Sweet Tooth n. 2 di Jeff Lemire – Recensione Vertigo Lion Comics

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Ritorna Sweet Tooth, la sconvolgente saga post-apocalittica ideata dal grande Jeff Lemire e imperniata sul tormentato Gus, il ragazzo cervo perduto in un mondo impazzito! Non perdete il secondo volume di una delle più graffianti serie Vertigo degli ultimi tempi!

Sweet Tooth n. 2

Autore: Jeff Lemire (testi e disegni)

Casa Editrice: RW-Lion

Genere: Fantascienza

Provenienza: USA

Prezzo: € 12,95,16,8 x 25,6, pp. 144, col.

Data di pubblicazione: maggio 2013

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Terribile. Sgradevole. Un pugno allo stomaco. Uno shock. Sono le prime definizioni venutemi in mente dopo aver finito di leggere il secondo volume di Sweet Tooth, saga Vertigo ideata da Jeff Lemire, autore di gioielli come Essex County Trilogy e The Nobody e che nell’attuale clima post-reboot della DC si sta occupando di Animal Man e Frankenstein Agent of S.H.A.D.E. Ma non vorrei essere frainteso: la sequenza inclusa nel tp, tratta dai nn. 6-11 del comic-book originale, mi è piaciuta. Ma non è stata una lettura gradevole e mi ha suscitato emozioni dolorose.

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Del resto, il contesto narrativo non è allegro. Lemire immagina uno scenario desolante. Siamo in America, in una situazione che definire post-apocalittica è un eufemismo. Si sa solo che un virus ha provocato la morte di molte persone e  la nascita di bambini mostruosi, ibridi tra l’uomo e l’animale. Le città sono devastate e vige la legge del più forte. Le milizie fanno il bello e il cattivo tempo. Ognuno è costretto ad arrangiarsi da solo e l’autorità è un lontano ricordo. Il protagonista di Sweet Tooth è Gus, un ragazzino con le corna di cervo che vive in un bosco insieme al padre.

Ma l’uomo muore e per una serie di circostanze Gus incontra Jepperd, mercenario che sbarca il lunario svolgendo lavori di vario tipo, violento e aggressivo, che prende Gus sotto la sua ala protettiva e lo conduce in città, dicendogli che esiste un posto che accoglie i ragazzi come lui. Ma è un inganno. Nello sconvolgente colpo di scena finale del primo volume, Gus veniva catturato da individui senza scrupoli e dalle pessime intenzioni e Jepperd si rivelava un traditore della peggior specie. Ma è proprio così?

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Se i primi cinque episodi sono serviti a Lemire per impostare le basi della narrazione, con gli attuali cambia le carte in tavola. Senza spoilerare, specifico che l’autore ci fornirà molti particolari sul passato di Jepperd che lo metteranno in una luce diversa. Al di là del suo gesto imperdonabile, Jepperd non è malvagio e le sue azioni hanno una motivazione. Ma emergeranno impensabili dettagli anche sul conto di Gus e sulla figura del padre defunto che giocherà un ruolo importante negli enigmi che Lemire introdurrà nella trama. Inoltre, inserisce nella story-line un gruppo di persone che cerca di scoprire la causa del virus e della nascita degli ibridi, tentando nello stesso tempo di trovare una cura. Ma i loro metodi sono decisamente discutibili.

Con il pretesto di una distopia, Lemire affronta tematiche scottanti, a cominciare da quella della violenza ai minori. L’infanzia violata, sia in senso fisico che psicologico, è fondamentale, e l’autore la denuncia con forza, non esimendosi dal rappresentare situazioni e momenti spiacevoli che rendono Sweet Tooth tutto tranne che un fumetto di intrattenimento. E pure le riflessioni sulla scienza sono rilevanti. Lemire si chiede: fino a che punto la scienza può spingersi? Cercare di salvare la razza umana (come afferma uno degli scienziati della storia) è un obiettivo nobile, ma è accettabile se comporta lo sfruttamento e la morte di innocenti? Sono quesiti non di poco conto e Lemire li analizza con impegno.

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I testi sono stringati e i dialoghi, con la loro essenzialità, evocano durezza, specie per ciò che concerne i character negativi. Gus, invece, si esprime sempre con ingenuità e le sue costanti disillusioni, nonché le esperienze traumatiche sperimentate, creano una forte empatia tra lui e il lettore. D’altronde, è difficile non rimanere coinvolti osservando gli sguardi disperati e smarriti di Gus. In questo Lemire è magistrale. Il suo stile grezzo, contorto, visivamente ostico, è perfetto per le cupe atmosfere descritte; ma il vero punto di forza è appunto rappresentato dagli sguardi. Di quello di Gus ho già scritto; ma non bisogna trascurare l’apparente severità di Jepperd e il dolore immenso che irrompe nelle pagine in cui rievoca il passato o in quelle in cui si abbandona a un pianto dirotto. Mentre la rabbrividente freddezza delle occhiate degli scienziati e dei membri delle milizie (di fatto, sottili fessure) esprimono un’assoluta mancanza di sentimenti anche solo lontanamente umani. Sweet Tooth non è piacevole, lo ribadisco, ma è un must. Non ignoratelo.


Voto: 8

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