Batman: Una Morte in Famiglia – RECENSIONE

Pubblicato il 17 Dicembre 2015 alle 11:15

Arriva DC Best, la nuova collana dedicata alle saghe più importanti della DC Comics! E si comincia con una delle bat-sequenze più discusse e controverse di sempre: Morte in Famiglia! Cosa accadrà al tormentato Jason Todd quando si metterà alla ricerca di sua madre? Ce lo spiegano Jim Starlin e Jim Aparo!

Dopo DC Comics Presenta, incentrata sulle produzioni classiche dei DC Heroes, Lion propone una nuova collana, DC Best, dedicata ad alcune delle sequenze più rilevanti realizzate negli anni ottanta e novanta. Si apre con una delle storie di Batman più discusse e controverse di sempre: Morte in Famiglia. Originariamente pubblicata nei nn. 426-429 di Batman, suscitò un putiferio per una svariata serie di ragioni. La trama ruota intorno alla figura di Jason Todd, il secondo Robin, colui che prese il posto di Dick Grayson come sidekick del Cavaliere Oscuro.

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Jason non fu mai troppo amato dai lettori che lo considerarono la copia sbiadita del suo predecessore. Nel contesto post-Crisis il suo passato fu modificato e divenne un ex ladruncolo orfano che si redimeva accettando la guida di Bruce Wayne. Tuttavia, nemmeno questo escamotage funzionò e buona parte dei bat-fan continuarono a non gradirlo. La DC allora decise di ideare una story-line incentrata su di lui, rendendosi nello stesso tempo responsabile di un’iniziativa discutibile. A un certo punto della trama, infatti, Jason è in fin di vita. La DC propose quindi un sondaggio telefonico (internet non era ancora molto diffuso) imperniato sulla fatidica domanda: Jason deve salvarsi o no?

Le risposte dei lettori furono impietose e la maggioranza optò per la sua morte. Parecchi criticarono la DC poiché fece leva sugli istinti più bassi dei bat-fan ma, dal punto di vista pubblicitario, la cosa funzionò e Morte in Famiglia ebbe un ottimo riscontro di vendite. La vicenda rappresenta forse il culmine della tendenza ‘morte e disperazione’ degli anni ottanta. Scritta dal veterano Jim Starlin, leggendario autore di Captain Marvel, Warlock e altri fumetti dai toni cosmici e visionari, ha un ritmo veloce e sincopato ma non è priva di difetti.

Bruce Wayne si rende conto che Jason è emotivamente instabile e poco indicato per ricoprire il ruolo di Robin . Decide perciò di non avvalersi del suo aiuto, almeno per un periodo. Il ragazzo scopre in maniera fortuita che la donna che riteneva essere sua madre era di fatto la sua matrigna. Si mette quindi alla ricerca di quella vera, senza sospettare che ciò lo porterà a incrociare le strade del temibile Joker, coinvolto in azioni illegali con alcuni terroristi islamici. E da questo momento le cose si faranno sempre più preoccupanti. Jason, infatti, incontrerà sua madre ma non avrà il tempo di gioire. E in seguito Batman si confronterà con il suo peggior nemico, ansioso di vendicarsi.

Non spoilero nulla se rivelo che Joker ucciderà Jason (e con il senno di poi è un evento di poco conto poiché tutti sanno che Jason è tuttora in circolazione nelle vesti di Cappuccio Rosso) e che lo scontro tra il Clown del Crimine e il Detective Incappucciato si farà aspro. Jim Starlin delinea una trama che si legge con piacere, purtroppo compromessa da esagerazioni e da trovate veramente ridicole: la madre di Jason si comporta, infatti, in maniera poco credibile; le pagine imperniate sull’uccisione di Robin da parte del Joker sono di cattivo gusto e risultano gratuite; e l’inserimento nella trama addirittura dell’ayatollah Khomeini sfiora il ridicolo.

Non mancano tuttavia pure i motivi di interesse: Starlin, per esempio, anticipa con inquietante preveggenza il clima di terrore oggi dilagante, relativo alla minaccia del terrorismo islamista, all’epoca non ancora emersa in maniera evidente. L’autore non è del resto compromesso da remore politically correct. Gioca inoltre con il DCU, utilizzando la perfida Lady Shiva e facendo apparire Superman. E riesce a descrivere abilmente le opposte psicologie di Bats e Supes, nella maniera già impostata da Frank Miller. Clark è il classico boy-scout ligio al dovere e rispettoso delle istituzioni; Bruce, invece, è convinto che le leggi non sempre siano sinonimo di giustizia e agisce di conseguenza.

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I disegni sono di Jim Aparo, nome storico della DC dal tratto classico e un po’ legnoso. Pur efficace, il suo stile non colpisce più di tanto e il penciler si limita a svolgere un lavoro funzionale, nella media, senza rivelare inventiva nel lay-out e nella caratterizzazione visiva dei personaggi. Forse sarebbe stato preferibile dare il via a DC Best con un’opera migliore. In ogni caso, Morte in Famiglia ha comunque una sua rilevanza storica.

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