Superman – Le Storie di Alan Moore – Edizione Assoluta – recensione

Pubblicato il 10 Marzo 2011 alle 16:20

Superman – Le Storie di Alan Moore – Absolute

Autori: Alan Moore (testi), Dave Gibbons, Curt Swan, Rick Veitch (disegni)
Casa Editrice: Planeta De Agostini
Provenienza: USA
Prezzo: € 15,95, 21,2 x 32, p. 128, col.
Recensione


Dopo il successo planetario di Watchmen, qualsiasi cosa scritta da Alan Moore prima del sopraccitato capolavoro è stata oggetto di una febbrile ricerca da parte dei fans del Bardo di Northampton. È accaduto con le storie di Capitan Bretagna realizzate per la Marvel UK, e pubblicate in Italia da Panini, e per innumerevoli altri comics, sia mainstream sia underground, venuti fuori dalla geniale mente del Magus.

Lo stesso vale per gli episodi di Superman che Alan scrisse in era pre-Crisis, nel periodo in cui iniziava a rivoluzionare e svecchiare il fumetto statunitense con Swamp Thing. E proprio le produzioni dedicate al personaggio che ha dato vita al genere supereroico sono incluse nell’edizione assoluta del volume Superman – Le Storie di Alan Moore, appunto.

Coloro che si aspettano l’eversione di Watchmen o V For Vendetta rischieranno di rimanere delusi. Le trame di Superman ideate da Moore, infatti, hanno un’impostazione molto classica; ciò non significa, però, che non siano valide; sono, anzi, annoverate tra le migliori storie di Superman di tutti i tempi e non è un’esagerazione.

‘Per l’Uomo che Aveva Tutto’, tratto da Superman Annual n. 11 e impreziosito dalle matite del Dave Gibbons di Watchmen, vede l’Uomo d’Acciaio, coadiuvato da Batman, Robin e Wonder Woman, alle prese con il terribile Mongul e con una specie di allucinogeno che concretizza i sogni più reconditi di chiunque, sullo sfondo desolato della Fortezza della Solitudine. E Moore dimostra, con il pretesto di una tipica avventura supereroistica, di conoscere a menadito la psicologia di Kal-El, descrivendo ciò che Superman sarebbe potuto essere se il pianeta Krypton non fosse stato distrutto. Riferimenti alle suggestioni psichedeliche si mischiano al fascino della tradizione fantascientifica anglosassone, in un connubio ben riuscito.

Ci sono poi due episodi importantissimi, a suo tempo stampati su Superman n. 423 e Action Comics n. 583, cioè gli ultimi prima della chiusura dei mensili (in seguito le vicende ricominciarono da capo, in ambito post-Crisis). Si tratta, in poche parole, del canto del cigno del Superman della Golden Age, un sentito omaggio all’era storica dei fumetti USA: un capolavoro in due parti intitolato ‘Che Cosa è Successo all’Uomo del Domani?’, che riassume decenni di vicende con una profondità sbalorditiva. E illustratore di questo meraviglioso esito creativo è Curt Swan, all’unanimità reputato uno dei più grandi disegnatori di Superman in assoluto, colui che definì graficamente la versione più amata e conosciuta dell’Uomo d’Acciaio, con le chine di un’altra leggenda, George Perez.

Il volume si conclude con un estratto dalla serie antologica DC Comics Presents. Si tratta, per la precisione, del n. 85, imperniato su un team-up tra Superman e un altro character fortemente legato ad Alan Moore, e cioè quello Swamp Thing che lo fece conoscere presso il pubblico americano. Pure in questa occasione, la story-line è basata su visioni e ispirazioni lisergiche e i testi hanno qualcosa dell’intensità allucinatoria che Alan aveva utilizzato sul mensile della Cosa della Palude.

Anche se Moore è meno trasgressivo del consueto, probabilmente per volere della DC che non permise grossi stravolgimenti del suo personaggio di punta (si dovrebbe forse leggere Supreme per rendersi conto di ciò che avrebbe voluto fare Alan con Supes, così come va letto Promethea per capire cosa gli sarebbe piaciuto compiere con Wonder Woman), si può affermare senza tema di smentite che abbiamo a che fare con un prodotto di elevato livello testuale e grafico. Gibbons ha lo stile dettagliato e minuzioso che sfoggerà di lì a poco su Watchmen; Curt Swan è semplicemente impeccabile; e Rick Veitch, con un intrigante lay-out della tavola, è perfetto per la claustrofobica atmosfera della storia. E ovviamente le sceneggiature di Moore non si discutono.


Voto: 8

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