Shade L’Uomo Cangiante n. 4, la recensione

Pubblicato il 29 Marzo 2014 alle 14:00

Continuano le folli e visionarie avventure di Shade L’Uomo Cangiante! Cosa accadrà all’alieno di Meta dopo la sconfitta dell’Urlo Americano? Scopritelo in un nuovo volume scritto dall’eccentrico Peter Milligan e disegnato da Chris Bachalo!

vertigo_classic_27_shade_l_uomo_cangiante_04_la_stradaShade L’Uomo Cangiante n. 4

Autori: Peter Milligan (testi), Chris Bachalo, Jan Duursema, Brendan McCarthy (disegni)

Casa Editrice: RW-Lion

Genere: Supereroi

Provenienza: USA

Prezzo: € 14,94, 16,8 x 25,6, pp. 160, col.

Data di pubblicazione: marzo 2014

Arriva il quarto tp di Shade The Changing Man, capolavoro Vertigo di Peter Milligan incentrato sulle avventure di un eroe DC ideato negli anni settanta dal grande Steve Ditko. Nella versione dell’eccentrico autore britannico, Shade, alieno proveniente dal pianeta Meta, giungeva sul nostro mondo per fermare le macchinazioni dell’Urlo Americano, entità che rappresentava la follia. In compagnia dell’avvenente Kathy e della stravagante Lenny, Shade rimaneva coinvolto in una lunga e complessa story-line imperniata sull’Urlo Americano e con questo pretesto Milligan denunciava le storture e le devianze della società statunitense.

Ma ora l’Urlo Americano è stato sconfitto e Shade e le sue amiche sperano di rilassarsi un po’. Non che le cose per loro siano particolarmente idilliache. Kathy si è appena ripresa dai suoi problemi con l’alcol ma non ha del tutto superato il trauma dell’uccisione del fidanzato e dei suoi genitori ad opera del serial killer Troy Grenzer. Il fatto che poi Shade occupi il corpo dell’assassino non l’aiuta e, come se non bastasse, un residuo della personalità dell’omicida di tanto in tanto prende il controllo, facendosi chiamare Hades. Shade, innamorato di Kathy, è geloso, dal momento che quest’ultima si sta avvicinando a Lenny e forse tra le due ragazze potrebbe nascere qualcosa di più di una semplice amicizia.

In ogni caso, i tre decidono di viaggiare per gli Stati Uniti e Milligan ne approfitta per utilizzare un cliché della narrativa americana, quello del viaggio on the road alla Kerouac. E se il romanziere beat considerava il viaggio la metafora di un percorso interiore, Milligan fa qualcosa di analogo. In tale contesto, infatti, Shade, Lenny e Kathy scopriranno molte cose che li riguardano. Trattandosi, però, di un fumetto di Peter, la situazione non sarà rilassante. Per una serie di ragioni enigmatiche, infatti, i personaggi rimarranno prigionieri di una strada senziente. Si tratta di uno strascico delle azioni dell’Urlo Americano? Può essere ma la risposta è più inquietante.

La chiave di tutto si cela nei versi di un poema che Shade aveva scritto da adolescente e, in una specie di trip immaginifico, l’alieno di Meta avrà a che fare con i dolori del passato e con il suo doppio malvagio, Hades, che giocherà un ruolo chiave nella vicenda. L’autore risolverà poi i misteri relativi all’infido Stringer, l’agente dei servizi segreti che ha dato la caccia a Shade sin dal principio, e non mancheranno colpi di scena. Milligan scrive testi intensi e inventivi, post-moderni nell’impostazione, con echi di Burroughs, Ballard e Kerouac. In alcune pagine sfiora la poesia e si può dire che questa story-line, pubblicata nei nn. 20-25 del comic-book originale, è uno dei momenti qualitativamente più elevati dell’intera serie.

Dal punto di vista grafico, il penciler regolare Chris Bachalo abbandona gli stilemi alla Michael Golden degli inizi e sfoggia un tratto personale ed efficace, di notevole impatto visivo, con il particolare e inventivo lay-out che contribuisce ad evocare la follia descritta nelle trame. In un episodio Chris è coadiuvato dalla meno dotata Jan Duursema che comunque si sforza di mimarne lo stile in maniera accettabile. E bisogna inoltre segnalare la storia del n. 22, eccezionalmente illustrata dal lisergico Brendan McCarthy, l’autore delle cover di Shade, nonché disegnatore del famigerato Skin e di Rogan Gosh. McCarthy realizza tavole psichedeliche e pop, assolutamente non in linea con gli standard espressivi dei comics americani degli anni ottanta, concedendosi nello stesso tempo piacevoli omaggi a Ditko. In parole povere, questo quarto volume di quella che può essere considerata una delle pietre miliari della Vertigo è un must. Da non perdere.

Voto: 8

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