La collana Historica di Mondadori Comics di solito propone materiale di area bd ma non disdegna di pubblicare fumetti di diversa provenienza, sempre, comunque, caratterizzati da ambientazioni storiche. Rebels rientra nel discorso. Si tratta di una serie della Dark Horse scritta da Brian Wood, l’acclamato sceneggiatore di DMZ, Northlanders e altre opere apprezzate dai fan dei comics a stelle e strisce.

Il comic-book è incentrato sulla guerra di indipendenza americana e strutturato in cicli narrativi con protagonisti diversi, tutti impegnati nel conflitto che porterà alla nascita degli Stati Uniti d’America. Anche se non mancano i personaggi storici, Wood in genere si concentra sugli uomini comuni, gli individui che hanno davvero giocato un ruolo cruciale nella guerra per poi essere ignorati. In pratica, gli attori e le vittime di eventi spesso più grandi di loro.

In questo terzo volume di Rebels, tuttavia, Wood propone storie autoconclusive che si inseriscono, in ogni caso, nel contesto narrativo finora delineato. E questi episodi presentano parecchi spunti di riflessione. Il libro si apre con la vicenda drammatica di una donna, Sarah, moglie di un sergente dell’esercito del generale Washington. Ciò dà a Wood l’opportunità di evidenziare il ruolo delle donne nel contesto bellico che non è stato certo di poco conto. Sarah, almeno in principio, si è impegnata nelle consuete mansioni femminili ma le circostanze la costringono a occuparsi della ricarica dei cannoni. Si dimostra abile ma alla fine della guerra il governo non le riconoscerà alcun merito.

In questo modo Wood denuncia l’atteggiamento patriarcale e discriminatorio di una nazione che nega il valore delle donne. Wood scrive testi e dialoghi intensi e si avvale dell’estro grafico di Matthew Woodson che concepisce tavole impreziosite da uno stile fluido, elegante e pulito, ricco di dettagli. Si procede poi con la vicenda di una meticcia, Silence, che finisce nei guai per colpa del suo sostegno alla causa rivoluzionaria.

Silence è istruita, coraggiosa, capace di creare volantini e manifesti di grande efficacia comunicativa e di gestire da sola una tipografia. Perciò è considerata un’aliena dalla società razzista dell’epoca e anche in questo caso Wood ne approfitta per analizzare il ruolo subalterno della donna in un paese che si definisce democratico e il problema delle discriminazioni razziali. Il tratto sporco, graffiante, contrassegnato da preziosi chiaroscuri di Ariela Kristantina valorizza lo script, rendendolo incisivo.

Wood ci narra pure la storia di Clayton, combattente afroamericano che però si dimostrerà inaffidabile e infido, essendo una spia al servizio di Re Giorgio. L’autore si dimostra originale, allontanandosi dal cliché che presenta il ‘povero nero’ in una luce sempre positiva. La tragedia della guerra non risparmia nessuno e tira spesso fuori il peggio delle persone, indipendentemente dal colore della pelle. Questo è l’amaro messaggio di Wood, espresso in un’avventura illustrata dal bravissimo penciler regolare di Rebels, l’ottimo Andrea Mutti che propone il suo consueto stile elegante e dinamico.

Mutti disegna inoltre il capitolo riguardante un giovane indiano. In tale contesto, Wood si occupa del contrasto tra americani e pellerossa e anche stavolta si occupa del razzismo e delle discriminazioni, con profondità e maturità. Il volume si chiude con la drammatica storia di un ex galeotto britannico costretto a combattere una guerra in cui non crede. Wood affronta, quindi, il dramma dei soldati coatti, un dettaglio che la storia ufficiale e propagandistica sovente ha cercato di ignorare. I disegni sono dell’efficace Tristan Jones, penciler dal tratto volutamente grezzo ma espressivo.

Per concludere, si può dire che pure questo terzo capitolo di Rebels è da tenere d’occhio e ha il merito di proporre storie di indiscutibile qualità testuale e visiva. Da provare.

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