Moon Knight 2 Blackout: Recensione

Pubblicato il 21 Luglio 2015 alle 11:10

Il pallore della luna non è mai stato così luminoso.

Quando Brian Wood ha raccolto lo scomodo testimone passatogli da Warren Ellis, in pochi avrebbero scommesso che la serie si sarebbe mantenuta sugli standard qualitativi fatti registrare dal ciclo orchestrato dall’audace scrittore inglese. Me compreso, devo ammetterlo.

Ma non perché Brian Wood fosse l’ultimo arrivato (fra i suoi lavori ricordiamo Conan Il Barbaro, Star Wars, DMZ, X-Men), e nemmeno perché il sottoscritto, come altri, dubitava delle sue capacità.

Semplicemente era difficile fare meglio.

Le sei storie auto-conclusive con le quali Warren Ellis aveva rilanciato Moon Knight per la All-New Marvel Now! non solo erano state capaci di riscrivere il personaggio, ma avevano anche marcato un confine fra il Moon Knight che c’era stato prima e il Moon Knight che ci sarebbe stato dopo.

In quelle pagine c’era stata la rivelazione che le varie personalità di Mark Spector altro non sono che meri riflessi del Dio Khonshu, come le tante facce di un caleidoscopio della follia.

Chiunque fosse salito al timone della serie avrebbe dovuto scendere a patti con questa nuova versione del personaggio, e seguire non solo le trame secondarie imbastite da Ellis ma anche lo stile grafico con il quale Declan Shalvey aveva marchiato ogni tavola del precedente volume, così realistico ed elegante al tempo stesso.

Beh, porca miseria, Brian Wood ce l’ha fatta.

Aiutato ai testi da un magnifico Greg Smallwood (che, appena affacciatosi nel mondo del fumetto, ha ricevuto una nomination agli Eisner Awards del 2014 come “Miglior Nuova Promessa”) ha dato vita ad una storia che riecheggia quelle del ciclo precedente, ma dalle quali contemporaneamente si discosta, e non poco.

A prima vista i sei capitoli hanno una vaga parvenza di auto-conclusivo, ma sono tutti uniti da un fil rouge (o fil “blanc” in questo caso) che li lega insieme e li attraversa dalla prima pagina fino all’ultima. Un leitmotiv che ci accompagna, a volte nell’ombra a volte ben visibile, ma la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di continuativo è molto più accentuata rispetto alle storie di Ellis.

La vicenda ruota intorno alla nazione fittizia Akima, uno stato del Corno d’Africa che in passato è stato un sanguinoso teatro di guerra e oggi è uno dei pochi fedeli alleati dell’Occidente.

Il leader dell’Akima, il generale Lor, è in visita alle Nazioni Unite, e quando un gruppo di terroristi inizierà a dargli la caccia per ucciderlo spetterà a Moon Knight proteggerlo …

Di più non me la sento di dire, per quanto riguarda la trama. Questo volume va gustato, va letto fino in fondo senza interruzioni, tutto d’un fiato, e per quanto mi piacerebbe parlare più approfonditamente della storia eviterò di farlo, perché rischierei di rovinarvi la sorpresa.

Sappiate che, pagina dopo pagina, vi ritroverete davanti ad uno spettacolo per gli occhi, episodi serrati e pieni d’azione o scene oniriche pregne di dialoghi significativi, intelligenti, adulti, che il più delle volte ci spingono a riflettere e a chiederci: “Che cosa avremmo fatto noi in questa situazione?”.

E il bello è che non c’è una vera e propria risposta giusta. Solo punti di vista differenti. Come il celebre paradosso sul “Cosa faremmo se potessimo tornare indietro nel tempo a quando Hitler era ancora un bambino?”.

Il bene e il male si mescolano, il giusto e lo sbagliato a volte diventano una cosa sola, e non abbiamo mai la sensazione di capire davvero l’eroe che ci troviamo davanti. Molto spesso, a dirla tutta, non sappiamo neppure chi abbiamo davanti.

Steven Grant? Mark Spector? Jake Lockley? Moon Knight?

E i disegni di Greg Smallwood sono azzeccatissimi, semplici ed efficaci. Richiamo un po’ il David Aja di Hawkeye, ma anche (e molto) quelli con cui Declan Shalvey ha impreziosito il primo volume della serie. Leggete e rileggete il secondo episodio di questo Blackout, intitolato “Live”: non rappresenta solamente la quintessenza dello sperimentalismo che è diventato il marchio di fabbrica di questa serie, ma è anche l’emblema del successo strepitoso e inaspettato raggiunto dal nuovo team creativo.

Un plauso a Brian Wood e Greg Smallwood, quindi, per aver realizzato una delle più belle storie mai create sul Cavaliere Lunare, e aver fugato i dubbi dei tanti fan che avevano storto il naso alla notizia dell’abbandono di Ellis. Io sono felice di essere stato smentito.

Prima di chiudere, una piccola curiosità: Warren Ellis viene dall’Essex, nel Regno Unito. Brian Wood invece è originario di Essex Juction, nel Vermont, USA. Un altro dei tanti fili conduttori che legano i due cicli dello spettacolare Moon Knight targato All-New Marvel Now!

Moon Knight 2

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