Inizia Olimpo, la saga più rivoluzionaria e devastante di Miracleman, il capolavoro del maestro Alan Moore! Cosa succede quando un supereroe inizia a considerarsi alla stregua di un essere divino? Scopritelo in questo albo imperdibile illustrato da John Totleben!

MIRACLEMAN 11 COVER B

Mi sono già occupato di Miracleman in un paio di occasioni e ho scritto che la pubblicazione da parte di Panini Comics della serie che ha inaugurato la voga del revisionismo supereroico è da salutare con entusiasmo e favore. E del resto coloro che stanno leggendo regolarmente le vicende di Mickey Moran, alias Marvelman (questo il nome originale del personaggio), delineate dal Magus del fumetto mondiale e cioè Alan Moore, sanno che si tratta di una pietra miliare. Perché quindi scrivo una recensione di questo undicesimo albo? Perché è qui, infatti, che inizia la terza fondamentale sequenza di Miracleman, Olimpo, e come avrete modo di scoprire non è una saga qualsiasi.

Se in precedenza, anticipando Watchmen, Alan aveva analizzato il ruolo del supereroe nella società, concentrandosi sulla sua intrinseca ambiguità, ora va oltre e si pone domande cruciali: cosa succederebbe se un supereroe si convincesse di essere una divinità? E cosa accadrebbe se anche le persone comuni lo vedessero nella stessa maniera? Non sono quesiti di poco conto e Alan inizia a dare le sue risposte in questo primo capitolo caratterizzato da un lirismo e da un’intensità incredibili.

Ma non manca la suspense. Dopo i devastanti avvenimenti del numero scorso, il Bardo di Northampton spiazza tutti collocando le vicende a un anno esatto di distanza. Si intuisce sin dal principio che è accaduto qualcosa di terribile e Miracleman, isolato in un rifugio che lo separa quindi dagli esseri umani, scrive una serie di annotazioni che compongono una tragica e sconvolgente epopea. Un mito, in poche parole, che lo vede al centro della narrazione. Miracleman si è dunque trasformato in una tormentata figura byroniana; un dio che dall’alto dei cieli osserva l’esistenza con occhio freddo e disincantato. Ma cosa è avvenuto?

Giocando abilmente con i flashback, il Magus inserisce nella trama gli inquietanti Qys, apparsi nei numeri precedenti, il cui ruolo è però ancora misterioso. Sono sulle tracce della progenie del Progetto Zarathustra e ciò che combineranno non lascerà indifferente nessuno. E inoltre esordisce un nuovo intimidente character femminile che giocherà un ruolo essenziale nelle trame future. Tuttavia, se dovessimo prendere in considerazione solo la storia, ci limiteremmo a scrivere che è di buon livello e stop. Ma ciò che fa di Olimpo un capolavoro sono i testi. La prosa di Alan è infatti raffinatissima, poetica, influenzata dal romanticismo e dal decadentismo, colta nel senso nobile e non sterilmente intellettuale della definizione. L’intero episodio è costituito da uno struggente monologo interiore ed è da annoverare tra i massimi vertici creativi del signor Moore.

Inoltre, le desolate visioni dello scrittore sono raffigurate con maestria dal bravissimo John Totleben che gli estimatori della fondamentale run di Swamp Thing conoscono. Come nel caso delle storie della Cosa della Palude, John costruisce le tavole in una maniera creativa e insolita che per la metà degli anni ottanta era innovativa. Le sue figure sono impalpabili, costantemente lambite da un velo di foschia, e gli affascinanti chiaroscuri conferiscono all’opera un’atmosfera onirica e da incubo. Nella versione grafica di Totleben, Miracleman evoca estraneità e sconcertante disumanità; mentre i mostruosi Kys fanno pensare a certe figure di Goya. Va tenuto presente che in quel periodo Totleben stava iniziando ad avere problemi agli occhi che in seguito gli causeranno purtroppo la perdita della vista. E se si osserva la qualità e il valore delle sue composizioni grafiche non si può non provare ammirazione per il suo talento.

In appendice, come di consueto, c’è un’intrigante episodio del Marvelman classico scritto e disegnato dal suo ideatore, il compianto Mick Anglo. Anche in questo caso, il supereroe inglese deve affrontare le macchinazioni del perfido Dr. Gargunza. Insomma, questo mensile si conferma un must e sarebbe davvero un peccato lasciarselo sfuggire.

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