Ritorna con la settimana stagione la serie ammiraglia Arrow. Riuscirà la serie con protagonista l’arciere dell’Universo DC a ritornare ai fasti delle prime tre gloriose stagioni?

Che la sesta stagione di Arrow fosse tutt’altro che priva di difetti è stato indubbio. C’è anche da ricordare che la serie veniva da una quinta stagione assolutamente fallimentare e lo sforzo per correggere il tiro della serie da parte di showrunner e sceneggiatori è stato davvero immane. Il risultato è stato una passata stagione con molte ombre – qualche scelta frettolosa e villain mai altezza su tutto – ma anche con qualche intuizione davvero brillante, una su tutte il finale che ha aperto le porte per un nuovo status quo intrigante per la serie.

In tal senso l’esordio della settimana stagione di Arrow, con la premiere intitolato Inmate 4587, è abrasivo.

Sono passati cinque mesi. Cinque mesi dall’arresto, questa volta definitivo, di Oliver Queen che, in cambio dell’immunità dei suoi alleati e della sua famiglia, ha confessato di essere Green Arrow. Cinque mesi da quando Ricardo Diaz è scomparso, morto per alcuni, ma non per Oliver.

Oliver è in carcere, è il detenuto 4587 e ora è costretto a condividere la sua vita con i suoi peggiori nemici. Fuori invece Felicity e William sono nel programma protezione testimoni mentre i suoi alleati, appesi al chiodo i costumi da vigilanti, cercando di portare avanti vite “normali” almeno fino a quando un nuovo emulo di Green Arrow si affaccia nelle strade di Star City per dispensare giustizia.

Tutto cambierà quando Diaz cercherà di colpire Oliver sia dentro che fuori dal carcere e con un eccellente cliffhanger scopriremo la natura di alcune sequenze che avevano visto un misterioso giovane uomo andare alla ricerca dell’isola.

Inmate 4587 è un episodio che sicuramente non fa gridare al miracolo ma è senza ombra di dubbio eccellente, asciutto e intrigante.

Il merito va senz’altro dato al nuovo status quo: l’idea di mettere Oliver in un carcere di massima sicurezza con i suoi nemici dà alla serie quel tocca di imprevedibilità riportandola a quelle atmosfere realmente “urbane” e “grim’n’gritty” degli esordi.

Utilizzando quindi come binario principale la situazione di Oliver, showrunner e sceneggiatori riescono ad incastrare e inserire, in maniera organica e mai fine a sé stessa, i personaggi secondari che acquisiscono così un rinnovato dinamismo – basti vedere l’ottimo dualismo fra Dinah e Renee.

Ma non è solo un compitino ben fatto questo inizio di stagione. Gli elementi migliori e distintivi della serie vengono ripresi e rielaborati tracciando quasi un linea netta di demarcazione con quanto fatto negli ultimi 2 anni, 2 anni e mezzo: ritornano, in maniera efficace e stuzzicante, le sequenze “flashback” e ritorna soprattutto quel tono “aggressivo” che mancava da un bel po’.

Ritorna soprattutto una concretezza in termini di tematiche e il personaggio di Oliver ne beneficia: l’idea di tenere un basso profilo, di sopravvivere – scontare la pena senza intoppi – stride con quella di Oliver/Green Arrow “uomo d’azione” rileggendo così sotto una nuova luce il tema stesso delle origini del personaggio e del ritorno dall’isola, della lista da sfoltire e via dicendo.

Questa season premiere brilla anche per una regia davvero efficace – merito del solito James Bamford – che ruba alcune idee da Batman Begins, ancora una volta il primo film di Nolan ritorna prepotente come fonte di ispirazione per la serie come lo fu per l’ormai mitico pilot, impreziosendo il tutto con alcune coreografie davvero degne di note, una su tutte la sequenza sotto la doccia.

Arrow inizia la sua settima stagione in maniera convincente. Il punto ora è non avere fretta, giocarsi bene gli elementi appena introdotti – ad esempio fare uscire di prigione Oliver subito sarebbe un errore madornale a mio modo di vedere – e dare sostanza al villain o ai villain di questa stagione.

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