sancisce il ritorno di Scott Snyder – vero e proprio totem sia dal punto di vista di critica che commerciale per la DC durante l’era New 52 – su quel Batman che lo ha consacrato definitivamente negli ultimi anni. ASB ruota infatti, in un inedito scenario on the road, sulla semplice dicotomia che vede Batman scortare un misterioso villain in una imprecisata location – nel mezzo un ricompensa promessa dal nostro villain a chi lo aiuterà a fuggire dalla custodia dell’eroe.

Snyder gioca subito e bene le sue carte: una narrazione “a ritroso” che rende il plot tanto ritmato da poterne svelare i momenti focali in maniera azzeccata – compreso quello finale inaspettato e assolutamente da approfondire – condita da azione mai fine a sé stessa con quel pizzico di esagerazione che rende il tutto più hollywoodiano. Lo scrittore però dimostra di non essere entrato ancora in quella fase di auto-citazionismo che affligge alcuni dei suoi colleghi più veterani riuscendo da un lato a rinnovare grazie a poche semplici ed efficaci scene e battute un villain – il cui ultimo utilizzo efficace dovremmo ricercarlo al cinema – e dall’altro a fornire una nuova interpretazione intelligente, efficace, “profonda” di Batman che si evolve al di là dell’ormai abusato stereotipo del vendicatore imbronciato.

Da menzionare anche l’ottima backup story che chiude l’albo con protagonista Duke Thomas, personaggio visto a più riprese sulla maggior delle testate batmaniane, e che Snyder sta facendo crescere lentamente. Qui Batman propone al suo nuovo “sidekick” un addestramento i cui presupposti sembrano voler aggiungere un nuovo tassello di retcon anche al passato del Cavaliere Oscuro. Matite di Declan Shalvey ottime come ci ha già abituato il penciller e che fanno hanno da contrasto a quelle della storia principale.

Snyder è orfano in questa nuova avventura batmaniana del fido Greg Capullo, pausa momentanea per il team creativo che dovrebbe presto tornare insieme su un nuovo progetto, e trova nel veterano John Romita Jr. un più che valido partner: se per molti JRJr. è un artista ormai in fase calante dovrà ricredersi con queste tavole – graziate anche è bene sottolinearlo da chine stratosferiche di Danny Miki – bilanciate anche e soprattutto anatomicamente, costruite in maniera meno consona rispetto a quanto visto ad esempio in tempi recenti su Superman ma soprattutto capaci di dare quel senso di eccentricità che si sposa alla perfezione con il villain scelto dallo scrittore e fornisce un Batman meno ipertrofico ma più atletico quasi a voler riprendere le interpretazioni di maestri quali Neal Adams o Jim Aparo dal gusto tipicamente settantiano.

All-Star Batman è un eccellente starting-point per nuovi lettori, ed anche per chi aveva abbandonato le avventure del Cavaliere Oscuro, ma è soprattutto una ventata d’aria fresca per i vecchi lettori.

VOTO: 8,5

DEATHSTROKE #1 di CHRISTOPHER PRIEST & CARLO PAGULAYAN

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Di tutti gli albi che compongono il Rebirth fino a questo momento Deathstroke è senz’altro il più complesso. Un narrazione in media res incastrata fra una serie di flashbacks il tutto funzionale a (ri)presentarci Deathstroke uno dei personaggi più sottoutilizzati, per non dire banalizzati, degli ultimi anni in casa DC.

Il ritorno di Priest alla DC quindi è un albo densissimo: nei flashbacks il giovane Slade Wilson è un padre assente e violento – recuperando così quel “rapporto” con i figli che è parte della legacy del personaggio e della DC basti ricordare il seminale The Judas Contract – mentre sullo sfondo di un delle più classiche missioni in Africa per abbattere il solito signore della guerra Deathstroke deve terminare il villain Clock King in una versione vecchia e stanca.

E’ nel dialogo fra i due il cuore dell’albo, dialogo sulla natura del tempo e sugli effetti che questo ha sulla coscienza di un uomo come Wilson soldato prima e mercenario poi.

C’è azione ovviamente ma la serie sembra voler virare piuttosto su una intima esplorazione della natura umana scelta che per certi versi mi ha ricordato alcuni passaggi di American Sniper di Clint Eastwood.

Priest trova un ottimo partner in Carlo Pagulayan, le sue matite infatti, che ricordano lo stile di Ivan Reis, riescono a rendere molto bene la tensione emozionale delle scene più complesse ma anche a risultare plastiche nelle scene d’azione anche grazie ad una costruzione della tavola che gioco con un contrasto fra verticalità ed orizzontalità.

Questo #1 come già detto è complesso ed assolutamente non è uno starting point adatto per chi cerca una versione del personaggio simile a quella vista in TV o nei videogames ma al contrario è un inizio intrigante per nuovi e vecchi lettori che vogliono esplorare il concetto stesso di villain.

VOTO: 7

NEW SUPER-MAN #2 di GENE LUEN YANG & VIKTOR BOGDANOVIC

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Dopo un primo numero abbastanza interlocutorio le intenzioni di Gene Luen Yang si fanno più chiare con questo secondo numero di New Super-man; lo scrittore infatti aggiusta il tiro ma l’albo, e la serie di conseguenza, sono lontani dal centrare il bersaglio.

Il corpo centrale di questo secondo numero è incentrato sulle difficoltà di Kong Kenan ad adattarsi ai nuovi poteri e alla vita al servizio del Ministry of Self Reliance, difficoltà che viene concretizzata nei dialoghi con protagonisti Bat-man e Wonder Woman. Il tono dell’albo è così molto leggero ma anche molto scontato nella misura in cui lo scrittore sembra essersi fermato agli anni ’80: non si può ad esempio giocare il contrasto fra Kenan e Bat-man ancora fra il bullo ed il nerd così come il cliffhanger finale ha il sapore della banalità.

Le influenze sono del tutto apprezzabili, prima fra tutte la mitica JLI di Giffen e DeMatteis, ma il risultato è quello di voler riproporre in maniera “superata” vecchi temi.

Yang non riesce quindi a rendere preponderanti alcuni istanze che invece meriterebbero maggior approfondimento come l’idea della cospirazione politica o l’idea della Cina come “paese dell’imitazione” che invece potrebbero essere presentate, con l’arma del tono leggero, ad un pubblico giovane in maniera più intelligente.

Leggermente in affanno anche Viktor Bogdanovic alle matite che in questo secondo numero è meno preciso ma dimostra sempre di avere interessanti margini di miglioramento, che questa serie sia “palestra” per un incarico di primo piano?

In definitiva New Super-man assume i toni dell’occasione sprecata e come già detto per il #1 è incredibile come un autore come Yang abbia così tante difficoltà nel trovare la strada giusta per raccontare una storia con protagonisti super-eroi.

VOTO: 4,5

RED HOOD & THE OUTLAWS #1 di SCOTT LOBDELL & DEXTER SOY

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Le vibrazioni positive ed incoraggianti del one-shot d’esordio continuano in questo #1 per RH&TO.

Lobdell infatti continua a servirsi di Jason Todd come unico perno per la narrazione iniziando ad arricchire il plot dei primi dettagli: avevamo lasciato Red Hood infatti pronto ad infiltrarsi nel sottobosco criminale di Gotham ed in questo albo scopriamo il villain  che sta sconvolgendo gli equilibri della città.

Il plot non è effettivamente originalissimo ma spesso non è quello che si racconta ma come lo si racconta a fare la differenza: l’albo scorre rapido, strutturato molto bene tanto da giocarsi in maniera impeccabile il cliffhanger finale.

Il lavoro di Lobdell non è perfetto però: questo numero #1 risulti meno fresco rispetto al one-shot di 15 giorni fa con lo scrittore che calca più la mano su quella esagerazione che ha fatto esasperare i lettori durante i New 52 – come il lungo prologo dell’albo affidato a Ma’ Gunn – e diluisce forse eccessivamente il plot – ancora flashbacks sul periodo in cui Jason vestiva i panni di Robin –  ma, oltre il già citato cliffhanger finale, è da apprezzare anche la rivisitazione “romantica” di un villain utilizzato spesso negli ultimi anni ma che ha sempre faticato a trovare una propria identità.

In ascesa Dexter Soy che offre una prova più che convincente qui impegnato in molte scene d’azione ma anche in alcune ottime splash-pages con protagonista Gotham.

E’ ancora difficile dire se RH&TO è una piacevole rivelazione o un fuoco di paglia ed il motivo principale è che Lobdell tarda ad inserire nel plot tutti i protagonisti non facendoci testare il polso di quella dinamica di gruppo del tutto inedita fra Red Hood, Artemis e Bizzarro.

VOTO: 6,5

SUPERWOMAN #1 di PHIL JIMENEZ

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Superwoman è un’altra testata che nasce direttamente dalle ceneri del Superman New 52 e più specificamente dalla sua dipartita. Senza entrare troppo nello specifico una parte dei poteri di quel Superman sono finiti in Lois Lane – versione New 52 ovviamente.

La spina dorsale dell’albo è l’esordio pubblico di Superwoman e l’immediato “scontro” con Lex Luthor con Phil Jimenez che riesce a tirare fuori dal cilindro un plot incredibilmente solido giocando innanzitutto con una inedita dinamica fra Lois e Lana Lang, sempre versione New 52, che funge da mentore per la nuova potenziata Lois, e bilanciando azione e twist come la comparsa di una seconda Superwoman o come il cliffhanger finale.

Jimenez riesce poi ad flettere perfettamente il suo stile alle esigenze del plot, in una impostazione prettamente classica delle tavole, diventando più cinematografico quando si entra nel vivo dell’azione prediligendo invece inquadrature ravvicinate quando deve dare respiro ai personaggi enfatizzandone così i dialoghi.

Difficile non giudicare positivamente questo Superwoman #1 che mi ha effettivamente spiazzato per solidità e qualità delle scene d’azione, le migliori probabilmente di tutto il Rebirth, tuttavia è impossibile non tenere a mente le “premesse” da cui parte la serie, premesse che come ribadito più volte la DC ha “imposto” in maniera frettolosa e che per il momento il timoniere della Superman Family, Peter J. Tomasi, sta legittimando con un lavoro stratosferico.

Spetterà ora ad ogni singolo lettore decidere il destino di questa testata: bocciarla o andare al di là delle premesse sopracitate e godersi una serie che dal punto di vista “tecnico” è assolutamente ineccepibile.

VOTO: 7,5

VERDETTO

  • In casella: All-Star Batman
  • Da valutare: Deathstroke, Red Hood & The Outlaws, Superwoman
  • Da lasciare sugli scaffali: New Super-man
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