E’ buffo che sia proprio Vanessa Kirby, che è stata usata così bene da Christopher McQuarrie in Mission: Impossible – Fallout, a far scattare la trama di Hobbs & Shaw citando palesemente proprio una celebre scena della saga con Tom Cruise: c’è un virus letale che minaccia di distruggere il mondo proprio come il Chimera di Mission: Impossible 2 di John Woo, e proprio come in Mission: Impossibile 2 l’unica soluzione possibile per non far finire l’arma biologica nelle mani del cattivo è quella di iniettarsela nel proprio corpo e lasciare che sia l’eroe (gli eroi, in questo caso) a risolvere la situazione.

E’ solo una delle tante citazioni che David Leitch (e il suo sceneggiatore Chris Morgan) hanno seminato sia a livello narrativo che a livello visivo in questo primo spin-off del franchise di Fast & Furious (la saga comunque è sempre stata molto citazionista, pensate alla corsa sul ghiaccio del capitolo precedente ripresa pari pari da 007) nato come costola della saga madre dopo il misterioso e mai documentato litigio fra Vin Diesel e Dwayne Johnson, che alla fine si sono resi conto di essere, come si dice, troppo grossi per lo stesso set.

Molto meglio il più basso e meno piazzato Jason Statham come partner di avventure a motori, e infatti i due protagonisti sono la parte migliore del film: Luke Hobbs e Deckard Shaw, che dopo il loro primo incontro avvenuto negli esuberanti e quasi sempre fallimentari minuti di Fast & Furious 7 del 2015 e riproposto in chiave di team-up nell’eccentrico e non esattamente riuscitissimo Fast & Furious 8 (il personaggio di Statham nasce come villain), in questo film per la prima volta devono fare davvero squadra, senza Dominic Toretto e il resto della Famiglia: l’obiettivo è salvare Hattie (Kirby), sorella di Shaw, dalle grinfie di Brixton (Idris Elba), un anarchico terrorista potenziato ciberneticamente e geneticamente potenziato che vuole entrare in possesso del suddetto virus letale.

I due acerrimi rivelali quindi dovranno affrontare il classico percorso da nemici-amici per annientare questo super-uomo high-tech, percorso durante il quale capiranno che la salvaguardia del mondo e i valori familiari sono ben più importanti delle misure dei propri attributi personali.

L’inserimento del fattore fantascientifico quasi fa apprezzare maggiormente quanto visto in Furious 8, dove The Rock spostava i missili terra-aria a mani nude, in un racconto dove l’implausibilità diventa plausibile grazie ai corpi esagerati dei protagonisti, perfetti per un mondo macho in cui tutto assume valore in base alle rotondità dei propri muscoli, alla forza dei propri pugni e alla capacità di abbattere quanti più nemici possibili.

E’ il cinema di serie b che Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger si sono sfidati ad elevare sempre di più tra gli anni ’70 e gli anni ’80, quello dove i sentimenti si esprimono a parole dette a mezza bocca per non dover rischiare di perdere la propria virilità neanche per un secondo: David Leitch imposta bene le sequenze d’azione ma ciò che non funziona è la scrittura e il tono, il film è scritto con una sufficienza tale che pur sforzandosi di continuo di entrare nella commedia ora e nel romance poi fallisce sempre, e parecchio vistosamente.

Come sempre in tutta questa enorme saga le scene pensate per dare spessore ai personaggi sembrano appartenere ad un altro film, quando arrivano mettono completamente in pausa tutto il resto creando una sensazione fortemente estraniante: non c’è la raffinatezza dei Marvel Studios, capaci di alternare ogni sfumatura della commedia passando nel dramma e rimanendo sempre in ambito fantascienza, né la volontà di rimanere esclusivamente in ambito action-fumettoso come fa invece benissimo il franchise di John Wick.

Come Fast & Furious, Hobbs & Shaw cerca una sua via di mezzo che non proprio non funziona, remando contro a quelle sequenze che invece possiamo considerare riuscite.

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