Un ritorno nello stile della prima stagione che intrattiene, sorprende e continua la dualità del telefilm.

La dualità di Cloak and Dagger, la serie Marvel young adult di Freeform, in onda in Italia in contemporanea Usa su Amazon Prime Video, continua anche nella seconda stagione la cui doppia premiere riparte da otto mesi dopo dove avevamo lasciato i protagonisti, con tutte le conseguenze di aver sventato l’Apocalisse, almeno per il momento.

Da un lato abbiamo Tyrone (Aubrey Joseph), ora recluso nella Chiesa dove abitava prima Tandy, che vive esercitandosi sul suo potere e spiando i genitori e l’ex fidanzata Evita per sapere come stanno loro ma senza fargli sapere dov’è e come sta lui per paura che finiscano implicati anche loro nel presunto omicidio del poliziotto. Parallelamente tenta di usare i suoi poteri per fare del bene contro la criminalità organizzata, ma pestando involontariamente i piedi alla detective O’Reilly e in un certo senso anche a se stesso.

Dall’altro abbiamo Tandy (Olivia Holt) che è tornata a vivere con la madre Melissa e che sembra aver raggiunto la pace ora che la Roxxon ha pagato per la morte del padre, anche se deve fare i conti con l’aver scoperto che era tutt’altro il marito amorevole che ricordava. Anche lei sta imparando a controllare meglio il proprio potere che vedrà addirittura un’evoluzione, sotto forma di controllo della luce.

Ovviamente, come da copione, entrambi hanno delle questioni irrisolte che hanno delle conseguenze sui loro poteri. I due sembrano essersi scambiati i ruoli in questo inizio di stagione: ora è Tyrone l’outsider e Tandy quella che cerca di vivere circondata da amore e persone, principalmente la madre Melissa, con cui cerca di ricostruire un rapporto e con cui va a degli incontri di gruppo.

C’è però un terzo lato della medaglia, che si fa strada soprattutto nel secondo episodio, costruito ad arte su tre piani narrativi.  La detective Brigid O’Reilly (Emma Lahana), che era riemersa dalle acque inquinate con chissà quali conseguenze nel finale della prima stagione, ora deve affrontarle.

La dualità che ha sempre caratterizzato questa serie, per incentrarsi su due persone con abilità speciali e non su un gruppo o ancora su un singolo affiancato da un team, continua anche in questi primi nuovi episodi, anche nei raccordi del montaggio, per costruire un percorso che segue parallelamente, intrecciandole continuamente, le vite di questi due giovani molto speciali.

E’ così che nel secondo episodio, complice un incontro fra gang con il quale Tyrone vorrebbe aggiustare le cose ma che ovviamente finisce malissimo, diviene il pretesto per mostrare i tre punti di vista e giocare con flashback e flashforward per mostrare l’arrivo al punto di svolta narrativo: Brigid ora può sdoppiarsi, o meglio c’è un’altra “versione” di lei che può uscire e compiere azioni in suo nome. La dualità nella dualità quindi, per la quale dobbiamo aspettarci parecchie complicazioni e che probabilmente è la causa stessa del massacro avvenuto a quel fatidico incontro nel ristorante: vittima e carnefice insieme. Non mancano i riferimenti al voodoo e alle differenze razziali visti anche nella prima stagione in questa doppia premiere. La diversità è ciò che contraddistingue i due protagonisti del resto e al tempo stesso ciò che li rende complementari l’uno per l’altra, come jin e yang. E il cui rapporto cresce, senza per questo diventare per forza sentimentale. Almeno per ora.

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