Happy! di Grant Morrison, la recensione

Pubblicato il 12 Marzo 2014 alle 10:45

Chi è Nick Sax? Un ex poliziotto dai metodi violenti? Uno psicopatico? E perché solo lui vede e sente un assurdo cavallino azzurro? Non perdete Happy!,  esordio Image del trasgressivo Grant Morrison alle prese con una storia violenta e sopra le righe illustrata da Darick Robertson!

Per molto tempo l’Image, fondata nei primi anni novanta da Todd McFarlane e altri transfughi della Marvel, è stata considerata una casa editrice capace di pubblicare solo brutte copie degli albi di supereroi delle major; ma ormai la situazione è radicalmente cambiata e l’etichetta annovera nel suo catalogo opere interessanti e spesso anticonvenzionali. La cosa continuerà di sicuro poiché alcuni autori di area Vertigo stanno iniziando a proporre i loro lavori proprio con la Image a causa dei recenti, preoccupanti sviluppi della linea editoriale for mature readers varata dalla grande Karen Berger.

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È infatti uscito un gioiello come Saga di Brian K. Vaughan che ha ottenuto notevole successo di pubblico e critica. E il geniale Grant Morrison ha deciso di pubblicare con l’Image una delle sue più recenti fatiche: Happy!, illustrata da Darick Robertson. Va specificato che non si tratta di un fumetto qualsiasi (prevedibile quando c’è lo zampino di Grant) e chissà se la Vertigo l’avrebbe mai accettato, considerando che gli argomenti affrontati sono estremi persino per la sezione adulta della DC.

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Ci troviamo in ambito hard-boiled. L’autore scozzese introduce Nick Sax, ex detective che per una serie di circostanze (e non edificanti) non lavora più alla polizia. È violento, spietato, sopra le righe e sembra uscito da una pellicola all action. Dà filo da torcere a una gang di mafiosi perfetta per una puntata de I Soprano e potrebbe pure essere visto come la versione satirica del Punitore, specialmente se si prendono in considerazione i dialoghi sferzanti e sarcastici, tarantiniani nell’impostazione e degni di Garth Ennis. In effetti, Morrison parte dallo stile espressivo di Millar ed Ennis rielaborandolo in maniera intelligente e contaminandolo, man mano che la trama procede, con l’espressività perversa, poetica e allucinata che i suoi fan hanno imparato ad apprezzare.

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Ma per quale ragione Nick Sax ce l’ha a morte con questi gangster? Qual è il ruolo che gioca la sua ex collega, chiaramente corrotta e ricattata dagli stessi mafiosi? Ma, soprattutto, chi è l’Happy del titolo? Non è Nick, come qualcuno potrebbe pensare. È invece un assurdo cavallino azzurro degno di un cartone animato che dà continui suggerimenti a Nick, a volte in modo esasperante. Esiste veramente? Oppure è un’allucinazione di Nick? Resta il fatto che tutte le indicazioni di Happy si rivelano comunque giuste e conducono Nick a scoprire ed affrontare una realtà agghiacciante.

Morrison in principio trae in inganno il lettore con una story-line sanguinolenta ma ironica e divertente.  Procedendo con la lettura, però, si comprende qual è la tematica sconvolgente di Happy!: la pedopornografia. Morrison descrive un mondo deviato, sporco, malato, popolato da maniaci vestiti da Babbo Natale, sacerdoti che si divertono con gli snuff movies, uomini d’affari pronti a tutto. Come afferma uno dei mafiosi, non è questione di giusto o sbagliato: tutto si riduce a un discorso di domanda e offerta. Se esistono individui disposti a pagare cifre incredibili per osservare filmati di bambini stuprati e seviziati, allora devono esistere altri individui pronti a soddisfare le loro richieste a caro prezzo.

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Con il pretesto di un noir, quindi, Morrison fa una severa denuncia della nostra società, sfiorando temi come il materialismo, il consumismo, l’ansia di notorietà mediatica (sintomatica una battuta di uno dei gangster: ‘Chiedi a uno di questi fottuti poppanti cosa vogliono diventare. Stella del web è al primo posto della loro lista’). E perciò la figura del tenero cavallino azzurro alleggerisce l’orrore descritto da Morrison, rendendolo più sopportabile e meno disturbante.

E l’orrore è rappresentato con dovizia di particolari dal bravissimo Darick Robertson che pare essersi specializzato nel raffigurare le fantasie di autori folli come Garth Ennis, Warren Ellis e, appunto, Morrison. Come di consueto svolge un buon lavoro con la caratterizzazione dei personaggi. Nick trasmette freddezza pressoché in ogni pagina; i bambini, a cominciare dalla piccola Hailey che sarà rilevante nella vicenda, evocano terrore, smarrimento e innocenza perduta (riflettete sulla cover gallery e in particolare osservate la copertina con la bimba indifesa legata e imbavagliata e non rimarrete indifferenti!); la collegadi Nick evoca una natura infida e i vari maniaci presenti nella storia appaiono semplicemente stomachevoli.

Magari qualche anima bella storcerà il naso dicendo che il fumetto è troppo violento, che è risaputo vedere un prete pedofilo e tirerà in ballo discorsi ipocriti sull’anti-clericalismo, che Morrison è compiaciuto nella descrizione delle brutture (senza evitare l’egocentrismo dato che in una vignetta ambientata nella metropolitana si vede una locandina con il viso di Grant che pubblicizza la sua vecchia band, i Mixers!) e via delirando. Ma  Happy! è l’ennesima dimostrazione del suo talento e tanto basti. E bene ha fatto Bao Publishing a tradurre questo pregevole esito creativo. Eh, sì, sono davvero lontani i tempi in cui l’Image pubblicava Youngblood.

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