Un prologo forse eccessivamente lungo per una serie che ha grande qualità ma manca di cuore. Non ha la fluidità di Boardwalk Empire ma nemmeno i difetti di Vynil.

Dopo lunga attesa, HBO ha rilasciato il pre-air della sua nuova grande produzione autunnale, The Deuce, e noi siamo qui pronti a commentarlo. Un’attesa lunga tanto quanto l’episodio pilota che apre le danze, forse troppo.

Le premesse erano tutte ottime: non solo parliamo di HBO, che produttivamente parlando raramente sbaglia (qualcuno ha detto Vynil?), ma prometteva molto bene anche la storia: un period drama ambientato nel mondo dell’industria del porno e della prostituzione nella Manhattan degli anni ’70, lo stesso mondo in cui Paul Thomas Anderson ha ambientato Boogie Nights. La scrittura era nelle mani di David Simon e George Pelecanos, le menti dietro The Wire (considerata dalla critica la migliore serie tv di sempre).

Ma veniamo all’episodio in sè. La scrittura e la regia (affidata a Michelle Maclaren, che ha diretto alcuni degli episodi migliori di Westworld, Game of Thrones e Breaking Bad) giocano a mostrare le vite dei protagonisti separatamente, facendo capire che le loro strade si congiungeranno presto.

C’è James Franco, che à là Ewan McGregor in Fargo fa un doppio ruolo, quello dei gemelli Vincent e Frankie Martino: uno padre di famiglia con problemi coniugali e finanziari, l’altro spiantato scommettitore incallito. In realtà i due si dimostrano presto più simili di quanto si creda inizialmente, dato che sono entrambi invischiati con la mafia italo-americana di Times Square e che Vinnie tradisce ripetutamente la moglie con la fauna femminile che si aggira nei bar dove lavora.

Se da un lato ci viene presentato un uomo che fa tre lavori per mantenere la propria famiglia (ha anche due figli piccoli), dall’altro lato della strada c’è Candy (Maggie Gyllenhaal) una prostituta che lavora per se stessa, dovendo affrontare tutte le difficoltà che questo comporta, non volendo essere al soldo di nessun pappone. Risoluta, organizzata, indipendente e dal grande spirito imprenditoriale, ha un figlio, che sta dalla madre, e mantiene entrambi faticosamente col proprio lavoro.

 

Infine ci sono una studentessa (Margarita Levieva), molto più intelligente di quanto voglia dare a vedere, e Lori (Emily Meade), una giovane ragazza venuta dalla provincia in cerca di fortuna, che si troverà ovviamente invischiata nel mondo della prostituzione.

Il titolo della serie tv deriva dal nome della 42esima strada a Manhattan, situata tra la settima e l’ottava Avenue, sede della concentrazione di prostitute per tutti i gusti all’epoca. La fotografia del telefilm gioca con le luci e le ombre dei neon, dipingendo con colori caldi un sottobosco metropolitano (in realtà non poi così nascosto) che fa emergere la promiscuità e dissolutezza di quel periodo, la ricerca di libertà sessuale e individuale, e allo stesso tempo la disperata ricerca di un modo per guadagnarsi da vivere sfruttando questo bisogno.

L’episodio pilota scorre, ed è interessante seguire le vite di questi personaggi però accadono troppi pochi eventi se commisurati alla durata di un’ora e mezza. E’ chiaro però l’intento di sfruttare il doppio ruolo di Franco: dato che i due fratelli non sono propriamente in conflitto, probabilmente si scambieranno spesso le identità per sopravvivere alla mafia e ai debiti di gioco di Frankie, cosa che potrebbero aver già fatto in passato per quanto ne sappiamo.

In tema di serie storiche targate HBO, se Vynil era troppo cinematografica e Boardwalk Empire da subito stabiliva una propria identità, The Deuce si colloca a metà strada, presentando con il pilot un lungo prologo a ciò che verrà, ed è lì che le cose si faranno sicuramente interessanti, bisognerà solo avere la costanza e la pazienza di arrivarci.

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