Capitan America – Le Battaglie del Bicentenario Edizione Deluxe: Recensione

Pubblicato il 3 Marzo 2014 alle 18:30

Panini Comics propone un importante inedito del Re dei Comics, l’unico e solo Jack Kirby! Non perdete questo volume celebrativo di grande formato imperniato sulla Leggenda Vivente della Seconda Guerra Mondiale: Capitan America!

CAPITAN AMERICA LE BATTAGLIE DEL BICENTENARIO EDIZIONE DELUXECapitan America
Le Battaglie del Bicentenario

Autore: Jack Kirby (testi e disegni)

Casa Editrice: Panini Comics

Genere: Supereroi

Provenienza: USA

Prezzo: € 15,00, 25,5 x 35,5, pp. 96, col.

Data di pubblicazione: febbraio 2014

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Secondo una scuola di pensiero, il compianto Jack Kirby è sinonimo di fumetto americano e l’appellativo di Re a lui attribuito lo dimostra. In effetti, è stato colui che al pari di Will Eisner ha fissato le modalità espressive, visive e narrative dei comics, lasciando il segno sia nella Golden che nella Silver Age. Non va trascurato l’apporto di altri cartoonist ma non si può negare che Kirby, a volte da solo, a volte in coppia con Joe Simon prima e Stan Lee poi, si sia rivelato precursore di molte tendenze, influenzando generazioni di disegnatori.

In piena Golden Age, Jack si occupò di ogni genere narrativo, dal western all’horror, dal poliziesco alla war story, dal fantascientifico al supereroico; e non mancarono sortite nel campo dei fumetti umoristici. Fu persino creatore degli albi romance destinati a un pubblico femminile e inventò numerosi character. Ovviamente, il più importante nella prima fase della sua attività fu Capitan America, la Sentinella della Libertà, ideato insieme a Simon, che ottenne sin dal principio uno strepitoso successo.

L’altra grande stagione creativa kirbyana è rappresentata dalle sue esperienze alla Marvel insieme a Stan Lee. Nei mitici sixties, Kirby entusiasmò i lettori con le memorabili saghe di Fantastic Four, Mighty Thor, dello stesso Cap e di altri serial e introdusse personaggi fondamentali del Marvel Universe come il Dr. Destino, Galactus, Silver Surfer, la Pantera Nera (primo eroe afroamericano dei comics) e gli Inumani. Kirby utilizzò le precedenti esperienze formali concependo fumetti che erano un riuscito amalgama di superomismo, fantascienza, romance, fantasy e horror, con uno stile grafico dinamico, valorizzato da un gigantismo di grande impatto visivo. In poche parole, il rivoluzionario stile Marvel.

Tuttavia, alla fine dei sixties Kirby lasciò la casa editrice per insoddisfazioni di tipo economico e contrasti con Lee e si trasferì alla DC. Fu con l’etichetta  di Superman e Batman che iniziò una nuova stagione creativa, simboleggiata dalla memorabile Saga del Quarto Mondo, con personaggi che ancora oggi giocano un ruolo importante nelle saghe DC. Ma Jack non mancò di varare altri validi mensili come, tra i tanti, Demon e Kamandi. Nel 1976, comunque, tornò alla Marvel per occuparsi di Capitan America e di Pantera Nera e pure stavolta tenne a battesimo comic-book del calibro di 2001 A Space Odissey, The Eternals, Machine Man e Devil Dinosaur. Questo fu forse il periodo più controverso: i disegni si erano evoluti a un livello pazzesco ma il tono retorico, pedante e verboso dei testi non era in linea con le tendenze dell’epoca e risultò datato.

Ciò non significa che le opere dei tardi anni settanta siano trascurabili. E ve ne potrete rendere conto leggendo questo splendido speciale che propone un importante inedito del Re. Il protagonista è Cap e la storia fu pubblicata in un albo di formato gigante intitolato Marvel Treasury Special. Panini Comics ha rispettato la scelta e avrete modo di capire come il tratto adrenalinico e rutilante del Re venga appunto valorizzato con pagine di grandi dimensioni (scelta che mi ha fatto pensare ai vecchi Eterni e ai mensili giganti della gloriosa Editoriale Corno). La storia uscì nel 1976, l’anno in cui gli Stati Uniti celebrarono il bicentenario della nazione.

L’operazione potrebbe essere reputata propagandistica (e ricordiamo che Cap nacque negli anni quaranta con tale intento) ma Kirby non esalta la politica a stelle e strisce. Più semplicemente, celebra l’America in quanto idea di nazione che racchiude in sé elementi positivi e negativi e fornisce ai cittadini un obiettivo, un ‘sogno’, quello dell’individuo che con le sue forze e la sua volontà può emergere e ‘diventare tutto ciò che vuole’. Kirby svolge la riflessione usando un cliché della fantascienza classica: il viaggio nel tempo. Cap entra in contatto con l’enigmatico Mister Buda. Costui dà a Steve Rogers un amuleto che gli consente di spostarsi attraverso i secoli, facendogli vivere in prima persona i momenti più salienti della storia americana.

Vedremo quindi Cap affrontare Hitler e il Teschio Rosso da soldato statunitense in lotta contro il Terzo Reich; finire nel west dei pionieri e degli indiani; assistere ai primi, sconvolgenti esperimenti atomici; vedere la miseria e la desolazione della Grande Depressione; diventare addirittura protagonista delle prime produzioni hollywoodiane; e così via. Kirby, quindi, si concentra su vari eventi storici, alcuni edificanti, altri meno; e nell’evocativa pagina conclusiva esprime il suo pensiero sull’America, mettendolo in bocca a un gruppo di bambini, simboli di speranza non solo per gli Stati Uniti ma per il mondo intero.

Questa storia può essere ingenua, certo; un po’ retorica; appare a volte superata nei testi e nei dialoghi. Ma è sincera e Kirby riesce a rappresentare uno dei supereroi più iconici dei comics in tutto il suo carisma. E i disegni fanno la differenza. Il tratto è quello della fase finale della sua attività, più stilizzato rispetto a quello delle collaborazioni con l’inchiostratore Joe Sinnott, per esempio; ma ha forza, potenza, una sensibilità cinetica indiscutibile. A parte gli esperimenti con le fotocopie e i collages, ci sono tutti gli ingredienti tipici dello stile che ha fatto impazzire i suoi fan: il fluire frenetico delle scene d’azione; le tavole a tutta pagina; le anatomie contorte; gli effetti sonori che fuoriescono dalle vignette; e persino i celeberrimi ‘Kirby dots’, le macchie di inchiostro che rappresentano l’energia crepitante, vero e proprio marchio di fabbrica della sua arte.

In poche parole, questo è un volume imperdibile che non si rivolge solo ai nostalgici cresciuti con gli albi della Corno; ma pure ai lettori di oggi che magari incensano (giustamente) gli attuali maestri dei comics che però non sarebbero potuti esistere senza l’esempio di Jack. E bisogna altresì segnalare gli ottimi articoli di Giorgio Lavagna che analizzano in maniera approfondita l’opera di Kirby e la vita editoriale di Capitan America. Da non perdere.

Voto: 8

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