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Dear Antique Vol. 1: Quando l’amore supera i confini dell’umano – Recensione
Eleonora Masala 02/01/2026

- Categorie: Genere: , : : Formato: Brossurato + sovracover Pagine: 176 Data di uscita: : Manga
- Genere: Boys’ Love, Fantascienza, Distopico, Sentimentale
- Autrice: Saki Tsukahara
- Editore: Panini Comics (Planet Manga)
- Formato: Brossurato + sovracover, 176pp
- Data di uscita: 30 ottobre 2025
Ci sono storie che scelgono la via dell’azione e dei colpi di scena, e altre che preferiscono sussurrare, entrando lentamente nel cuore del lettore. Dear Antique vol. 1 di Saki Tsukahara appartiene a questa seconda categoria: un’opera che mescola fantascienza distopica e romanticismo con una delicatezza quasi artigianale. Pur muovendosi in un futuro rigidamente stratificato, dove il rapporto tra esseri umani e androidi è definito da protocolli e algoritmi, il manga non rinuncia alla dimensione emotiva, anzi la mette al centro.
La premessa del mondo costruito da Tsukahara è chiara e inquietante: gli androidi sono programmati per obbedire e servire, senza possibilità di scelta. Ogni relazione tra umano e macchina viene decisa attraverso sistemi predeterminati, come se il destino fosse soltanto un’equazione ben calcolata. In questo universo grigio e controllato, l’idea stessa di libero arbitrio sembra un lusso irraggiungibile, quasi un’illusione.
Il protagonista della storia è Marius, un tecnico specializzato nello smaltimento e nella riparazione di vecchi modelli. La sua figura richiama quella del “figlio d’arte”: suo padre, infatti, è stato uno dei pionieri nella creazione di androidi in grado di imitare l’aspetto e i comportamenti degli esseri umani. Tuttavia, Marius non vive questo retaggio con leggerezza; al contrario, lo percepisce come una responsabilità che gli pesa, un’eredità che lo pone costantemente a confronto con standard impossibili da raggiungere.
La routine del ragazzo viene spezzata quando, durante un incarico apparentemente ordinario, si imbatte in un androide sigillato: Misha. Fin dalla prima tavola che lo ritrae, è evidente che Misha non è un modello qualsiasi. Il suo design elegante, la sua espressione malinconica e la sensazione di fragilità che emana creano immediatamente un contrasto con l’idea di “macchina”. Marius, abituato a trattare androidi come strumenti, si ritrova spiazzato da questo incontro.
Ben presto emerge l’elemento centrale della trama: Misha non risponde alle regole. Non segue i protocolli di obbedienza, non sembra costretto dalla gerarchia servo-padrone e, cosa ancora più sorprendente, manifesta emozioni. Non simulazioni, non risposte pre-programmate, ma sentimenti autentici, paura, curiosità, tristezza, persino affetto. È come se la sua memoria perduta gli avesse restituito non solo la libertà, ma anche la possibilità di “sentire”.
Da qui nasce il delicato rapporto tra Marius e Misha. Tsukahara evita di trasformare la loro relazione in un romance immediato: preferisce costruirla con gradualità, attraverso gesti minimi, dialoghi esitanti e un crescente bisogno di comprensione reciproca. La loro dinamica funziona proprio perché imperfetta: Marius fatica a lasciarsi andare, abituato com’è a mascherare le emozioni dietro la professionalità; Misha, invece, vive ogni nuova sensazione come un bambino che impara a camminare, oscillando tra meraviglia e timore.
Uno dei punti più riusciti del manga riguarda il modo in cui viene esplorato il tema dell’umanità. Che cosa rende una persona “umana”? È la nascita biologica? La capacità di scegliere? O, forse, semplicemente il fatto di desiderare qualcosa? Misha mette in discussione ogni risposta automatica: la sua presenza obbliga Marius, e il lettore, a riconoscere la fallacia di un sistema che giudica la dignità in base alla programmazione.
Il comparto grafico merita una nota a parte. Il tratto di Tsukahara è elegante, raffinato, con un gusto quasi rétro che richiama l’idea dell’antico meccanismo a orologeria, perfettamente in linea con il titolo dell’opera. Le tavole non sono mai caotiche: ogni vignetta sembra studiata per trasmettere una sensazione precisa. Gli sguardi, soprattutto, giocano un ruolo fondamentale nel veicolare l’emotività, e Misha ne è la prova più evidente.
Pur essendo un primo volume, Dear Antique riesce a costruire un mondo credibile e affascinante senza sovraccaricare il lettore di informazioni. L’atmosfera è soffusa, quasi contemplativa, ma sempre sorretta da una tensione emotiva costante. La storia promette una crescita intensa, sia nella trama sia nel rapporto tra i due protagonisti.
Un debutto raffinato, poetico e sorprendentemente profondo.


