Riverdale 3×07 – The Man in Black | Recensione

Archie, Jughead, Betty e Veronica sono stati costretti a separarsi ma c’è qualcosa di marcio a Riverdale.

L’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUI – showrunner e sceneggiatori hanno indubbiamente dato un colpo di spugna allo status quo di Riverdale. Non solo chiudendo, tecnicamente, tutta la parte relativa all’Archie detenuto ma anche cercando di mostrare come gli adulti della città avessero ancora in mano il controllo della situazione.

Nello specifico l’episodio si era chiuso in maniera davvero drammatica: Archie, accompagnato da Jughead, aveva di lasciare la città e di fatto Veronica timoroso di nuove ritorsioni di Hiram Lodge su di lui e sulle persone a lui care, Betty, dopo l’invasione domestica del Gargoyle King, era stata rinchiusa di forza nell’istituto delle Sister of Quiet Mercy già teatro di tante “sparizioni” a Riverdale.

L’episodio di questa settimana, intitolato The Man in Black, si apre con Archie e Jughead in cammino lungo le rotaie. I due, stremati dai giorni di cammino, approdano in una fattoria dove vengono accolti per la notte da due sorelle molto sospettose: in cambio di qualche lavoro i ragazzi avranno vitto e alloggio. Mentre Archie rimane ad assolvere questi compiti, Jug si avventura nella cittadina più vicina scoprendo una città fantasma marchiata con i simboli del Gargoyle King e  popolata da sole donne… tutti gli uomini solo al lavoro al fiume, stanno costruendo una prigione che è anche un laboratorio di droga o così dicono le poche persone disposte a parlare con lui.

Tutti lavorano per il misterioso Uomo in Nero. La fuga di Jug e Archie sembra essere infatti già arrivata al capolinea a causa del tradimento della loro ospite…

Veronica intanto decide di lasciare la casa dei genitori e giocarsi, letteralmente, il tutto e per tutto con il suo locale. Quella che però non sembra demordere è Betty che, pur essendo rinchiusa, continua a cercare indizi per la sua indagine scoprendo strani movimenti che coinvolgono Claudius Blossom e Hiram Lodge.

The Man in Black si apre un po’ come un romanzo di Jack Kerouac e un po’ come uno di Stephen King presentandoci dapprima la situazione di Archie e Jug per poi passare a Veronica e a Betty.

Il canovaccio dei quattro filoni narrativi separati sembra ormai quello prediletto di showrunner e sceneggiatori ma attenzione perché, come questa settimana, la regia non riesce a stabilire un buon ritmo – esclusa forse la prima parte – confezionando così un episodio blando e un po’ privo di mordente.

Si tratta evidentemente di un episodio di passaggio in vista del winter finale della prossima settimana che prepara sì molto bene il terreno ma non riesce di fatto a fornire spunti originali se non quelli rintracciati già nelle puntate precedenti.

E’ evidente che Hiram Lodge sia in qualche modo al centro di tutti i traffici illeciti che hanno come fulcro nevralgico l’insospettabile cittadina di Riverdale, la serie quindi si muove sempre oscillando su questa tensione fra la sua anima prettamente “investigativa” – soluzione senz’altro più convincente – e quella più “esoterica” – soluzione convincente solo a tratti e su cui spesso showrunner e sceneggiatori marciano un po’ troppo.

In The Man in Black gli spunti interessanti non mancano di certo ma risultano tutti un po’ “telefonati”, si tratta alla fine dei conti del primo vero episodio sottotono di questa terza stagione e che non intacca di certo il buon momento di Riverdale.

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