Agents of SHIELD – Recensione 4×01 – “The Ghost”

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Il debutto del nuovo Ghost Rider, il Team Coulson diviso, un’intelligenza artificiale e tante altre novità nella premiere della quarta stagione di Agents of SHIELD.

C’era molto attesa dietro il ritorno di Marvel’s Agents of SHIELD, molte le domande rimaste in sospeso dalla scorsa stagione, molte le novità annunciate durante l’estate e molta la curiosità sulla nuova collocazione all’interno del palinsesto televisivo americano.

La ABC ha deciso infatti di far slittare la serie in seconda serata, orario che rischia di penalizzare i già non ottimi ascolti ma che permette maggiore libertà creativa agli showrunner che hanno promesso una stagione più matura e “dark”.

E già dai primi minuti della premiere (andata in onda il 20 Settembre) si può vedere come il nuovo orario possa giovare sul lungo andare vista la scena che ha fatto da prologo all’episodio, una violenta aggressione da parte del Ghost Rider verso un gruppo di estremisti criminali.

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Il nuovo Ghost Rider (“nuovo”perché arrivato dopo i due deludenti film con protagonista Nicolas Cage ma anche perché ispirato alla più recente versione del character, pubblicato all’interno del rilancio Marvel NOW) era uno dei punti di maggiore interesse verso questa quarta stagione e le aspettative non sono state deluse.

La centralità del personaggio all’interno della trama fa ben sperare per una buona caratterizzazione dell’anti eroe (e non semplice guest star da tirare fuori come i precedenti Secret Warriors) che già in questo primo episodio si comincia a delineare.

Molto adatto sia il lato “oscuro” e fiammeggiante di Robbie Reyes che si dimostra in pieno controllo dei suoi poteri al contrario della versione cartacea e ottimo l’epilogo con l’entrata in scena del fratellino paraplegico che apre le porte ad una caratterizzazione diversa dal semplice vigilante/vendicatore, come invece viene dipinto per il resto della puntata.

Molto gradita anche la scelta di mostrare il Rider fin da subito invece di aspettare un episodio centrale o di far salire l’attesa allo spettatore come fatto in passato con Mr.Hide o Hive.

E tanto di cappello anche alla CGI, ovviamente non all’altezza dei grandi blockbuster ma perfettamente funzionanti ai fini della serie e in certi momenti anche vero punto d’orgoglio per gli effettisti speciali del piccolo schermo.

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Non solo teschi fiammeggianti però in questo primo episodio, le storie della squadra protagonista proseguono più intricate e  distanti che mai.

Lo SHIELD ora si ritrova in mano ad un nuovo direttore che utilizza metodi meno accomodanti di quelli di Coulson e più in linea con quella che dovrebbe essere una organizzazione governativa top secret (durante tutta la puntata il ritornello sarà sempre lo stesso, “classified”) supportato anche dagli Accordi di Sokovia.

Questo nuovo regime rivoluziona non poco le interazioni tra i protagonisti gettando le basi per futuri conflitti e difficili scelte personali.

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Coulson torna così a riprendersi l’appellativo di “Agente” (positivo o negativo che sia questo cambiamento è ancora da vedere) in coppia con il colosso Mac entrambi legati da un senso protettivo verso la fuggitiva Daisy “Quake” Johnson.

Come visto nel finale della scorsa stagione, Daisy si è data alla macchia fuggendo dallo SHIELD e tornando così ad uno status di fuorilegge, come prima di entrare nel team di Coulson.

Difficile capire fino a quando Quake rimarrà lontana da Coulson e co. certo è che al momento quello di Chloe Bennet risulta il personaggio più interessante, un character già molto sviluppato in passato nelle precedenti stagioni e che si arricchisce ulteriormente con questo suo nuovo status di outsider.

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Nuovi ruoli anche per il resto del team.

L’agente May viene messa a capo di una squadra speciale, un team d’èlite che in pochi minuti riesce a portare a termine una missione dove in passato il Team Coulson ci avrebbe impiegato un’intero episodio. Nonostante il ruolo azzeccato, May si trova molto scomoda con la nuova burocrazia dello SHIELD e i nuovi metodi di autorizzazioni e compartimentazione delle informazioni.

In particolare sembra avercela con l’agente Simmons, promossa a braccio destro del nuovo direttore, ruolo in cui si ritrova perfettamente a suo agio e che regalano molto più spazio al personaggio (ultimamente passato in secondo piano) ma che la metteranno in contrasto con alcuni dei suoi ex compagni di squadra.

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La storia tra Fitz/Simmons si trova ora ad una situazione stabile (dopo i continui balletti delle scorse stagioni) ma i rispettivi incarichi all’interno dello SHIELD sembrano destinati a separarli o comunque a mettere in difficoltà la loro relazione.

A mettere ulteriormente difficolta alla neo nata coppia ci pensa il dottor Radcliffe, l’euforico “scienziato pazzo” reclutato alla fine della scorsa stagione.

Radcliffe in gran segreto ha infatti portato avanti il progetto LMD (Life Model Decoy) costruendo alla sua assistente virtuale AIDA un copro perfettamente simile a quello umano e rendendo partecipe Fitz del progetto costringendolo così a mentire a Simmons e al nuovo direttore.

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Dopo Ghost Rider quello di AIDA sembra essere la storyline più interessante.

Il rischio è di cadere nel banale (l’IA si ribella diventando un nemico come successo recentemente con un certo Ultron) ma per ora le premesse sembrano essere molto solide.

AIDA non è stata costruita per essere un’arma o per scopi offensivi, bensì difensivi. Deve prevenire le minacce e salvaguardare le vite degli agenti come un guardiano, come uno scudo (“a shield” dirà lei stessa a Fitz). Questa caratteristica e l’azeccatissima interpretazione di Mallory Jansen (la Madalena della serie Galavant) rendono il personaggio molto interessante caricandolo di molte aspettative per i prossimi episodi.

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La quarta stagione di Agents of SHIELD apre col botto proponendo nuovi personaggi e nuove storie ricche di potenziale.

La squadra di Coulson si ritrova più divisa che mai e impreparata ai futuri problemi che dovranno affrontare, dal Ghost Rider ad AIDA passando per la misteriosa entità che si è impossessata dell’agente May.

La nuova collocazione oraria potrebbe essere un’impedimento per la serie, ma gli showrunner decidono di giocare d’anticipo proponendo una stagione più oscura e con una regia più dinamica nelle scene d’azione e più accurata nelle altre.

Siamo ben lontani dalle ambientazioni di Daredevil o Jessica Jones (orami metro di misura per i serial supereroistici), non tanto per la messa in scena (il sangue c’è, la violenza pure) quanto più per i temi trattati, la profondità di alcuni personaggi e la qualità creativa che solo serie come quelle Netflix (libere da censure e dai dati di rating) sono in grado di proporre.

La strada però sembra essere quella giusta per mettere su uno spettacolo più maturo e più accattivante in vista, si spera, di ascolti più benevoli e in preparazione di un ulteriore espansione dell’universo Marvel, il lato “mistico” che invaderà presto il grande schermo con il Doctor Strange, le serie Netflix con Iron Fist e che sta facendo ora il suo ingresso sul piccolo schermo con il nuovo Ghost Rider.

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