Il gran finale della lunga gestione di Dan Slott, con il cruento scontro decisivo tra Spidey e il Goblin Rosso, e un ultimo racconto di commiato, illustrato da Marco Martin, che esprime la vera essenza dell’Arrampicamuri !

Dieci anni al timone di una testata non sono pochi. E nel bene o nel male lasciano un segno, un’impronta sul personaggio che si è andati a raccontare.

Questo è quello che è successo con Dan Slott e il suo lungo sodalizio con The Amazing Spider-Man, testata che rilanciò all’epoca del cosiddetto Brand New Day, ovvero un ritorno alle origini dopo il (contestatissimo) annullamento del matrimonio tra Peter e Mary Jane.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, e Slott ha tentato di far evolvere il personaggio dandogli una stabilità economica, un lavoro che lo appagasse e che gli consentisse di elevare anche la sua attività supereroistica, con nuovi gadget e uniformi/armature ( dettagli nerd che lo scrittore ha sempre amato ). Questo ha portato Peter a maturare e ad avere una maggiore stima e consapevolezza di se stesso, tanto da assumere un (inedito) ruolo di leader prima con gli Avengers e poi con la sua multinazionale, le Parker Industries, nate però dalla mente ambiziosa del dott. Octopus, impossessatosi per un certo periodo del suo corpo.

A dispetto dei tanti detrattori, le scelte di Slott alla fine si sono dimostrate vincenti in ogni occasione e hanno mantenuto la testata sempre nella parte alta delle classifiche di vendita. Un esempio su tutti è la saga di Superior Spider-Man, accolta da una pioggia di critiche ma di fatto campione d’incassi a livello di vendite. Questo perché Slott non ha avuto paura di osare, di rischiare con trovate a volte strampalate o discutibili, ma che comunque hanno saputo mantenere vivo l’interesse dei lettori per dieci lunghi anni, cosa non certo facile o scontata…

E’ evidente che lo scrittore ama profondamente il personaggio, in particolar modo quello degli esordi di Stan Lee e Steve Ditko, e tutta la sua gestione è stata un continuo omaggio a quegli anni d’oro, che di fatto hanno forgiato il mito del Tessiragnatele e costituiscono la base a cui deve far riferimento qualsiasi autore voglia confrontarsi con il personaggio.

La vera essenza di Spider-Man traspare infatti anche nelle ultime due storie scritte da Slott, ovvero il lunghissimo numero 800 e quella piccola perla che è il numero 801. Nel primo assistiamo all’estenuante battaglia finale tra Spidey e la sua nemesi per eccellenza, ovvero Norman Osborn alias Goblin, stavolta potenziato dal simbionte Carnage e quindi ancora più potente e inarrestabile. Nonostante tutto, però, grazie alla sua incrollabile determinazione e al suo senso di responsabilità, Spider-Man riesce a trovare la forza e il coraggio per sconfiggerlo, perché il bene, l’altruismo e la fiducia nel prossimo prevarranno sempre sull’egoismo e la bieca sete di potere dei suoi avversari.

Spider-Man alla fine è un ideale, un esempio da seguire e a cui ispirarsi, come lo è stato per Flash Thompson, ex bulletto del liceo poi diventato eroe di guerra e supereroe, grazie al simbionte Venom. La sua figura verrà ulteriormente nobilitata in questo gran finale e ci dimostrerà ancora una volta quanto conti il valore dell’amicizia e dei suoi affetti nella crociata del Tessiragnatele.

Perché Spider-Man è prima di tutto Peter Parker, ovvero un uomo comune come tutti noi, coi suoi problemi, le sue incertezze e le sue aspirazioni, che sente il bisogno del sostegno dei suoi cari, specialmente nei momenti più tristi e disperati, quando tutto sembra remargli contro. La sua umanità è ciò che lo contraddistingue da tutti gli altri supereroi e che lo rende unico, nonché il personaggio più amato dell’universo Marvel.

Il fatto di essere anche una persona “comune” fa di lui l’eroe di strada per antonomasia, che a differenza dei più blasonati Thor, Capitan America o Iron Man, non ragiona su larga scala ma si preoccupa della gente del suo quartiere, acciuffando anche un semplice scippatore o rapinatore di negozi, affinché le strade siano più sicure e qualsiasi innocente non corra pericoli.

E’ questo che in sostanza vuole esprimere Slott nel suo ultimo numero di Amazing, un delicato racconto che in poche pagine passa dagli esordi del Tessiragnatele all’inizio della gestione dello scrittore, attraverso gli occhi di un comune uomo della strada, che come molti ha incrociato il supereroe e ha compreso l’impatto che la sua missione ha sulla vita di ogni persona che incontra. Un vero e proprio atto d’amore di Slott nei confronti del personaggio, che rappresenta una chiosa perfetta alla sua decennale avventura con il Ragnetto.

Ai disegni troviamo il gotha degli artisti che abbiamo potuto ammirare in questo ultimi anni, e in particolare quelli che hanno collaborato con lo scrittore per più tempo. Mi riferisco a Humberto Ramos, il nostro Giuseppe Camuncoli, Stuart Immonen, che ha annunciato di abbandonare il mondo dei comics proprio dopo questa prova, e il tratto pop per eccellenza di Marcos Martin, fortemente voluto dallo scrittore sia per poche pagine del numero 800 che per il suddetto numero finale, realizzato in toto da lui. A questi si è aggiunto anche Nick Bradshaw, apprezzato artista dal tratto cartoonesco che tra le altre cose ha realizzato la miniserie Spidey, ambientata nei primissimi giorni di vita del Tessiragnatele.

Un degno apparato grafico, dunque, con alcuni degli artisti più amati e apprezzati dai fan del Ragno e non solo, per festeggiare la fine di un’epoca, che certamente verrà ricordata anche negli anni a venire, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Slott è stato in grado di farci ridere, piangere, commuovere, divertirci e farci storcere il naso, ma soprattutto ci ha fatto emozionare come solo pochi autori sono in grado di fare. Ci ha fatto crescere insieme a Peter e ci ha dimostrato che chiunque di noi può fare la differenza, anche nel suo piccolo.

Grazie di tutto, Dan. Per averci fatto credere di volteggiare in mezzo ai grattacieli.

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