MangaForever intervista per voi i talenti del disegno italiani che hanno sfondato anche all’estero ! Questa volta tocca al grande Carmine Di Giandomenico !!!

Ciao Carmine, e benvenuto su MangaForever ! Sei un artista dal tratto molto particolare, che si adatta perfettamente sia a storie più introspettive e intimiste che a quelle più action e movimentate. Per rompere il ghiaccio quindi ti chiedo: c’è un genere di fumetto con cui ti trovi più a tuo agio o con cui pensi di riuscire a esprimere al meglio il tuo talento ?

Domanda difficile, perché non credo che il mio stile si adatti bene alle scene d’azione. Certo che scegliere effettivamente è sempre un’impresa. Mi piacerebbe riuscire a toccare un po’ tutto ciò che riguarda le varie tipologie di narrazione, anche se l’amore per il genere supereroistico resta un pelino più sopra rispetto agli altri.

Anche qui in Italia ha debuttato la miniserie Punisher: War Zone, di cui sei il disegnatore. Cosa dobbiamo aspettarci da questa saga e come hai vissuto l’inevitabile confronto con il tuo predecessore, Marco Checchetto ?

Punisher: War Zone è stata una bellissima impresa. Ripensandoci ora, credo che mi abbia fatto prendere più carattere. L’impresa è stata quella di dover inseguire le uscite, sai 3 settimane a numero diventano difficili… però ci siamo riusciti ! Con Rucka il rapporto è stato solo per e-mail e la maggior parte del lavoro è stato svolto attraverso l’editor Stephen Wacker. Nonostante il tempo tiranno devo dire che mi sono divertito. Soprattutto ho avuto la possibilità di poter disegnare Spider-Man con il suo costume e farlo muovere come piace a me !

punisher_war_zone_2012_p008La storia di Rucka è molto ben strutturata, e ha delineato nel tempo assieme a Marco un carattere ben preciso di Frank Castle. E’ un peccato che adesso lo abbiano riconfinato a una rilettura del Punitore senza spessore…

Da parte mia, il confronto con Marco non c’è stato assolutamente. Solo un po’ di ansia, nel voler dare in quel poco tempo il giusto tributo al suo grande lavoro. Ovviamente il confronto è avvenuto, ma da parte dei lettori, che si sono ritrovati con un altro disegnatore rispetto agli annunci fatti e inizialmente hanno storto un po’ il naso, ma continuando a seguire la miniserie alla fine si sono addolciti, e si sono accostati alla mia interpretazione con occhio positivo.

E devo dire che i lettori del Punisher sono forse tra quelli più esigenti, per via del fatto che sono appassionati di armi.

Chissà come la prenderebbero se sapessero che sono obiettore di coscienza e che le armi non mi piacciono, se non solo disegnate o giocattolo :-)

Daredevil: Battlin’ Jack Murdock è sicuramente una delle opere a cui tieni di più, in quanto è stata realizzata quasi interamente da te, con l’aiuto di Zeb Wells alla sceneggiatura. Come hai avuto l’idea per questa storia e quanto ti ha impegnato realizzarla ? Hai avuto problemi a proporla alla Marvel ?

L’idea è nata solo grazie agli indizi lasciati precedentemente da Miller, e non ho fatto altro che ragionare sulla scia impressa dal suo Genio, analizzando alcuni passaggi importanti della vita del Diavolo.

Mi ero posto sempre delle domande ben precise sul rapporto padre/Jack e figlio/Matt. Mi chiedevo: possibile che avendo un figlio cieco, che studia in un college costoso, Jack potesse sacrificare la sua vita e di conseguenza le sue responsabilità, vincendo un incontro truccato, organizzato, dove lui doveva perdere… solo per via della presenza di suo figlio tra il pubblico ? Era troppo lasciata all’istintività questa scelta, secondo me, e per come la vedevo io, era una scelta errata. Un padre in una situazione del genere sarebbe caduto a terra, privandosi di qualsiasi sfumatura di orgoglio, pur di poter mantenere e dare una vita migliore al proprio figlio, che lui crede cieco.

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Ma il vero punto cruciale riguardava Maggie, la madre/suora di Matt/Devil. Appare per la prima volta in Born Again, con un’iconografia che omaggia la pietà di Michelangelo. Raccoglie il figlio ferito sia fisicamente che nell’anima all’interno della palestra ormai abbandonata, dove si allenava il padre Jack. La domanda che scattò fu immediata: questa suora come fa a sapere di Matt ? Come fa a sapere che può trovare il figlio nella palestra abbandonata, chiusa all’epoca, dove si allenava il padre ? Ma soprattutto come fa sapere che Matt è Devil ???

E’ qui, rispondendo a questa domanda, che i tasselli si sono uniti. L’unico che poteva aver detto a Maggie dell’identità di Matt e delle sue qualità che lo spingono ad essere autonomo, era il padre Jack. L’unico che lo ha vissuto e cresciuto fin da piccolo. E come fa Jack a scoprirlo ?

CDG_Battlin Jack_1Avevo un’idea iniziale, che pescava cronologicamente anche al periodo della miniserie L’uomo senza paura, scritta da Miller e disegnata da Romita Jr., ma qui la Marvel ha voluto che cambiassi le cose, appunto per lasciare spazio a future interpretazioni…. Avevo ideato una struttura che andava a chiudere un cerchio e che non avrebbe dato spiragli ad autori futuri di poter dare interpretazioni al personaggio.

Quindi Jack sapeva che Matt fosse autonomo, lo avrebbe scoperto, lo avrebbe soprattutto ascoltato. Ascoltato le sue paure, le sue ansie di essere considerato un diverso, che indossa la maschera dello spaurito solo per la paura di non essere accettato per quello che è, e per le proprie qualità. Ed è questo che porterà Jack a vincere: sapere che lascerà un figlio non indifeso, come lui l’aveva sempre considerato.

Come l’ho presentato alla Marvel ? Attraverso una semplice e-mail.  Ed ho avuto fortuna? Certamente. Ma forse è arrivata soprattutto l’idea, che ha convinto subito tutti, senza pensarci sopra troppo. Perché a sceneggiare si può imparare, ma per essere sceneggiatore devi avere delle idee e saper mirare a come raccontarle, anche nella loro semplicità. E nulla importa se scritto in inglese o in turco: a parlare di una storia è l’idea e l’emozione che vuoi raccontare.

Per i tempi di lavorazione: un anno, tra sceneggiatura e rielaborazione del tutto assieme all’aiuto di Zeb, per imposizioni di mercato dettate dai piani alti della Marvel. Un periodo importate, a mio avviso, perché ho avuto la fortuna di poter vivere e realizzare uno dei miei sogni: scrivere, oltre che
disegnare, una storia di Devil. Anche se per una semplice miniserie di 4 numeri.

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