Daredevil: Il Diavolo Custode, l’acclamata saga di Kevin Smith e Joe Quesada – RECENSIONE

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Arriva l’edizione in volume di un’acclamata saga di Daredevil: Diavolo Custode! Non perdete uno dei più drammatici momenti della tormentata vita del Diavolo Rosso raccontato dal regista Kevin Smith e disegnato da Joe Quesada!

Joe Quesada sarà ricordato come colui che nel corso degli ultimi anni ha profondamente rinnovato la Marvel, dando libero spazio nel suo ruolo di editor in chief alla creatività degli autori e facendo lavorare cartoonist che non avevano mai o quasi mai avuto rapporti professionali con l’etichetta statunitense. E’ indubbio che grazie a lui negli albi Marvel si siano viste cose impensabili, sia dal punto di vista grafico che narrativo, sebbene, specialmente nell’ultimo periodo della sua gestione, ci siano pure stati parecchi passi falsi.

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La rilevanza di Quesada crebbe quando si rese responsabile della linea Marvel Knights, incentrata su diversi personaggi dark della Marvel protagonisti di testate dai toni più sofisticati, e in particolare di Guardian Angel, story-arc di Daredevil da lui disegnato. Fu proprio il successo di questa sequenza a spingere i piani alti della Casa delle Idee a nominarlo supervisore. La saga in questione uscì in un momento importante, quando cioè Daredevil ripartì dal numero uno.

Per l’occasione ci voleva un team di un certo spessore e a Quesada, già apprezzato penciler, fu offerta la nuova serie del Diavolo Rosso. Joe però ebbe un’idea vincente: affidare la sceneggiatura a qualcuno non immediatamente identificabile con il mondo del fumetto. La scelta cadde sul regista Kevin Smith, noto per Clerks, Dogma e altre pellicole e notoriamente amante dei comics. Questi accettò con entusiasmo la proposta di Quesada e realizzò Guardian Angel, appunto.

In ossequio alla tradizione di Devil, Smith delinea una trama dai cupi toni noir e hard-boiled, influenzata da Frank Miller. Appaiono i personaggi fondamentali della lunga e complessa saga del Diavolo Rosso: il fido amico Foggy Nelson; la bella Karen Page, grande amore del nostro eroe; la sensuale Vedova Nera e due classici villain, il perfido Kingpin e lo psicopatico Bullseye. Inserisce, tuttavia, almeno nei primi capitoli, un elemento mistico/esoterico rappresentato da uno strano gruppo denominato Sheol che potrebbe dare parecchio filo da torcere a Matt Murdock.

E’ comunque solo apparenza e presto la storia ritorna alle atmosfere urbane più consuete. Inutile dire che non mancheranno le tragedie e, senza spoilerare, anticipo che Matt dovrà affrontare l’ennesimo trauma. I testi e i dialoghi di Smith sono di evidente matrice cinematografica e risultano efficaci. La vicenda è intrigante ma se c’è un appunto da fare riguarda la mancanza di originalità. Smith è un fan e si vede e non ha fatto altro che riprendere tematiche e situazioni già introdotte e approfondite da Frank Miller, Ann Nocenti e D.G. Chichester. In pratica, non inventa nulla e Guardian Angel è a tratti un elenco dei cliché narrativi delle avventure di Matt Murdock.

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Guardian Angel va ricordata più per gli spettacolari disegni di Joe Quesada che per i testi di Smith. E’ Joe che svolge davvero un lavoro ottimale, realizzando una delle versioni più carismatiche di Devil. Il suo eroe è una figura che si aggira di notte in un costume rosso fuoco che risalta nella generale oscurità di New York e ha un’espressività notevole. Vale lo stesso per gli altri character, sempre raffigurati in maniera personale: Karen e Natasha sono splendide nella loro dirompente bellezza; Kingpin evoca una fredda, razionale malvagità; e Bullseye, ossessionato da Il Giovane Holden di Salinger, ha lo sguardo fisso di uno psicopatico degno di questo nome.

Molte pagine hanno un lay-out inventivo e sono ricche di dettagli, spesso infinitesimali, con simboli che si richiamano alla tradizione cattolica. Dal punto di vista visivo, dunque, Guardian Angel è una pietra miliare della Marvel. Sebbene quindi non si tratti, a mio avviso, di un’avventura memorabile, il giudizio complessivo è più che positivo e il volume non può mancare nella libreria dei fan di uno dei personaggi più amati del fumetto americano. Da non perdere.

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1 commento

  1. Kev Smith è stato molto + bravo nella sua run su Green Arrow ( matite del Phil Hester dopo la sua conversione Damasco Style alla sintesi salbuscemica e chine di Andy Parks ) . DD andava rinnovato e rimesso sotto lo spotlight e quindi il plot è stato deciso xchè operasse in quella direzione. Dal punto di vista delle idee erano stati molto + prolifici , ma meno cool , Karl Kesel e Joe Kelly. Nello stesso periodo, tra le testate Marvel Knights, a mio modesto e sindacabilissimo parere, brillava x novità la Pantera Nera di Priest, Tex e poi AAVV. il Quesada di DD di quei gg è ancora legato al cesello & arabesco di cose come il suo brevissimo contributo a Ninjak o il suo one shot x X-o Manovar e naturalmente Ash. Joe si allontana dal modello di Mignola e sposa certe istanze Image versante Toddster, ma con una luccicanza in più ( McFarlane non è e non sarà mai uno storyteller ). Scommetterei che , nel caso torni a disegnare continuativamente, ovvero con la frequenza di tavole di un JR jr, un Deo Jr o Greg Capullo ( non ha lo jr , ma disegna tanto lo stesso ), tornerebbe nei pressi della sintesi del papà di Hellboy, ma con il suo segno personalissimo. E sarebbero tante belle paginette da guardare e riguardare.

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