Dopo aver trovato la propria serenità lontano da Star City, Oliver Queen si trova costretto a tornare nella sua amata città per aiutare il resto del team ad affrontare Damien Darhk, un nuovo nemico dai poteri mistici intenzionato a distruggere Star City e il mondo intero.

Non è facile individuare le cause del declino di una serie fortunata e molto seguita come Arrow.

In un momento in cui i supereroi vanno alla grande sia al cinema che in televisione e dopo aver realizzato due ottime stagioni e aver catturato milioni di fan in tutto il mondo, gli showrunner sembrano aver deciso di concentrarsi più sui nuovi figli (The Flash, Legends of Tomorrow e Supergirl) lasciando all’arciere di smeraldo solo gli scarti e il poco tempo a disposizione.

Perché è dall’arrivo di Flash e l’espansione dell’universo televisivo DC che Arrow ha cominciato a perdere colpi con una terza stagione fiacca e confusa e priva di quel dinamismo che aveva caratterizzato le prime due.

Questa quarta stagione riesce a superare la terza in negativo presentando ancora una volta una storia troppo lunga e centellinata accostata da mini trame fin troppo sbrigative e mai veramente approfondite il tutto accompagnato da una caratterizzazione dei personaggi molto abbozzata e priva di giustificazioni.

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C’è da dire che non è proprio tutta colpa degli sceneggiatori. Con l’arrivo del velocista scarlatto e di numerosi altri supereroi come Firestorm e Atom (già presente nella scorsa stagione), delle avventure temporali de Legends of Tomorrow e di quelle extraterrestri di Supergirl, c’era la necessità di alzare la posta in gioco.

Oliver Queen e il suo team non potevano continuare con le solite scaramucce urbane, c’era bisogno di un pericolo più grande e di avversari più temibili. Ecco allora che entra in gioco Damien Darhk e il lato mistico dell’universo DC, un campo poco usato dai franchise supereroistici (escludendo Constantine, la cui serie potrebbe tornare in vita grazie proprio all CW) e che hanno pensato di poter sfruttare per le nuove avventure di Green Arrow.

Il misticismo però non sembra sposarsi bene con il mondo dell’arciere e Damine Darhk (nei fumetti personaggio di serie B se paragonato ai più famosi Deathstroke e Ra’s al Ghul) appare meno incisivo delle nemesi passate e le sue intenzioni risultano sempre più sconnesse e incoerenti episodio dopo episodio.

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Come se non bastasse il dover paragonarsi ai più fortunati colleghi, Arrow si è ritrovato anche con le gambe “segate” a causa di una discutibile politica interna della DC Entertainment. Esiste infatti una legge non scritta secondo cui un personaggio (o due versioni distinte di esso) non può apparire sia al cinema che in televisione.

Questo ha costretto gli sceneggiatori ad abbandonare i piani che avevano in serbo per l’agenzia ARGUS e per la Suicide Squad (che stando a indiscrezioni avrebbero avuto un’importante crescita all’interno della serie) e a forzare l’uscita di scena di personaggi come Amanda Waller, Deadshot, Katana, Capitan Boomerang e all’inspiegabile sparizione di Slade Wilson/Deathstroke, uno dei personaggi più amati dai fan della serie.

Quello che resta è una stagione piatta e poco delineata. Non povera di contenuti, le idee ci sono e anche buone, ma sono idee che non vengono mai sfruttate a dovere.

L’handicap di Felicity ad esempio viene gestita con superficialità risolvendosi con un sorriso in soli tre episodi e senza più farne parola in seguito, il mistero della lapide di inizio stagione si trascina goffamente per tutta la serie e dopo la grande rivelazione (e l’episodio lutto) si torna alla normalità, il ritorno di Roy Harper viene gestito coma la visita di un comprimario qualsiasi e non come il ritorno di uno dei protagonisti delle scorse stagioni, Thea e il suo ciclico e continuo percorso da antieroina, Malcom Merlyn e il uso balletto tra buoni e cattivi (Thea avrà preso da lui in quanto doppiogioco) per non parlare dei flashback sull’isola, il segno più caratteristico della serie, diventati dei meri riempitivi di scarso interesse ed elemento di disturbo in ogni singolo episodio.

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A confondere e incasinare ancora di più la stagione ci pensano quei fattori non necessari alla serie in se ma utili per franchise esterni. Arrow è diventato a poco a poco il trampolino di lancio per la “next big thing” dell’universo DC televisivo.

Dopo aver introdotto Barry Allen nella seconda stagione e Atom nella terza, quest’anno abbiamo avuto un mini arco narrativo per la resurrezione di Sara Lance (inutile per Arrow ma necessaria per Legends of Tomorrow), alcuni episodi sfruttati per il ritorno di Ray Palmer/Atom (anche questo inutile per l’arciere e anche questo finalizzato alla serie sulle Leggende), abbiamo un episodio con Constantine come guest star (fine a se stesso), un episodi in compagnia di Vixen (protagonista dell’omonima webserie animata e prossima protagonista di, tanto per cambiare, Legends of Tomorrow), abbiamo l’episodio crossover con The Flash (l’unico veramente sensato se non fosse collocato a caso in mezzo alla stagione).

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A condire il tutto ci si mette anche una pesante dose di fanservice, in particolare urta non poco la relazione tra Oliver e Felicity, un sincero legame di amicizia sfociato nella forzata relazione amorosa per far contenti i fan e le fantasie delle “shipper” che volevano a tutti i costi vedere i due personaggi coinvolti in una relazione sentimentale (e che gli sceneggiatori non sono riusciti a rendere in modo proficuo).

Per quanto possa sembrare banale, anche il lato più leggero e sentimentale della serie non è un fattore da prendere alla leggera, infatti nelle prime stagioni uno dei punti di forza era l’incasinata vita sentimentale di Oliver, tra tira e molla, triangoli a morosi, tradimenti ecc.
Ironicamente la serie faceva più ascolti quando Oliver e Felicity non stavano insieme di quanto non ne faccia ora.

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Pare che Arrow non riesca più a risollevarsi, dopo una deludente terza stagione i fan hanno assistito a una quarta ancora meno accurata e incasinata.

Trama debole, personaggi che fanno scelte confuse e cattivi non molto incisivi, anche le coreografie appaiono più svogliate e meno studiate del solito e si cerca anche di inserire a forza un lato comico che non sembra appartenere al personaggio.

Questa stagione e il continuo declino qualitativo della serie ha perfino spinto gli utenti di Reddit a cambiare il titolo del thread dedicato alla serie da “Arrow” a “Daredevil”.

Impossibile ovviamente fare il paragone tra le due serie (sia per strumenti che per piattaforme) ma questo è un chiaro segnale di come la The CW stia perdendo fan e “rovinando” quella che era una delle più promettenti serie supereroistiche.

Si spera che con la quinta stagione (cruciale per l’arco narrativo ambientato sull’isola) gli showrunner tornino a concentrarsi sul loro primo genito e si facciano perdonare le ultime due stagioni aggiustando un po’ il tiro, magari sfruttando quel Flashpoint che aprirà la terza stagione del velocista scarlatto…

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