Recensione Unknown Soldier – Planeta DeAgostini

7

Autori: Joshua Dysart (testi), Alberto Ponticelli (disegni)
Casa Editrice: Planeta De Agostini
Provenienza: USA
Prezzo: € 12,95 16,8 x 25,7, pp. 152


Questo primo volume della nuova serie Vertigo dedicata al Soldato Fantasma, era stata da tempo annunciata da Planeta De Agostini e, sinceramente, avevo molte aspettative al riguardo. Anche perché ho sempre apprezzato l’inquietante soldato dal volto ricoperto di bende disegnato dal grande Joe Kubert e pubblicato negli anni settanta dalla gloriosa Editoriale Corno di Luciano Secchi in una rivista a lui dedicata, comprendente altre produzioni belliche targate DC Comics come i Perdenti del Re Jack Kirby e lo Spirito del Carro.

Nel corso dei decenni, il Soldato Fantasma ha subito diverse modifiche e, tra le più recenti, ricordo con piacere quella di Garth Ennis che aveva inserito il characters in un contesto narrativo da spy-stories con un tocco di cospirazionismo più che suggestivo. Ma ora è il momento della nuova versione, presentata dalla Vertigo nel serial Unknown Soldier, scritto da Joshua Dysart, che si è occupato di Swamp Thing e di Hellboy, tra le altre cose, e disegnato dall’italiano Alberto Ponticelli.

Bisogna puntualizzare che, a quanto mi risulta, la serie ha ottenuto un buon successo di critica e pubblico ed è stata candidata al Premio Eisner. Ambientata nell’Uganda del Nord del 2002, vede come protagonista il dottor Lwanga Moses, medico idealista e pacifista che aveva abbandonato l’Uganda da bambino per emigrare negli Stati Uniti con la sua famiglia. Ormai adulto, decide, però, di ritornare in patria, insieme alla moglie Sera, per cercare di migliorare, per quanto possibile, le condizioni della popolazione.

E le condizioni sono orribili, per usare un eufemismo. La zona settentrionale dell’Uganda è sconvolta dalla guerra e persino i bambini sono utilizzati come assassini da parte di un estremista cristiano. Per una serie di circostanze, Lwanga rimane coinvolto in un assalto e viene sfigurato. Costretto a coprirsi il viso con delle bende, inizia a sentire una strana voce nella mente, che lo spinge ad uccidere, a lottare e a comportarsi da soldato in un mondo impazzito, cioè, l’esatto contrario di tutto ciò che finora era stato.

A chi appartiene la voce? E’ un’allucinazione? Oppure si tratta di qualcosa di reale? Dysart, ovviamente, non ce lo spiega in questa prima story-line ma chiarisce subito che è Lwuanga il nuovo Soldato Fantasma. Onestamente, forse a causa delle alte aspettative che avevo, il fumetto mi ha deluso. Innanzitutto, non mi piacciono i testi di Dysart che non trovo al livello di quelli di altre serie Vertigo più valide. I dialoghi sono infarciti di frasi fatte, banalità e luoghi comuni, almeno secondo me.

Mi irritano, inoltre, i continui riferimenti religiosi e le continue allusioni alla fede. Non me ne vogliano gli utenti credenti ma, sinceramente, da laico convinto, mi infastidiscono coloro che tirano in ballo una religiosità spicciola a ogni piè sospinto e sono dappertutto, ormai: nei giornali, in televisione, in politica. Devo sorbirmeli pure nei fumetti?

Peraltro, la denuncia che Dysart fa del colonialismo, della religione utilizzata come strumento di propaganda, dello sfruttamento dell’Africa e così via, poteva anche essere interessante. Ma la story-line è noiosa ed è un pretesto per presentare pagine e pagine di sangue, mutilazioni e violenza. Aggiungo, inoltre, che i disegni di Alberto Ponticelli non sono di mio gradimento e chiedo scusa ai suoi estimatori. Di conseguenza, ritengo Unknown Soldier un prodotto mediocre e non credo che ne leggerò il seguito.


Voto: 5

SERGIO L. DUMA

SECONDO PARERE

Difficile capire dove siano il bene e il male.
Difficile immedesimarsi in uno dei personaggi che animano questo ottimo lavoro di Dysart e Ponticelli.
La differenza tra giusto e sbagliato può essere molto complicata nell’Uganda del 2002, in piena guerra tra l’esercito di Resistenza del Signore e l’esercito regolare.
Ma le guerre in Africa come si sa non sono mai semplici e scontate, abbiamo sempre intromissioni occidentali, della Cia e delle multinazionali, che tramano nell’ombra per impossessarsi dei giacimenti di una delle zone più ricca di risorse ambientali del nostro pianeta.
Questo volume, come ha scritto dallo stesso Dysart nella sua post-fazione, si concentra sul brutto e cerca di porre sotto i riflettori i vari conflitti etnici, le influenze delle potenze occidentali, la cattiva gestione delle ONG e lo sfruttamento dei bambini soldato.
Quello dei bambini soldato è sicuramente l’argomento principale di questo primo volume di Unknown soldier.
“La casa infestata” non è adatto per chi si impressiona facilmente, si racconta infatti della ferocia della guerra africana senza tanti tentennamenti e mostra tutta la violenza e la disperazione che noi occidentali abbiamo appena intravisto nei nostri telegiornali.
Nella storia del dott. Moses Lwanga, il principale protagonista della vicenda, la violenza chiama violenza e questa non risparmia i bambini e le loro mogli-ostaggio che devono essere violentate per far nascere altri soldati. Violenza che è sinonimo anche di una lama di machete, usato per tagliare gli arti di chi osa ribellarsi o non vuole sottomettersi.
Lo scrittore Dysart è lucido nel raccontare la cruda realtà di una regione martoriata e, attraverso situazioni pulp, accompagna il lettore in una solida trama che non cade nella facile retorica occidentale.
Oltre ad avere solide basi e una trama avvincente, questo volume si segnala anche per l’ottimo lavoro alle matite di Alberto Ponticelli.
Stilisticamente lontano da altri suoi lavori (vedi ad esempio Blatta), in questo volume Ponticelli sfoggia un ottimo tratto realistico, un ottimo storytelling e una rappresentazione della violenza minimale, come se fossimo abituati da tempo a vedere rappresentate certe situazioni.
Ottima anche la sua rappresentazione del personaggio di Unknown soldier, spettrale e psicotico, disegnato in chiaro scuri di buon impatto visivo.
La serie Unknown soldier, pubblicata in America dalla sempre valida Vertigo, ha dunque avuto un buon esordio con questo volume e spingerà a proseguirne la lettura visto la presenza delle tante sottotrame che verranno sicuramente sviluppate nei prossimi numeri.


Voto: 8

FEDERICO “FOX” FOGLIETTA

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7 Commenti

  1. Io non sono d’accordo con nessuno dei due perchè la storia non è male ,è un pretesto per denunciare un guerra dimenticata in Africa ,con le sue contraddizioni e violenze,però nella scenggiatura ci sono alcuni buchi ,come ad esempio gli esperimenti sul dottore … Insomma io non conosco bene questo personaggio,Unknown Soldier, mi domando:”Che cos’è un entità militare di super soldato o qualc’altro?”
    Poi la storia scorre bene ,anche se poco originale,basata sulla guerra e vendetta con molta ferocia e i disegnatori di Ponticelli sono ottimi nel rappresentare tutto questo.

    Voto 6,5

  2. io sono, direi, sempre d’accordo con il sig. Duma ed anche in questo caso non posso che quotare tutto quello che dice. Albo noioso e scritto male. Peccato, riponevo grandi speranze in questa serie. Magari nel prossimo volume le cose migliorano, però.

  3. D’accordo con Federico anche se il mio voto finale è 8,5: storia cruda come non la vedevo da un pezzo, disegni sporchi e “bastardi” che si mescolano alla grande con i testi di Dysart. Il primo volume scorre bene e veloce con un plot non originalissimo, ma scritto bene, che almeno in questo primo story arc si focalizza sull’analisi dell’ambiente in cui si muove il Soldato fantasma.
    La disamina di Dysart è molto bella e approfondita, visto che l’autore si è realmente documentato viaggiando proprio in Uganda.
    E francamente trovo assurdo la critica ai riferimenti religiosi, perchè l’Uganda è una delle nazioni dove ci sono conflitti di religione e dove quest’ultima è il crocevia tra la vita e la morte.

    In definitiva una grande opera che divide e che ha lo scopo di far riflettere con un mezzo così particolare che è il fumetto.

  4. Ho letto entrambi i commenti e mi trovo molto vicino con quanto scrive Foglietta.
    Il volume è un pugno nello stomaco.
    Dimentichiamoci eroi in calzamaglia che fermano criminali bizzarri, quello che si legge è l’aspetto crudo di una guerra civile forse poco raccontata dai mezzi di informazione.
    I due autori non lesinano nel mostrare le violenze, soprattutto ai danni dei bambini, trasmettendo un senso di fastidio che personalmente mi ha accompagnato dalla prima al’ultima pagina.
    L’aspetto religioso mi sembra molto marginale, però è un’opinione personale.
    I disegni li trovo assolutamente funzionali alla storia raccontata.

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