La miniserie di Showtime arriva in Italia su Sky Atlantic HD.

“Che senso ha una finestra se non puoi buttartici di sotto?”

E’ in questa espressione caustica e drammaticamente comica e autolesionista che si potrebbe riassumere lo spirito di Patrick Melrose, il personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch nell’omonima miniserie in cinque parti andata in onda su Showtime co-prodotta da Sky e che ora approda in Italia dal 9 luglio su Sky Atlantic HD.

Tratta dai romanzi di Edward St Aubyn e adattata per il piccolo schermo da David Nicholls (lo scrittore di One Day, proprio lui), Patrick Melrose è psichedelico, quasi un trip mentale à là Legion, proprio come il suo protagonista, un po’ Sherlock, un po’ Alan Turing, un caleidoscopio di problemi e traumi misto a una dipendenza da oppiacei.

Patrick infatti non si risparmia in quanto a droghe e alcol, sembrano l’unica cosa ad aiutarlo a tirare avanti, almeno finché il padre non muore, portandolo alla decisione di voler rimettere in sesto la propria vita e rinunciare alla propria dipendenza. Potrà mai farcela, dato che tutto sembra derivare dagli abusi ricevuti dal padre e dalla madre che guardava dall’altra parte invece di intervenire? La morte di Melrose Senior è il pretesto che sconvolge la vita del protagonista: ma, non trattandosi della commedia del nuovo adattamento di un uomo oppure di una storia familiare di lutto e riconciliazione, veniamo messi di fronte a una sequela infinita di nonsense, fantasie e perplessità, con dialoghi a raffica messi ottimamente in bocca a Cumberbatch che offre quasi una serie continua e concatenata di monologhi, alcuni rivolti allo spettatore, altri a chi è in scena con lui.

Nicholls, che ha lavorato anche in teatro, dà infatti un’impronta di scrittura e messa in scena molto teatrali, quasi un punto di incontro fra la vecchia tragedia greca e una delle tragedie shakesperiane alla sua miniserie, condendola anche dell’esperienza fatta nell’adattare Grandi Speranze. E’ una produzione molto inglese pur essendo americana, non solo per la storia o l’ambientazione, ma proprio per l’assetto composto british dei personaggi che va a cozzare volutamente col trip continuo di cui è preda Patrick.

Riuscirà Patrick a trovare una pace interiore ed esteriore senza le droghe? Riuscirà a far pace col passato che è stato ingiusto con lui e l’ha reso ciò che è ora? Riuscirà a guardare davvero avanti e ad essere migliore come genitore e marito di quanto lo sia stato suo padre? Black humour e umorismo tipicamente britannico sono le caratteristiche principali di Patrick Melrose, una miniserie dal ritmo veloce che fa quasi sembrare stessimo leggendo un libro e vedessimo sullo schermo ciò che immaginiamo associando le immagini alle parole con la nostra mente.

Una miniserie evento che gioca sul grande nome del suo protagonista – e sulla sua interpretazione – con accanto altri attori apprezzati e conosciuti come  Hugo Weaving e Jennifer Jason Leigh nei panni dei genitori (auto)distruttivi di Patrick. Tutti gli episodi, scritti da Nicholls, sono diretti da Edward Berger, regista tedesco dietro la macchina da presa tra le altre cose di Deutschland 83.

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