Supergirl 4×06 – A Call to Action | Recensione

Pubblicato il 19 Novembre 2018 alle 16:00

Mentre continua l’escalation di violenza contro gli alieni, i Children of Liberty fanno la loro prima apparizione pubblica con tanto di manifesto scontentando il loro leader Agent Liberty.

Avevamo lasciato Supergirl la scorsa settimana con un episodio di passaggio – la nostra recensione QUI – che aveva intelligentemente mosso alcune pedine sulla scacchiera di questa quarta stagione così intrisa di tematiche socio-politiche e aveva soprattutto lavorato ai fianchi del villain Ben Lockwood/Agent Liberty mostrandolo in una nuova veste, quella civile, contrapponendolo in maniera altrettanto efficace contro un James Olsen nuovamente al centro dell’attenzione dopo qualche episodio in cui era rimasto piuttosto defilato. L’idea alla base del contrasto era quella di mostrare come l’alter-ego di James, Guardian, fosse stato strumentalizzato dalla propaganda dei Children of Liberty.

Ed è proprio da loro che prende il via l’episodio di questa settimana intitolato A Call to Action. Con l’avvicinarsi del Thanksgiving infatti qualche membro troppo esuberante del gruppo verrà allo scoperto con delle ronde fermate solo dal provvidenziale intervento di Manchester Black – il fidanzato di Fiona uccisa qualche puntata fa nel tentativo di controllare telepaticamente gli alieni, alla ricerca dei responsabili della morte della stessa Fiona.

Queste ronde fanno andare su tutte le furie anche lo stesso Lockwood che deve sempre mantenere una certa facciata pubblica come sostenitore del fronte anti-alieni. Quando però James Olsen rifiuterà un dibattito televisivo, per incontrare proprio la cellula dei Children dedita alle ronde, toccherà a Kara presentarsi in TV con un risultato tutt’altro che positivo.

Intanto Lena continua sui esperimenti con i frammenti dell’Harun-El – l’artefatto kryptoniano fondamentale per la sconfitta di Reign nella passata stagione – facendo una incredibile scoperta che potrebbe far virare le sue ricerche dal campo medico a quello “militare”.

Durante il pranzo del Thanksgiving Kara e i suoi però fanno una importante scoperta: i Children hanno marchiato le case degli alieni e sono pronti ad un attacco in massa.

A Call to Action si seguendo la scia, e l’inerzia, tutto sommato positiva, degli ultimi episodi di questa quarta stagione di Supergirl.

Questa settimana l’attenzione è focalizzata su altri personaggi secondari come Nia – la sua sotto-trama però è ancora molto acerba – e su Manchester – tanto brutale quanto lineare nel suo sviluppo –  facendo perno, inaspettatamente su James e soprattutto su Lena.

L’episodio infatti, pur baciato da un ottimo ritmo, fatica a trovare la sua ragione d’essere fino alla sua seconda metà in cui un ottimo scambio di battute fra i personaggi riuniti a casa di Kara evidenzia un nuovo punto di vista sulla questione alieni. Se Lena infatti sostiene che la soluzione potrebbe essere quella di “livellare” il campo dotando gli umani di poteri simili agli alieni, le obiezioni sono tanto semplici quanto ficcanti: chi decide a chi donare eventualmente queste abilità? e chi garantirebbe che questa soluzione non esacerberebbe ancora di più il conflitto.

L’episodio quindi intercetta in maniera molto intelligente anche una certa retorica della xenofobia moderna – il “prima gli…” sfortunatamente in voga anche da noi – senza però risultare troppo pedante o stucchevole anzi mostrando una certa coerenza nelle trame della serie.

A Call to Action si chiude con una parte più “action” forse un tantinello esagerata e che strappa più di un sorriso.

Supergirl nella sua certosina, a tratti un po’ lenta costruzione, di un conflitto fortemente radicato in temi purtroppo attuali risultando settimana dopo settimana interessante pur non scevra di alcuni difetti e leggerezze.

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