Continuano le tormentate vicende di Kyle Barnes: riuscirà a trovare una risposta alle domande che lo assillano?

Il primo numero di Outcast era stata una piacevole sorpresa: disegni introspettivi e inquietanti, horror legato alla storia, approfondimento dei personaggi e molti misteri avevano subito evidenziato Outcast come una delle serie da seguire.
Questo secondo numero decide di rallentar il ritmo degli eventi e delle rivelazioni, costruendo però molte premesse per gli sviluppi futuri, e puntando ancora una volta sui personaggi.

Kyle Barnes è sempre al centro degli eventi: tormentato dai fantasmi del suo passato, lo troviamo ancora in cerca di se stesso e di una pace interiore. I veri protagonisti in questo numero saranno i personaggi di contorno però, che sviluppano una storia complessa e, a tratti, neanche facilissima da seguire, cosa che potrebbe sembrare paradossale per chi, da un fumetto horror, si aspetta una trama più lineare.

Ma Kirkman sa bene che, soprattutto nel fumetto, la longevità di una storia si basa molto sulla credibilità dei suoi personaggi: vediamo quindi il reverendo Anderson, con il suo passato di esorcista, e che sta diventando sempre di più una guida spirituale per Kyle, per aiutarlo a gestire i suoi poteri di esorcista, su cui però anche egli non sembra sapere molto.

Il “caso” di esorcismo di questo numero viene appena accennato: Kyle verrà contattato dal detective Luke Masters, in cerca del suo aiuto: un osuo collega è infatti in prigione per aver ucciso, apparentemente senza motivo, la moglie.
Il detective è convinto però che il collega fosse posseduto, e ha deciso di chiedere aiuto a Kyle, di portarlo addirittura in prigione dal collega detenuto per tentate un esorcismo.

Ma Kirkman qui comincia a giocare con i misteri: sarà davvero una possessione demoniaca, o un caso di “normale” pazzia? E il detective Masters, non è strano che si sia fidato di Kyle, in un mondo ovviamente dove tutti dovrebbero essere scettici verso quello che fa?

Ma soprattutto, chi è l’uomo dal sorriso misterioso che si aggira vicino alla casa del protagonista, dalla presenza sicuramente inquietante?
Insomma, continua la tecnica di Kirkman di proporre una narrativa molto frammentata, che si basa su brevi episodi, continui cambi di scena, e cerca di di approfondire ogni singolo personaggio mostrandoci, direttamente o indirettamente, i dubbi che lo affliggono.
Rispetto al convincente primo numero, questo secondo episodio manca un po’ di ritmo e di mordente, interessa leggermente meno e la scelta di non mostrare alcun esorcismo forse delude un po’ il lettore.

Probabilmente questo è un numero che avrà il suo ruolo importante per chi leggerà la storia in maniera consecutiva, andando a riempire i primi due casi affrontati da Kyle. Rimane però alto l’interesse verso la storia, e paradossalmente viene ancora più voglia di sapere cosa succederà nel prossimo volume.
I disegni di Azaceta fanno il loro lavoro come al solito, della scelta editoriale di SaldaPress di pubblicare in bianco e nero la storia si è già parlato, è giusto però notare che i toni di grigio sembrano comunque sposarsi bene all’atmosfera della storia.

Riuscirà quindi Kirkman a creare l’ennesima lunghissima saga? Le premesse ci sono, un numero non memorabile che però fa il suo lavoro di collante nella storia e crea aspettative per l’uscita successiva

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