Capitan Marvel vol. 1 – Recensione Marvel Omnibus Panini Comics

Pubblicato il 2 Settembre 2014 alle 10:30

Arrivano le classiche storie di un fondamentale personaggio della Casa delle Idee: Capitan Marvel! Seguite le origini e le prime avventure del guerriero Kree in un volume Omnibus realizzato da autori leggendari del fumetto americano!

Marvel Omnibus Capitan Marvel vol. 1

MARVEL OMNIBUS CAPITAN MARVEL 1

Autori: Stan Lee, Roy Thomas, Arnold Drake, Gary Friedrich, Archie Goodwin, Marv Wolfman (testi), Gene Colan, Don Heck, Dick Ayers, Frank Springer, Tom Sutton, Gil Kane, John Buscema, John Romita Sr., Wayne Boring (disegni)
Casa Editrice: Panini Comics
Genere: Supereroi
Provenienza: USA
Prezzo: € 55,00, 18,3 x 27,7, pp. 520, col.
Data di pubblicazione: agosto 2014

Alla fine degli anni sessanta gli eroi Marvel erano ormai personaggi di successo e le idee innovative del geniale Stan Lee si erano dimostrate vincenti. Del resto, al Sorridente non mancava l’ispirazione ed era sempre propenso a creare nuovi character e ad inaugurare collane di vario tipo. Il boss della casa editrice, Martin Goodman, gli disse di inventare un supereroe che avesse il termine Marvel nel nome. A Lee la cosa non piacque ma da buon ‘company men’ decise di accontentarlo. Nacque quindi Capitan Marvel. L’eroe non aveva nulla a che vedere con l’omonimo giustiziere della Fawcett in seguito inglobato nell’Universo DC e le sue storie furono sin dal principio caratterizzate da atmosfere sci-fi.

Le vicende presero spunto da un episodio di Fantastic Four realizzato dagli onnipresenti Lee e Kirby relativo allo scontro tra il quartetto e il robot Sentry creato dalla razza aliena dei Kree. Lee approfondì il concetto nel n. 12 di Marvel Super-Heroes, rivelando che dopo quella lotta i Kree inviavano sulla terra un loro agente, Capitan Marvel, appunto, con il compito di spiare i terrestri, assumendo l’identità fittizia di Walter Lawson. La sua missione era facilitata dal fatto di avere la pelle rosa, a differenza della maggioranza dei Kree dalla pigmentazione azzurra. Nel contesto di Cape Canaveral, quindi, Capitan Marvel, fingendosi umano, inizia a vivere incredibili avventure. Sin dal primo episodio, Lee imposta i presupposti narrativi del serial, introducendo Una, la donna amata dall’eroe; il perfido Yon-Rogg e la bella Carol Danvers, la futura Ms. Marvel.

Ma Lee cedette subito il timone a Roy Thomas, all’epoca autore di punta della Marvel, che si occupò del n. 13 di Marvel Super-Heroes collegandosi alle storie dei Fantastici Quattro e che tenne a battesimo il comic-book Captain Marvel, nato sulla scia dell’interesse provocato dal personaggio. I due numeri di Marvel Super-Heroes nonché i primi ventitre albi della testata regolare sono ora tradotti da Panini Comics in questo mastodontico Omnibus e coloro che non li hanno mai letti avranno una sorpresa. Ammettiamolo: per tanti Capitan Marvel è quello del visionario Jim Starlin ma i suoi primi passi nel mondo dei comics sono diversi.

Marvel indossa una divisa verde e bianca con tanto di elmetto e le story-line non sono psichedeliche come quelle di Starlin e, pur fantascientifiche nei toni, risultano in linea con il classico Marvel style. Thomas, infatti, contrappone Cap a villain come il Super Skrull, per esempio, o ad eroi del livello di Sub-Mariner. E non mancano apparizioni di Iron Man. Le macchinazioni del perfido Yon-Rogg sono uno degli elementi dominanti delle trame e vale pure per quelle di Arnold Drake che narra vicende più strane, ideando Metazoic, per esempio, e character del calibro di Ronan l’Accusatore. È sempre lui ad introdurre poi la razza aliena degli Aakon in una sequenza imperniata sui piani dell’Organizzazione, con tanto di Pensatore Pazzo e i suoi androidi e del mostruoso Quasimodo.

A Drake succede Gary Friedrich che continua con un riuscito mix di fantascienza e supereroismo e lo stesso dicasi per il compianto Archie Goodwin che nel n. 16 crea l’Intelligenza Suprema. Thomas riprende poi le redini del mensile con il n. 17 e si rende responsabile di un mutamento fondamentale. Non solo Cap indossa il variopinto costume che tutti conoscono ma è qui che inizia a subire, tramite le Nega-Bande, il legame con il giovane Rick Jones. I testi sono dunque firmati da autentici mostri sacri dei comics. Risentono degli standard espressivi della Silver Age ma non hanno perso di efficacia.

Quanto ai disegni, il volume è altrettanto pregevole. L’ombroso Gene Colan disegna l’esordio e i primi episodi con lo stile suggestivo e crepuscolare che l’hanno reso un mito, malgrado le chine di Vince Colletta siano poco adatte al grande penciler di Daredevil. Ci sono poi Don Heck, storico disegnatore di Iron Man, Dick Ayers, Frank Springer e Tom Sutton, non paragonabili a Colan ma validi. E ovviamente è da tenere in considerazione un altro maestro: Gil Kane che a partire dal n. 17 valorizza il mensile con il particolare lay-out che lo rese celebre. Il n. 18 è da tenere d’occhio perché realizzato da un team di artisti composto da Kane, John Buscema e John Romita Sr. con risultati encomiabili. Inoltre, gli ultimi due albi sono illustrati da Wayne Boring, uno dei più classici disegnatori di Superman, qui in uno dei suoi rari contributi marvelliani. Insomma, se volete conoscere le origini di un importante eroe cosmico della Casa delle Idee questo è l’Omnibus che fa per voi. E restate in attesa del successivo che includerà i lavori leggendari di Jim Starlin.

Voto: 7 ½

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