Sergio Algozzino:” Musica e disegno sono parte dell’istinto primitivo” [INTERVISTA]

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Il fumettista Sergio Algozzino ci parla del suo lavoro e della sua ultima opera edita dalla casa editrice Tunuè: Storie di un’attesa.

Nato a Palermo nel 1978, inizia la sua carriera sulla rivista a fumetti di Piccoli brividi della Panini Comics per poi collaborare nel corso degli anni con importanti case editrici italiane, francesi e americane.

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Della sua produzione ricordiamo il volume Hellzarockin che segna il punto di partenza della salda e duratura collaborazione con la casa editrice Tunuè, scritto da Gianluca Morozzi e disegnato da Giulia Sagramola, Michele Petrucci, Jacopo Vecchio, Bianca Bagnarelli e Sergio Algozzino, che realizza l’episodio su Ozzy Osbourne.

Successivamente sempre Tunuè disegna nel 2013 Dieci Giorni da Beatle, fumetto ispirato alla vita di Jimmy Nicol; poi nel 2014  realizza il volume Memorie a 8bit e infine nel 2016 pubblica Storie di un’Attesa, la sua ultima fatica a fumetti, un volume da lui stesso definito come “Il Sabato del Villaggio palermitano” ( di cui trovate la nostra recensione a questo indirizzo).

Per quanto riguarda invece la sua carriera di colorista oltre al lavoro svolto per la serie di Monster Allergy, è attivo anche per le miniserie X-Campus e Young Strange (Marvel Comics/Red Whale/Panini Comics) e lavora a numerose copertine per 001 Edizioni, Sergio Bonelli Editore e Panni Comics.

Oltre ad essere un autore, è anche insegnate presso la Scuola del Fumetto di Palermo e nel 2003 fonda il GruppoTrinacria e, nel 2006, il portale didattico Kinart.

Sergio Algozzino benvenuto su MangaForever.

Vorremo iniziare col chiederti di ripercorrere insieme a noi le tappe più importanti che hanno contraddistinto la tua carriera e gli autori che ti hanno maggiormente ispirato nel tuo percorso professionale e nell’intima ricerca di uno stile proprio.

Tante. Troppe. Ormai sono vecchio e la memoria vacilla. Scherzo. Ma purtroppo ho risposto così tante volte a questa domanda che mi sento un po’ di sminuirla. Ho fatto un percorso abbastanza classico: liceo artistico,  Accademia di belle arti, fanzine, prime pubblicazioni importanti, il tutto passando dal realistico all’umoristico.

Poi arrivò Pioggia d’estate, il mio primo libro a fumetti, e le cose cambiarono. Non volevo raccontare storie seriali ma in base alla mia voglia del momento. Il disegno è sempre stato solo uno strumento per permettermi di farlo, adattandosi ai vari momenti. Amo il fumetto e amo parlarne,  e amo innumerevoli artisti, e sono in debito con tutti loro. Lo stile arriva da sé, è soltanto la risultante di tutti i tuoi maestri insieme al proprio istinto.

Ed eccomi qui, con  Storie di un’attesa.

Parliamo appunto di questa tua ultima opera arrivata da pochissimo sugli scaffali delle librerie, “Storie di un’attesa”. Puoi dirci qualcosa sulla nascita e lo sviluppo di questa incredibile storia avvolta dalla calda brezza della tua terra, la Sicilia?

È un libro su uno stato emozionale molto particolare. Il concetto è molto da Sabato del Villaggio, riadattato a Palermo, che ne è lo scenario incontrastato. Saranno tre storie concatenate, in tre epoche differenti, costruite a ritmo alternato, e ognuna di esse porta alla stessa conclusione, ovvero che siamo tutti più impazienti, più frenetici, e non importa se abbiamo vissuto un’epoca in cui, senza internet e smartphone, si “aspettava” ancora molto, perchè ormai siamo tutti così.

Poi ho messo dentro tanti altri elementi che volevo sviluppare prima o poi, con una approfondita ricerca sulla Palermo degli anni 40, e su certe comunità, con certe abitudini. È stato un viaggio bellissimo, con grandi sorprese e straordinarie coincidenze, e ci ho messo tutto me stesso.

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Storie di un’attesa è solo l’ultima di una serie di pubblicazioni con la Tunuè. Come è nata la fortunata e proficua collaborazione con la nota casa editrice di Latina, tra le più importanti protagoniste nella produzione di graphic novel in Italia?

Abbiamo iniziato a collaborare molti anni fa, letteralmente ai loro esordi, con un mio saggio sul disegno del fumetto (tutt’a un tratto).  Dopo è nata Mono, creata insieme a Marco Rizzo, e infine tutti gli ultimi libri.

Oltre alla passione per il fumetto coltivi anche quella per un’altra forma d’arte, la musica. In che modo quest’ultima ha influenzato la tua creatività entrando da protagonista o da comparsa nelle tue opere?

È stato tutto molto facile. Amo i fumetti e amo la musica. Sono continuamente in cerca di spunti per nuove storie e mi innamoro molto facilmente di un sacco di idee. La musica ne è un ottimo contenitore, oltre che molto simile per intenti emotivi a quello che ricerco. Musica e disegno sono parte dell’istinto primitivo di ogni essere umano, prima delle parole.

Ringraziamo Sergio Algozzino augurandogli il meglio per la sua carriera.

Da ultimo, che consigli ti sentiresti di dare ai giovani che decidono di intraprendere il percorso per diventare autori? In che modo fronteggiare le difficoltà e la concorrenza?

Con la sincerità. La tecnica possiamo appenderla tutti, basta un po’ di esercizio.

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