Il gioco ricomincia.

Lasciamo perdere per un secondo l’ottimo speciale natalizio dell’anno scorso, L’Abominevole Sposa. La quarta stagione di Sherlock ritorna a tre anni di distanza dal cliffangher che chiuse la terza stagione, quando Sherlock Holmes giustiziò il perfido Magnussen – il Napoleone del Crimine – e lasciò il paese.

Sono passati tre anni, okay? In tre anni – pieni zeppi di altre splendide serie tv – può capitare di dimenticarsi qualcosa. E se vi siete approcciati a questa quarta stagione di Sherlock facendo una bella maratona degli episodi precedenti, mi dispiace diversi che avete perso parecchio tempo utile … perché i primi ad essersi dimenticati degli avvenimenti del finale della terza stagione, sono stati gli autori della serie.

Nei primi dieci minuti de Le Sei Thatcher, infatti, assisteremo a come, con un gran colpo di spugna, Mycroft riuscirà a ripulire i peccati del fratello e permettere così a Sherlock di tornarsene al 221b di Baker Street per risolvere una spropositata valanga di casi buttati via con un montaggio veloce, durante il quale (a quanto pare, ve ne accorgerete se mandate la sequenza al rallentatore) Mary partorisce anche la figlia di John Watson.

Il resto dell’episodio invece prosegue con i celebri multipli casi interconnessi fra di loro, sui quali Sherlock Holmes farà luce a poco a poco, intervallati da alterchi, flashback e rivelazioni che, mano nella mano, ci porteranno dritti dritti verso un climax finale triste si, ma poco soddisfacente.

Quello che succede vede coinvolti Sherlock, Mary (poco), John (ancora meno), dei busti di Margaret Thatcher, un’assedio con ostaggi all’ambasciata britannica di Tbilisi, discorsi su mercanti che incontrano la Morte e parafrasi sulla predestinazione (che spoilerano il finale, se vogliamo), lavaggi al cervello, torture, qualche fotogramma di Moriarty sorridente, chiavette USB, acronimi ed ex spie a pagamento.

Manca la solita indagine appassionante che serve a coinvolgere il pubblico in uno show come questo, e il mistero verrà spiegato a Sherlock da uno dei personaggi direttamente interessati. E nell’epilogo, quando viene svelato il mastermind dietro questo sordido (ma confuso) piano malvagio, non c’è quella bella sensazione che ci fa esclamare “ahh, ecco …”.

In pratica ci viene solo detto ciò che non sapevamo, invece di farci capire ciò che fino a quel momento era stato davanti ai nostri occhi.

L’interludio della relazione extraconiugale di Watson (montato un po’ a caso verso la fine dell’episodio) è una nota completamente discordante in mezzo a tutto questo già di per se gran caos, ma immagino che troverà spiegazioni nei prossimi episodi (magari potrebbe far parte del piano di Moriarty), perché altrimenti non avrebbe alcuna ragione di esistere.

Sempre divertenti i dialoghi, con battute originalissime e spassosissime ogni volta azzeccate. Però ci si aspettava qualcosa di meglio per questo grande ritorno.

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