Go Nagai Robot

Marvel censura Mark Waid su Marvel Comics #1000

Nuova manifestazione di apoliticità da Marvel.

Non è un segreto che la Marvel sia stata recentemente criticata da parte del pubblico per mantenere una cosiddetta posizione “apolitica” sui suoi contenuti, nonostante nella sua storia leggendaria si sia invece spesso schierata. Recentemente Art Spiegelman, autore di Maus – il graphic novel degli anni ’80 sull’Olocausto – è stato invitato dalla Marvel a rimuovere il suo riferimento a Donald Trump come “il teschio arancione” nella sua introduzione a Marvel: The Golden Age 1939-1949 (il saggio è stato poi pubblicato nella versione originaria da The Guardian).

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Ma ora un nuovo “caso” sembra affacciarsi all’orizzonte: su Marvel Comics n. 1000, numero anniversario, doveva fare capolino  un saggio sull’America di Mark Waid. Con lo scopo di illustrare il peso del personaggio di Cap, uno degli eroi più iconici dell’America del 1944, il saggio di Waid doveva sottolineare l’importanza dell’eroe contenendo tuttavia critiche sullo stato dell’America come la conosciamo ora.

Il testo iniziale era questo:

Mi è stato chiesto come è possibile amare un Paese che è profondamente imperfetto.

A volte è difficile. Non solo il sistema. Abbiamo trattato alcuni dei nostri in modo abominevole.

Peggio ancora, abbiamo perpetuato il mito secondo cui ogni americano può diventare qualsiasi cosa, può ottenere qualsiasi cosa, attraverso la pura forza di volontà. E questo non è sempre vero. Questa non è la terra delle opportunità per tutti. Gli ideali americani non sono sempre condivisi equamente.

Eppure senza di loro non abbiamo nulla.

Con niente, il cinismo diventa realtà. Con niente, sia per i privilegiati che per quelli che non lo sono, il nostro modo di vivere cessa di esistere. Dobbiamo sempre ricordare che l’americano, per quanto imperfetto, ha qualcosa. Ha ideali che gli danno una struttura.

Quando la struttura funziona, otteniamo scuole. Otteniamo strade e ospedali. Abbiamo una rete di sicurezza sociale. Ancora più importante, quando abbiamo una struttura, abbiamo una base su cui ricostruire il sogno americano: quella pari opportunità può essere disponibile per tutti.

I sistemi americani sono difettosi, ma sono il nostro unico meccanismo con cui porre rimedio alla disuguaglianza su una scala significativa. Sì, è un lavoro duro e sanguinante. Ma la storia ci ha mostrato che possiamo, a poco a poco, sistemare quel sistema quando un numero sufficiente di noi si arrabbia. Quando abbastanza di noi scendono in strada e costringono quelli al potere ad ascoltare. Quando abbastanza di noi chiedono la rivoluzione e dicono: “L’ingiustizia non resisterà”.

Questo è ciò che puoi amare dell’America“.

Purtroppo la Marvel ha visto il saggio come troppo politico, nonostante esprima una idea che è anche probabilmente condivisa; così il saggio di Waid è stato modificato per essere molto più neutrale nella versione finale pubblicata su Marvel Comics #1000, che arriverà domani sugli scaffali. Waid ora dice:

Le maschere sono progettate per nascondere le cose. Alcuni eroi li indossano per proteggere le loro vere identità in modo da proteggere i loro cari dalle ritorsioni.

Ho un motivo diverso. Indosso il mio per ricordare alle persone che Captain America non è un uomo. È un’idea.

È un impegno combattere ogni giorno per la giustizia, l’accettazione e l’uguaglianza e per i diritti di tutti in questa nazione. Al suo meglio, questo è un buon paese pieno di persone che riconoscono che quelli – e non l’odio, non il bigottismo, non l’esclusione – sono i valori del vero patriottismo.

Molti altri hanno avuto occasione di indossare questo costume e portare questo scudo nel corso degli anni. Ho fiducia che qualcun altro continuerà quella tradizione molto tempo dopo che me ne sarò andato. Forse sarà il tuo vicino. Forse sei tu. Non sono il primo a rappresentare quei valori. Non sarò l’ultimo“.

Vi è un chiaro cambiamento nelle intenzioni dei due saggi: il primo si richiama alla realtà, per quanto triste possa essere; l’altro pone l’accento sul personaggio e sull’idea di proteggere le persone dal loro vero io.

Questo cambio di direzione forse si collegherà anche al fatto che il CEO della Marvel, Ike Perlmutter, è un caro amico di Donald Trump oltre che un suo grande donatore; ma in realtà denota un cambio di rotta a più ampio respiro, che mira a depoliticizzare anche un argomento neutro come può essere il sogno americano (ed il personaggio dei fumetti che più lo rappresenta).

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