Cari amici di MangaForever, stavolta non vi tedierò con le mie consuete recensioni ma vi offrirò un’intervista a Nicola Peruzzi, coordinatore editoriale della Panini Comics, noto ai lettori che seguono le pubblicazioni della casa editrice modenese.

Grazie alla disponibilità di Nicola, ho approfittato per rivolgergli qualche domanda di argomento fumettistico. Senza dilungarmi ulteriormente, quindi, gli cedo subito la parola.

1) Innanzitutto, Nicola, grazie dell’intervista. Per prima cosa vorrei sapere come sei entrato nel mondo dell’editoria fumettistica e di cosa ti occupi nello specifico in casa Panini Comics.

Ciao Sergio, e grazie a te. Sono entrato in questo mondo grazie alla perseveranza, direi. Sono da sempre un lettore onnivoro, con una spiccata preferenza per il fumetto. Fin da piccolo ho sempre sentito il desiderio di parlare con altri di questa mia passione, non volevo viverla da solo. Durante gli anni dell’università, ho stretto un po’ di contatti con altri appassionati, fino a entrare a far parte dello staff del glorioso sito Comics Code (poi diventato De:Code), sito di critica gestito dagli amici Emiliano Longobardi, Simone Satta e Antonio Solinas. Dopo diverse interviste e recensioni, sono arrivate le prime collaborazioni con gli editori: tra tutti prima la Double Shot, per la quale ho fatto un po’ di tutto, da revisioni di traduzioni, ad articoli per le loro pubblicazioni fino ad arrivare a dare una mano allo stand nelle varie fiere del fumetto. Nel 2010, con Giovanni Agozzino e Antonio Solinas, ho scritto per Double Shot un saggio di critica sulla carriera di Grant Morrison, intitolato Grant Morrison: All-Star, ancora oggi unico nel panorama della critica a fumetti.

Nel 2011, da pochissimo disoccupato, mentre stavo cercando lavoro leggo su Facebook che Marco Lupoi annunciava l’apertura di una selezione per editor in Panini. Unici requisiti: una buona conoscenza del fumetto mondiale e della scrittura. Pensai “perché no?”, e inviai il mio curriculum. Una settimana dopo, dopo aver sostenuto tutti i colloqui di rito, vengo assunto come coordinatore editoriale di DC Comics e Panini Comics Deutschland. Poco meno di un anno dopo arriva la grande proposta di Marco Lupoi e Sara Mattioli per diventare coordinatore editoriale di Marvel e Panini Comics Italia. Ed eccomi qui.

Nello specifico, il mio lavoro di tutti i giorni consiste nel seguire la genesi e lo sviluppo di tutti gli albi e i volumi Marvel e Panini Comics (fatta esclusione delle graphic novel, dei fumetti francesi e di quelli che noi chiamiamo Panini Comici, di cui si occupano i miei colleghi, gli ottimi Diego Malara e Stefania Simonini). Si parte dalla discussione del piano editoriale, l’acquisizione delle licenze, fino ad arrivare all’assegnazione dei volumi a editor e traduttori, la supervisione della parte grafica, la comunicazione con i proofreader e i pre-press, fino al visto si stampi. Tutto, senza trascurare la comunicazione e la promozione dei singoli prodotti. Insomma, sono quello che, da dietro le quinte, si assicura che ogni settimana i nostri (ma soprattutto vostri) fumetti siano regolarmente in edicola, fumetteria e libreria.

2) Tra le altre cose stai curando l’edizione italiana di Miracleman. Lo conoscevo già, ma rileggendolo mi sono reso conto di quanto quest’opera sia ancora rivoluzionaria ed eversiva. Sebbene le interpretazioni ‘revisioniste’ dei supereroi ormai non siano più una novità, mi pare che il potenziale trasgressivo di questa serie persista ancora. Tu che ne pensi? Sei d’accordo con questa mia impressione?

Sto curando l’edizione italiana di Miracleman, esatto. È una cosa che ho voluto fare fortissimamente, nonostante non sia esattamente compatibile con il mio lavoro day by day; diciamo che a Miracleman un po’ glielo dovevo, dopo tutto ciò che quella serie ha fatto per me e per la mia educazione. Sono d’accordo con te, peraltro: come ho più volte avuto modo di ripetere nelle introduzioni, Miracleman è l’opera che inizia e finisce il discorso revisionista sui supereroi. Essendo una storia che inizia nel 1982 e termina, nella sua prima incarnazione, nel 1989, attraversa tutta la parabola revisionista.

In una prima fase, anticipa tutti quei temi che saranno poi sviscerati dai capolavori Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Swamp Thing e Watchmen, per dirne alcuni: supereroi nel mondo reale, predominio del disordine e della violenza, atmosfere grim’n’gritty. Concludendosi nel 1989, ovvero tre anni dopo quel 1986 in cui il fumetto sarebbe cambiato per sempre, Miracleman estende la riflessione sul revisionismo e chiude il discorso,anticipando The Authority di Warren Ellis. Se state leggendo i capitoli finali del terzo libro di Miracleman, “Olimpo”, fate un confronto. Il supereroe che si impone come autorità oltreumana che decide e influenza il destino dei comuni mortali, è anch’esso un concetto che questa serie anticipa di diversi anni.

Sono molto d’accordo con la tua idea di uno “spirito trasgressivo” che permea questa serie, sempre che non parliamo di trasgressione in senso di “trasgredire le regole per il gusto di farlo”, ma nel senso di coraggio di superare uno status quo. La potenza delle liriche e dei disegni di Miracleman è tutt’oggi immutata. Onestamente non saprei dire se questo dipenda dal fatto che è un grande inedito, attesissimo, con una reputazione enorme che lo precede, o se dipenda dal fatto che è uno di quei fumetti che non sono invecchiati di un giorno, grazie ad una strana e irripetibile alchimia che capita solo una volta ogni vent’anni o più. Propendo di più per la seconda ipotesi perché, di fatto, ogni volta che mi capita di parlare di Miracleman con qualcuno, la frase che prima o poi esce fuori è sempre la solita: “sembra che sia stato scritto ieri”.

3) Come consideri in generale l’attuale mercato americano, dal punto di vista della qualità e della creatività?

Dico sempre che questo è un gran momento per essere lettori di fumetti. Gli editori d’oltroceano hanno ingranato la quinta e sfornano in continuazione nuove proposte per tutti i palati e per tutti i tipi di pubblico. Il mercato cambia e si rinnova e cambia pelle di mese in mese, ormai. Dai prodotti per i più piccoli, ai prodotti specifici per un target femminile, dalle graphic novel impegnatissime al fumetto supereoistico più mainstream, non ricordo un periodo storico in cui esistesse tutta questa possibilità di scelta. Certo, sotto i riflettori oggi c’è più che altro l’Image, che da un paio d’anni a questa parte sta vivendo una seconda giovinezza fatta di venti lanci (come minimo) di altrettanti titoli creator owned al mese. È un mercato creator driven in cui puoi leggere un autore alle prese con il prossimo grande evento Marvel, ma che scrive contemporaneamente la serie indie più venduta del momento. Mi riferisco a Jonathan Hickman, ma anche a Rick Remender, a Leinil Yu, Grant Morrison, e via discorrendo.

È un periodo, questo, in cui la qualità sotto ogni punto di vista è altissima. La quantità, invece, è completamente fuori misura. È davvero impossibile, oggi più che mai, riuscire a leggere tutto. Ma in definitiva, anche questo è un bene. La creatività stessa è a livelli mai visti prima di adesso. Sarà forse dovuto all’ormai consolidato interesse del cinema nei confronti dei comics – che oggi più che mai paiono una fonte inesauribile di idee atte ad alimentare il serbatoio hollywoodiano – ma scrittori e disegnatori mettono su carta tutte le idee che passano loro per la testa. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi sono idee grandiose. È davvero un bel periodo per essere lettori di fumetti, questo.

4) Personalmente sono stato un Marvel Zombie per tantissimo tempo ma la Marvel degli ultimi anni, a parte qualche eccezione, mi lascia freddo. Ho la sensazione che la casa editrice oggi tenda a mettere i comic-book in secondo piano, a tutto vantaggio delle pellicole cinematografiche. Qual è la tua opinione al riguardo?

Non mi trovi molto d’accordo su questo, in realtà. Credo che le due divisioni, Marvel Comics e Marvel Studios, siano piuttosto indipendenti l’una dall’altra, e che cerchino di influenzarsi a vicenda per ottimizzare il proprio pubblico. Mi spiego: da quando sono nati i Marvel Studios, questi ultimi hanno sempre cercato di trarre ispirazione da quanto era stato fatto nei fumetti per cercare di creare un segmento di spettatori fedeli.

Non mi riferisco tanto alle ispirazioni date dalle storie, che pure sono elementi di primo piano (Iron Man e tutta l’estetica di “Extremis”, Avengers e Ultimates, Captain America e tutto il Kirby degli esordi e via discorrendo), quanto alla creazione di una continuity. Stan Lee lo sapeva, per questo fin dalla fine degli Anni 70 ha cercato in tutti i modi di vendere alle grandi case cinematografiche le licenze dei personaggi che aveva contribuito a inventare. Ci voleva l’arrivo della Disney per rendere il tutto concreto, e trasformare tante pellicole insensatamente scollegate in un unico grande affresco narrativo composto di tanti piccoli tasselli. Io lo vedo un po’ come il sogno di un uomo che è diventato realtà.

Allo stesso modo, inevitabilmente, i Marvel Comics hanno cercato di portare nei fumetti gli elementi vincenti di quell’universo che, pian piano, si è costruito un pubblico talmente vasto ed eterogeneo da distruggere ogni record di incassi. Ma le due cose continuano a influenzarsi a vicenda, a mio modo di vedere: la Marvel scopre un segmento tutto femminile in crescita, tanto da dedicargli tutta una linea di prodotti a fumetti a tema? Quelli degli Studios sfornano Marvel’s Agent Carter e annunciano un film tutto al femminile, Captain Marvel. Ultron sarà il prossimo grande nemico degli Avengers? Ecco che esce Rage of Ultron e Ultron Forever per la divisione comics. Comics e Studios non sono due parallele o due perpendicolari, sono una spirale.

5) Collegandomi alla domanda precedente, ho l’impressione che oggi molte serie a fumetti si facciano influenzare dai film e, nello specifico Marvel, che si stia attuando una specie di ‘disneyficazione’ di molti mensili, a scapito delle atmosfere più mature e adulte di un tempo. So bene che la Casa delle Idee realizza anche opere come il Moon Knight di Ellis, giusto per fare un esempio, ma in linea di massima molti comic-book mi sembrano infantili nei toni. Insomma, se un tempo c’erano autori come Claremont, Peter David, J.M. De Matteis, la Nocenti e così via, oggi abbiamo Kelly Sue DeConnick e simili che francamente non mi paiono allo stesso livello. Esagero? Sono troppo severo, secondo te?

I tempi cambiano, e con essi il pubblico. Cambia la soglia di attenzione nei confronti della lettura, e le abitudini di chi legge. Per ogni Kelly Sue DeConnick c’è un Jonathan Hickman, per un Rick Remender c’è un Elliot Kalan. Non credo che le trame degli Avengers di Hickman (ma potrei dire di tutto l’affresco Marvel NOW!) siano meno complesse degli X-Men di Claremont, o che il Daredevil di Waid sia meno drammatico dello Spider-Man di DeMatteis. Trovo che la Marvel di oggi sia forzatamente costretta a giocare in un campo in cui non si era mai avventurata prima, se vuole continuare a mantenere il primato di vendite e di interesse nei confronti dei lettori, e trovo che nonostante tutto, Marvel stia cambiando con stile.

Ho sempre avuto il dubbio che certe storie e certi autori del passato, storie che ci portiamo nel cuore e di cui ci siamo nutriti, siano uscite in un fortunatissimo periodo in cui praticamente “non c’era concorrenza”: i film non avrebbero mai potuto competere con i fumetti quanto a effetti speciali, la serialità e la continuità narrativa erano appannaggio di un ristretto gruppo di iniziati ai “misteri esoterci” della Marvel o della DC Comics. Era una passione di pochi, i personaggi erano solo nei fumetti, al massimo nei cartoni animati.

Oggi è tutto più difficile. I fumetti sono sotto tutti i riflettori. Per questo motivo, se si vuole sopravvivere, si deve cambiare. Secondo me la Marvel è cambiata alla grande, e in tutta onestà, al di là del lavoro di tutti i giorni, mi diverto moltissimo a leggere Marvel in questo periodo, e non provavo un attesa spasmodica per un evento come Secert Wars da molto, molto tempo.

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