Quando nel 2013 era arrivato nelle case dei videogiocatori Tomb Raider, il reboot della saga con protagonista la bella Lara Croft era parso chiaro che Crystal Dynamics per tenere ancora in vita lo storico franchise aveva deciso di correre qualche rischio.

Tre anni fa era infatti iniziata un’operazione di svecchiamento del brand, che dopo qualche anno di lavorazione ed un po’ di botulino aveva tentato di riportare la giovane archeologa ai fasti del passato.

Rise of the Tomb Raider, approdato ora su PC finito il periodo di esclusività per Xbox One, è il prosieguo della scommessa della software house californiana.

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L’EREDITA’ DELL’AVVENTURA

“You can do it Lara. Afterall, you’re a Croft” diceva Roth, padrino di Lara, nel primo capitolo del rinnovato Tomb Raider. E’ proprio questa la verità fondamentale attorno alla quale si basa il nuovo titolo di Crystal Dynamics, che racconta un viaggio in terre fredde e traumi del passato.

D’altronde fin dall’inizio sono molti i rimandi all’infanzia e al rapporto col padre dell’affascinante archeologa, così come abbondano anche le citazioni riguardo la precedente avventura vissuta dai giocatori nella pericolosa isola di Yamatai.

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Il gioco si apre con un inquadratura a dir poco meravigliosa, mentre Lara sta osservando le montagne siberiane, così affascinanti eppure così inospitali, come scopriremo a nostre spese nel corso dell’avventura. Insieme a lei c’è anche Jonah, uno dei sopravvissuti alle tragiche vicende accadute nell’isola governata dalla regina Himiko e raccontate nel precedente capitolo della serie.

Si parte così, tra arrampicate che ci danno la possibilità di ammirare gli stupendi scorci che si presentano ai nostri occhi e fughe adrenaliche per sfuggire alla violenza della natura.

Conclusasi questa sorta di prologo si passa dal freddo della Russia Orientale all’assolata Siria, in un flashback ambientato due settimane prima, in cerca della tomba di un misterioso profeta, ossessione anche del defunto padre della protagonista.

Egli è infatti collegato alla fonte dell’immortalità, al centro dei desideri dell’umanità e capace di garantire incredibile potere a chiunque ne entri in possesso. Putroppo le cose non vanno come dovrebbero e ci appare quindi chiaro il perché dovremo dirigerci in Siberia alla ricerca del magico artefatto; la presunta tomba del profeta è in realtà vuota e alle nostre calcagna vi è una tanto misteriosa quanto pericolosa società segreta: la Trinità.

Inizia così un’avventura che ci costringerà ad affrontare non solo le pericolose milizie che affollano le terre russe ma anche la Natura stessa, imparziale e crudele verso tutti coloro che si addentrano in territori così selvaggi.

Purtroppo nel corso delle oltre 15 ore necessarie al completamento della campagna (noi ce ne abbiamo messe 17 con un tasso di completamento del gioco del 65%) la trama non sempre si rivela all’altezza delle aspettative instillate nel giocatore dall’entusiasmante inizio del gioco.

In particolare risulta poco bilanciata soprattutto dopo le prime 4/5 ore di gioco, passando in alcuni casi in secondo piano rispetto all’esplorazione degli scenari.

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Chi si sarebbe aspettato da Rise of the Tomb Raider un titolo maturo, incentrato magari sulla psicologia della protagonista (come molti avevano immaginato dal primo trailer) si troverà parzialmente deluso.

Il seguito del reboot uscito nel 2013 è semplicemente il racconto di una delle prime imprese della giovane Lara, un vero peccato perché molti spunti presentati dagli sviluppatori e poi non sviluppati sarebbero stati particolarmente interessanti da seguire.

Un po’ come era successo anche nel precedente capitolo i ragazzi di Crystal Dynamics non sono riusciti completamente a convincere dal punto di vista narrativo, portando nei nostri PC una storia sì interessante ma ben poco innovativa ed originale.

E’ vero che in un contesto popolato dalle avventure di personaggi come Indiana Jones e Nathan Drake il compito che gli sviluppatori si erano proposti risultava particolarmente ambizioso, tuttavia la scrittura di determinati personaggi ed alcuni colpi di scena non ha di certo contribuito ad aumentare il valore dell’intera produzione.

A partire dal cattivo di turno, Konstantin, molti dei personaggi presenti non sono ben caratterizzati, anche a causa dell’incomprensibile scelta del team di sviluppo di inserire informazioni importantissime nei collezionabili, una delle quali è assolutamente necessaria per la completa comprensione degli eventi narrati.

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Resta quindi qualche dubbio al termine del gioco, insieme ad una serie di rimpianti per elementi che avremmo voluto veder presenti, ma nonostante tutto ciò dopo 15 ore di gioco Rise of the Tomb Raider riesce a divertire per tutta la durata dell’avventura, regalando anche qualche sorpresa e interessante anticipazione nel finale.

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