Destino 2099 by Warren Ellis 2 – Il Regno di Destino – Recensione

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Siete pronti per un nuovo volume di Destino 2099 scritto dal trasgressivo e visionario Warren Ellis? Panini Comics ripropone gli episodi più dirompenti della saga cyberpunk incentrata sul perfido Dr. Doom deciso a imporre il suo dominio nell’universo futuribile del 2099!

Quando negli anni novanta Warren Ellis iniziò a collaborare con la Marvel, i fan della Casa delle Idee ebbero modo di leggere opere che si discostavano dagli standard narrativi dell’epoca. Del resto, il britannico Ellis si era messo in luce con Hellblazer, il celeberrimo serial Vertigo, ed ebbe parecchie polemiche con i dirigenti della divisione editoriale adulta della DC. Lo stile di Warren era infatti estremo, provocatorio e sopra le righe e, nel caso specifico di Hellblazer, non mancarono le censure.

La Marvel comprese che le sue idee innovative potevano essere utilizzate in maniera proficua e nell’arco di un breve periodo di tempo Warren si occupò di varie cose. Realizzò interessanti episodi di Excalibur, il comic-book sul gruppo mutante britannico; di Mighty Thor dove descrisse addirittura un convegno amoroso tra il Dio del Tuono e la perfida e sexy Incantatrice, suscitando l’ira dei lettori più conservatori; e riprese il Figlio di Satana con la testata Hellstorm, simile alle produzioni Vertigo e che Panini Comics farebbe bene a riproporre.

Uno dei suoi esiti creativi migliori fu costituito però dal suo apporto a Doom 2099. La serie faceva parte della divisione 2099 della casa editrice, composta da mensili dedicati a versioni futuribili di vari character inseriti in un contesto cyberpunk. Tuttavia, fino a quel momento di cyberpunk c’era stato poco e molte di quelle serie erano fantascientifiche e stop.

Ellis invece, sostituendo il precedente sceneggiatore John Francis Moore, colloca il Destino del 2099 in un ambito che pare mutuato da un romanzo di William Gibson. E non rinunciò agli intenti polemici e provocatori, da sempre parte integrante della sua ispirazione.

Insieme a Ghost Rider 2099 di Len Kaminsky, Doom 2099 si differenziò notevolmente dai tipici albi Marvel. Ellis non spiega quale sia la reale natura di Destino. E’ il vero Victor Von Doom, finito in qualche modo nel futuro, o un emulo? Moore non l’aveva chiarito, giocando su questo mistero.

Ellis fa lo stesso ma modifica radicalmente lo status del personaggio e dell’intero contesto del 2009. In poche parole, Destino, comprendendo che il mondo in cui si trova è in pessime condizioni, decide di conquistarlo e di guidarlo con la forza. E potrebbe riuscirci.

E’ la tematica che emerge in questo volume che include i nn. 32/39 del comic-book originale. Destino vuole ottenere il potere ma dovrà vedersela con molti avversari come, per esempio, il letale Herod, gli inquietanti Web Spiders e i boss dell’Alchemax, tra gli altri.

Fedele alla sua attitudine irriverente, Warren non ci risparmia nemmeno un impensabile Steve Rogers che forse potrebbe essere il Presidente degli Stati Uniti. Ma sarà davvero così? E inoltre introduce nuovi comprimari che aiuteranno Destino nei suoi piani. Si tratta di personaggi in linea con lo stile cyberpunk e vale soprattutto per Static Annie Wagner.

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I testi di Ellis sono inventivi, spesso sperimentali, senz’altro anomali per la Marvel e ancora oggi risultano di dirompente attualità. Per quanto riguarda i disegni, ci sono diversi penciler che si alternano. John Royle fa un buon lavoro e lo stesso dicasi per Steve Pugh dal tratto tipicamente Vertigo.

Ma non si può non citare l’eccezionale Ashley Wood che si occupa del n. 37, concedendosi esperimenti grafici e in parte pittorici di grande valenza suggestiva. Il n. 39 è invece illustrato dal compianto John Buscema, la quintessenza della classicità Marvel.

Il grande disegnatore di Silver Surfer, Avengers, Conan The Barbarian e altri capolavori si trova tuttavia a suo agio nelle ambientazioni sconcertanti e futuristiche immaginate dalla mente perversa di Ellis e il risultato è di notevole livello. Insomma, Doom 2099 è una proposta da tenere d’occhio e non deluderà gli estimatori di uno degli scrittori più arrabbiati ed eversivi del comicdom. Da provare.

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1 commento

  1. Temo ci sia un errore: il mio coetaneo Warren Ellis – lanciato come enfant prodige dalla Marvel Italia quando al lavoro su Doom 2099, Ruins, Thor, Excalibur e Hellstorm – toccherà la testata di Hellblazer qualche anno dopo, ovvero sul finire degli anni novanta e se ne andrà, sbattendo la porta, quando Mamma DC casserà la sua storia con John Constantine sulle armi nelle scuole ( pubblicata dalla Vertigo parecchi anni ) perché ancora fresca la ferita di Colombine. Secondo i curatori dei paperbacks Magic Press in cui furono pubblicate per la prima volta da noi le storie di Ellis con lo sciamano di Newcastle , è possibile che Warren si sia defilato anche perché lavorare su di una licenza DC non rendeva come sul proprio materiale ( Ellis ha creato parecchi serial con personaggi suoi come Transmetropolitan e Global Frequency, to name a few ).
    Non sono tanto d’accordo sul fatto che Steve Pugh sia così ” Vertigo” – almeno se pensiamo alle matite di quegli anni – ma è pur vero che ha disegnato quasi tutta la mini del Santo degli Assassini , spin off di Preacher. Steve non ha un bel ricordo di Doom 2099. Io noto solo che ha potuto godere di una certa libertà: non ho sotto mano gli albi Star Comics, ma ricordo un lay out liberissimo ed una tonnellata di splash pages trafitte da dida ( al confronto il veterano Pat Broderick guidava con il freno a mano tirato ).
    Ellis , in una intervista, ha dichiarato che stranamente nessuno nella Casa delle Idee obiettò al suo Cap scongelato, ma evidentemente con qualche cristallo di ghiaccio tra i neuroni xchè sarebbe stato un compagno ideale a pinnacolo x il Teschio Rosso tanto amava il Male . Credo che a Warren Steve Rogers proprio non piacesse: in Ruins ( praticamente Marvels sotto acido ndr x i lettori + verdi ) Cap è un cannibale che ha insegnato a Nick Fury a non sprecare i corpi dei soldati caduti nelle trincee.
    Bello l’albo di Wood che cercava almeno in quei gg di mantenere la locomotiva del suo talento sui binari ( interessante illustratore, ha il suo punto debole nello storytelling , si veda il suo Popbot con il complice Sam Kieth in cui sembra di assistere ad una di quelle sfide tipo Castelli ed i suoi pards su Martin Mystere o Paz e Scozzari su come riempire i balloons di vignette senza relazione apparente ).
    Credo che Doom 2099 possa interessare anche un pubblico che al tempo era solo una idea nella pupilla dei genitori, ma si deve trattare di lettori con la luccicanza della contestualizzazione – la stessa tribu’ che oggi riesce a leggere la roba Silver Age senza reprimere uno sbadiglio di fronte alla prosa di Stan Lee – o di completisti di Ellis che non ne hanno mai abbastanza. Reggono meglio la distanza i primi due anni di Spiderman 2099 ed il Ghost Rider 2099 di Kaminski.
    Dubito comunque che la DizMarva del 2015 produrrebbe mai un serial con un ( presunto ) dittatore del passato che diventa un rivoluzionario cento anni dopo. So goes life.

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