22/11/63 di Stephen King: la recensione della mini-serie TV!

Pubblicato il 12 Aprile 2016 alle 20:00

Su Fox ha finalmente debuttato l’attesissima mini-serie 22/11/63, tratta dall’omonimo romanzo del re del brivido, Stephen King.

Grazie al servizio internet di video on demand, la storia del viaggio nel tempo di Jake Epping è diventata una serie televisiva con nomi altisonanti fra i produttori esecutivi: J.J. Abrams, Bryan Burk, Bridget Carpenter e il the one and only Stephen King, padre di tanti capolavori della letteratura contemporanea.

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Dopo i numerosissimi adattamenti cinematografici e televisivi (più o meno riusciti) tratti dalle sue opere passate, anche uno dei romanzi più recenti del prolifico scrittore del Maine è stato messo in scena: 22/11/63 racconta l’avventura di un uomo che torna agli albori degli anni ’60 per impedire l’assassinio del presidente John F. Kennedy.

Il volto del protagonista è quello del candidato al premio oscar James Franco, dalla faccia pulita (a parte l’orribile pizzetto che sfoggia nel presente) e lo sguardo vispo. Il comprimario di questo primo episodio è il veterano e sempre verde Chris Cooper, che interpreta Al Templeton, il proprietario della tavola calda che nasconde la tana del bianconiglio.

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Ma quella a Lewis Carroll è solo una strizzatina d’occhio, un omaggio amichevole di King e degli sceneggiatori. Una volta entrato lì dentro il protagonista non avrà a che fare con conigli con più rotelle nell’orologio che nel cervello o perfide regine, bensì con paradossi temporali e inquietanti avvertimenti.

Ritorno al Futuro negli anni ’60 condito con un po’ di indagini da guerra fredda, insomma. Non esattamente.

Ci sono delle regole: per esempio, una volta nella buca, il protagonista tornerà sempre alla stessa ora dello stesso giorno di quel lontano 1960; non importa quanto deciderà di rimanere nel passato, ogni volta che tornerà nella sua epoca, nel presente saranno passati soltanto due minuti; infine, last but not least, passando nuovamente attraverso la buca del bianconiglio, ogni modifica al passato fatta nel viaggio precedente verrà azzerata.

Poi bisogna tener bene a mente una cosa: il passato non vuole essere cambiato. “Se provi a fottere il passato, il passato fotterà te”, per riciclare l’avvertimento che Al dà al nostro protagonista prima di affidargli la più importante delle missioni, che lui non è riuscito a compiere (il passato lo ha fatto ammalare di cancro, fra le altre cose): tornare nel 1960, aspettare tre anni a Dallas e impedire che Lee Harvey Oswald assassini JFK.

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Se volete spiegazioni di fisica teorica applicata ai viaggi nel tempo, siete nel posto sbagliato. E siete nel posto sbagliato anche se avete una passione per i discorsoni filosofici riguardo la moralità di plasmare un mondo sfruttando l’effetto farfalla. Per l’americanissimo Al Templeton, i libri di storia non potrebbero essere più chiari: il nostro mondo è una merda perché JFK è morto; salvandolo, sarà il Paradiso.

Se accettate questa premessa il gioco è fatto.

Il primo episodio, diretto da Kevin Macdonald (regista premio oscar nel 2000 per il miglior documentario, e celebre per aver diretto L’Ultimo Re di Scozia e il buon State of Play, con Russle Crowe e Ben Affleck) scorre che è una meraviglia, con tanta telecamera a mano e ampio uso del carrello. Riuscitissima la panoramica di 270° durante la prima visita nel passato, che ha il compito di illustrarci un mondo completamente diverso rispetto a quello cui i primi minuti ci avevano abituato, e la nostra espressione è la stessa del protagonista nell’ammirare un’epoca così innocente prendere vita di fronte a noi.

L’uomo del latte che rompe le bottiglie e esclama “Oh cavoli, guarda che ho combinato!” fa ridere perché non siamo più abituati a parlare in questo modo. I colori sgargianti delle auto rosa e azzurre ci colpiscono perché quegli anni erano più saturi e raggianti di quanto non lo siano i nostri, grigi e cupi.

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Eppure nemmeno gli anni ’60 sono tutte rose e fiori, come il protagonista scopre nel corso di questo episodio dalla durata speciale di 81 minuti (le altre puntate rientreranno nei 55/60 canonici).

22/11/63 promette di essere molto più un thriller investigativo che uno sci-fi, mantenendo esattamente le atmosfere misteriose del racconto di King, con alcuni elementi da commedia davvero esilaranti (provate voi a spiegare cos’è un Iphone a qualcuno degli anni ’60!).

Ci sarà da divertirsi.

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