Da Star Comics un’opera che racconta la “realtà di Fukishima”

“Scusate ma userò uno pseudonimo. Mi chiamo Kazuto Tatsuta e lavoro alla centrale nucleare di Fukishima Dai-ichi della ditta Tepco.”

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Grazie a Star Comics arriva in Italia un manga particolare, una sorta di reportage-diario che racconta attraverso l’esperienza diretta dello scrittore la quotidianità di chi lavora per mettere in sicurezza l’impianto nucleare giapponese che 5 anni fa fu gravemente danneggiato dallo tsunami che colpì il Giappone.

Da allora Fukushima è diventato sinonimo di tragedia, paura e anche un mistero irrisolto.

Per questo le pagine del diario di Kazuto Tastuta sono una testimonianza preziosissima che getta luce sull’effettiva pericolosità del nucleare e su tutto ciò che i media hanno taciuto.

Questa sorta di registro di lavoro della centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi comincia con la presentazione dell’autore, un operaio che ha lasciato Tokyo per andare a lavorare – e registrare quanto accade – presso l’impianto distrutto dallo tsunami del 2011 per metterlo in sicurezza e con una precisazione: nessuno degli addetti che vi lavora lo chiama Fukushima Dai-ichi, ma bensì 1F, traslitterato Ichi Efu.

Il lettore si immerge così in una realtà vivissima: vestendosi, camminando e andando al lavoro con l’autore scopre moltissime cose: Ichi Efu non è un girone infernale, ma un luogo in cui gli operai vivono un’attenta routine per proteggersi dalle radiazioni.

Una buona parte della loro giornata viene infatti spesa vestendosi di strati protettivi: tute Hazmat, guanti, stivali e maschere con filtri. Persino gli interni di autobus e furgoni sono coperti in plastica. Gli operai non possono parlare con i giornalisti perché i loro capi li farebbero licenziare….

Tutte notizie con cui il manga offre uno spaccato di vita reale e uno sguardo raro alla centrale nucleare che ha subito tre crolli dopo lo tsunami del 2011 e che ci vorranno decenni per smantellare.

Un diario che rappresenta un’occasione per informarsi su quello che accade realmente all’interno di questi impianti da sempre avvolti da un alone di mistero e paura, che comunque non è stato concepito per prendere alcuna posizione sul dibattito sul nucleare, ma è semplicemente il racconto genuino di ciò che significa lavorare lì.

1F è altresì una fotografia obbiettiva ed esaustiva delle dinamiche e dei rapporti complessi che si intrecciano tra coloro che fanno un lavoro ad altissimo rischio. E considerato lo stretto riserbo che i giapponesi hanno sempre tenuto riguardo l’incidente e il funzionamento della centrale, vale davvero la pena darvi una lettura.

L’autore usa uno pseudonimo per evitare problemi lavorativi. Attraverso il suo racconto, lucido, dettagliato, puntuale scopriamo che il lavoro alla 1F è sorprendentemente simile ad altri lavori di costruzione, che porta con sé i suoi rischi, così come succede per qualsiasi altra professione.

La storia di Tatsuta, completa di disegni degli edifici del reattore in frantumi, di confusione di tute, mezzi, corpi, guanti zuppi di sudore è il quadro dettagliato e vivido di una routine precisa. Per l’area di sosta aleggiano spesso le risate dei colleghi, il cibo e le bevande abbondano, ma non ci sono servizi igienici per lavarsi.

Una specie di cameratismo, in cui gli operai la maggior parte di loro del posto e quindi più coinvolta emotivamente dell’autore che invece è di Tokyo, lavora con la consapevolezza di stare facendo quando in proprio potere per servire al meglio il Paese e per tenere al sicuro i suoi abitanti.

Dai loro dialoghi si percepisce il rammarico per l’effettiva coltre di mistero che sembra avvolgere l’incidente e l’impossibilità a spiegare come stanno davvero le cose.

Be’, Kazuto Tatsuta ci è riuscito, alla maniera di Verga che nelle sue opere faceva parlare la Sicilia senza intervenire personalmente, ha fatto parlare a gran voce l’enigmatica Ichi Efu.

Lettura interessante e consigliata.

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