Finalmente arriva in Italia il fumetto che ha inaugurato la stagione del revisionismo supereroico americano: Miracleman! Scoprite la storia dell’eroe inglese inventato da Mick Anglo e rinnovato da Alan Moore con il primo numero di un mensile targato Panini

miracleman 1Miracleman n. 1

Autori: Mick Anglo, Alan Moore (testi), Don Lawrence, Garry Leach, Mick Anglo (disegni)

Casa Editrice: Panini Comics

Genere: Supereroi

Provenienza: USA

Prezzo: € 1,99, 17 x 26, pp. 64, col.

Data di pubblicazione: aprile 2014

Ci sono fumetti che per una serie di motivi assumono una valenza mitica e vale certamente per Miracleman, il cui primo numero esce questo mese in Italia grazie alla Panini Comics. Dal punto di vista editoriale non è un evento di poco conto, considerando che da quasi vent’anni molti ne desideravano la pubblicazione. A parte una manciata di episodi del periodo classico usciti negli anni sessanta ad opera della defunta Edit Europa e a una sequenza apparsa anni fa sulla rivista Super Comics della MBP, l’opera è stata finora pressoché inedita per problemi inerenti al copyright del personaggio, troppo complicati per essere esposti qui, e che solo di recente hanno trovato soluzione nel mercato anglofono. Come sanno gli utenti, infatti, ora a detenere i diritti di Miracleman  è la Marvel che ha deciso di pubblicare la serie degli anni ottanta.

Miracleman ha un’importanza fondamentale perché diede il via alla voga dei cosiddetti supereroi revisionisti. Il culmine di tale tendenza si vide nel capolavoro Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons ma bisogna considerare che il Bardo di Northampton iniziò a svolgere la sua riflessione critica e disincantata sul supereroe con Miracleman. In questa edizione non troverete il nome di Alan, comunque. L’autore ha imposto che nei credits ci fosse solo la definizione Lo Scrittore Originale, in polemica con la Casa delle Idee. È infatti notorio che, oltre a disprezzare da sempre la Marvel, Alan non ha fatto i salti di gioia per questa ristampa. Ma andiamo con ordine.

Tutto incomincia con il Capitan Marvel della Fawcett, in piena Golden Age dei comics. Il suo creatore, C.C. Beck, ideò un supereroe sulla falsariga di Superman che viveva avventure più strane e fantasy di quelle dell’Uomo d’Acciaio. Il successo fu tale che l’etichetta ne ampliò l’universo narrativo con vari comic-book imperniati su di lui e sulla Marvel Family, tanto che le vendite finirono quasi per superare quelle degli albi di Supes. La DC fece allora causa alla Fawcett, sostenendo che Cap era un plagio del Figlio di Krypton e dopo un lungo contenzioso i giudici le diedero ragione. Perciò i mensili di Capitan Marvel sparirono e la stessa Fawcett fu costretta a chiudere i battenti (poi, lo sappiamo tutti, il personaggio fu acquistato dalla stessa DC e ancora oggi è parte integrante del mondo di Supes, Bats e soci).

Le storie di Capitan Marvel erano pubblicate anche in Gran Bretagna dall’editore Len Miller, con ottimi riscontri di vendite, e quest’ultimo chiese al cartoonist Mick Anglo di creare un supereroe simile. Anglo lo accontentò e nacque Marvelman (il futuro Miracleman) che piacque ai lettori inglesi. Le sue storie erano meno fantasy di quelle di Capitan Marvel e più legate ai canoni della fantascienza classica ma l’esperimento funzionò e fu ricordato con affetto e nostalgia da molti. Tra essi, c’era un giovane scrittore di belle speranze chiamato Alan Moore che nell’ambito della seminale rivista Warrior lo riprese con esiti creativi incredibili. Il Magus lo inserì nel contesto dell’Inghilterra thatcheriana degli anni ottanta, stravolgendo e sconvolgendo il mondo solare di Marvelman, affrontando tematiche sociopolitiche, denunciando l’implicita falsità insita nel concetto di eroismo, scrivendo testi lirici di grande intensità, analizzando la psicologia dei character in maniera encomiabile e delineando situazioni narrative impensabili, adulte nei toni e antesignane dello stile Vertigo. In poche parole, Marvelman fu un’anticipazione di ciò che Alan realizzò poi in America con Swamp Thing prima e con Watchmen poi.

Panini Comics dà il via a un mensile che includerà tutto il materiale che la stessa Marvel sta proponendo. L’albo si apre con un classico episodio di Mick Anglo del 1956 che ha la funzione di contestualizzare tutto. In questa storia il lettore conoscerà Micky Moran, un uomo che lavora in un giornale curiosamente chiamato Daily Bugle e che, pronunciando la parola Kimota, si trasforma nell’invincibile Miracleman. Nella sua lotta contro il male è coadiuvato dai sidekick Young Miracleman e Kid Miraclemen e l’episodio, disegnato dal bravo Don Lawrence, pur nella sua innegabile ingenuità, non è privo di fascino.

Si passa poi alle prime due storie tratte da Warrior del 1982, quelle che segnarono il ritorno dell’enigmatico eroe. Per una serie di circostanze, Micky Moran scopre di avere incredibili poteri, con sua sorpresa poiché qualcuno o qualcosa gli ha fatto perdere la memoria del passato di giustiziere. Moore delinea quindi  sin dal principio il ritratto di un uomo confuso, fuori dal suo tempo e insicuro. Il mondo in cui agisce è più cupo e inquietante rispetto a quello del periodo classico e il senso di inquietudine è ottimamente visualizzato dalle matite oscure del bravissimo Garry Leach, primo, storico penciler del Miracleman revisionista. Senza spoilerare, consiglio a tutti di tenere d’occhio Kid Miracleman che non è più il ragazzino delle storie dei fifties. Costui giocherà un ruolo cruciale nelle vicende e sarà con lui che Moore svolgerà forse il lavoro più scioccante.

Ci sono poi altri tre episodi del 1954, scritti e disegnati dal compianto Mick Anglo, cartoonist che avrebbe meritato maggiore fama tra gli estimatori dei comics supereroici. Naturalmente, anche in questo caso le trame sono ingenue, sebbene divertenti, e testi e disegni vanno analizzati sulla base degli standard espressivi dell’epoca in cui vennero realizzati. Ma restano validi. Insomma, Miracleman è un must e non può mancare nella vostra collezione. Kimota!

Voto: 8

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